La rivoluzione di Gutenberg (e non c’entrano i caratteri mobili)
Nel chiacchiericcio di qualche sera, una volta è spuntata una storia su Pistoia. A raccontarla, con accento pericolosamente dantesco, una voce fiorentina. Ha detto che la chiamavano tutti “Tristoia”, diversamente non si poteva fare, visto che aveva la nomea di città più annoiata (e non solo) della Toscana.
Di Miryam Scandola
Poi il miracolo: iniziano a germogliare librerie, crescono localini, piccoli avamposti culturali come le biblioteche diventano i luoghi dove si trascorre la domenica in famiglia. «I centri commerciali? Svuotati», spiegava questo toscano prestato in maniera intermittente a Verona, dipingendo un quadro a pennellate, forse, idilliache ma non lontano dalla verità visto che l’anno scorso Pistoia è stata Capitale italiana della Cultura, sotto lo sguardo (assai) stupito di Firenze. Tornando a noi e al nostro territorio: il Comune di Sona, senza saperlo, sta percorrendo un sentiero simile.
Concerti, art sharing, fumetti, serate di briscola, una sequela di eventi a sfondo sociale e culturale: tutto si svolge rigorosamente in quel luogo nato per essere riempito; la biblioteca. Scorrendo la pagina Facebook dedicata allo spazio arriva immediata la freschezza dei giovani volontari che lo rendono vivo, online e offline, dal marzo 2016 grazie al rivoluzionario progetto che è già pronto per farsi modello. Prende, non a caso, il nome di Gutenberg l’iniziativa di cittadinanza attiva pensata per i giovani del Comune di Sona. E proprio lo sguardo serio dell’inventore della stampa a caratteri mobili sta lì, al centro della facciata appena ristrutturata e inaugurata della biblioteca. Non solo un omaggio di pietra all’uomo che, in fin dei conti, ha permesso i libri ma un invito. Quello di permettere alla cultura di svolgere il suo compito più intimo: essere un soffio che si diffonde.
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