Scontro sulla mappatura dei nei: i Comitati accusano la Regione, Palazzo Balbi replica
Redazione
Si è acceso un dibattito in Veneto sulla mappatura dei nei, dopo che i Comitati veronesi per la difesa della sanità pubblica hanno denunciato la sua eliminazione dalle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale.
Secondo i Comitati, la decisione «trasforma un diritto in un privilegio per pochi», costringendo i cittadini a pagare di tasca propria circa 150 euro ogni uno-due anni per un esame che definiscono «fondamentale per la diagnosi precoce del melanoma, un tumore in aumento anche tra la popolazione giovane». Una scelta che, a loro giudizio, rappresenta «un taglio alla prevenzione» e un modo per «svuotare le liste d’attesa senza migliorare realmente l’accesso alle cure».
I rappresentanti dei Comitati sottolineano inoltre come i tempi di attesa per le visite dermatologiche siano già molto lunghi, con punte oltre i quattro mesi in alcune ULSS, e che la mancanza della mappatura nel pubblico rischi di accentuare le disuguaglianze: «Chi potrà permetterselo pagherà il privato, chi non potrà rischierà di non fare controlli, con gravi conseguenze sulla salute pubblica». Da qui la richiesta alla Regione di ripristinare la prestazione almeno per i soggetti a rischio, avviare un dialogo con i medici di base sui criteri di appropriatezza e investire di più nella prevenzione dermatologica.
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La replica della Regione Veneto è arrivata il giorno successivo. Palazzo Balbi ha precisato che «non vi è stata alcuna riduzione nell’offerta di visite dermatologiche e di controlli per i pazienti con sospette lesioni pigmentate», che continuano a essere garantiti in tutte le strutture pubbliche. La novità, spiegano, deriva dall’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario nazionale dei Livelli essenziali di assistenza (LEA): «La cosiddetta mappatura sistematica dei nei non è più prevista come prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale. Non si tratta di una scelta regionale, bensì di un aggiornamento stabilito a livello nazionale».
La Regione cita inoltre le evidenze scientifiche a supporto della decisione, ricordando che la comunità dermatologica internazionale e le linee guida europee non hanno dimostrato l’efficacia dello screening sistematico dei nei nella riduzione dei melanomi invasivi né della mortalità. Diverso, invece, il discorso per le visite mirate: il cittadino con un nevo sospetto può rivolgersi al proprio medico di base, che – se necessario – prescriverà una visita dermatologica in regime pubblico.
La Regione conclude ribadendo che la prevenzione «resta fondamentale», ma che deve basarsi su percorsi appropriati e scientificamente validati, e invita a un’informazione «chiara, corretta e basata sulle evidenze, così da evitare allarmismi e mantenere il rapporto di fiducia con il sistema sanitario pubblico».
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