Verona accoglie due bambini feriti di Gaza
Redazione
Sono arrivati ieri notte all’aeroporto di Linate altri due bambini palestinesi provenienti dalle zone di guerra di Gaza. Alle prime luci dell’alba sono stati accolti all’ospedale di Borgo Trento. Il primo accesso è stato al Pronto soccorso pediatrico Aoui, diretto dal dottor Pierantonio Santuz, dove sono arrivati con le due ambulanze organizzate dal Suem 118 diretto da Adriano Valerio, a bordo oltre ai piccoli pazienti anche due autisti, due infermieri e un medico. Inoltre, con altri mezzi aziendali, Aoui ha provveduto al trasporto delle famiglie dei due piccoli pazienti. In totale sono arrivate a Verona undici persone.
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Le condizioni cliniche
Il primo bambino, maschio di 15 anni anni è stato ricoverato in Pediatria C, diretta dal prof Giorgio Piacentini, ma è seguito dalla Chirurgia pediatrica del prof Luca Giacomello. Ha già avuto le prime valutazioni per importanti lesioni diffuse da scoppio, al suo arrivo presenta già l’amputazione fino al ginocchio della gamba sinistra e di quattro dita della mano sinistra, ha anche un fissatore per la frattura del femore sinistro.
Il secondo paziente è una bambina di 8 anni affetta da idrocefalo, una malformazione cerebrale congenita che comporta l’accumulo di liquido cerebrospinale. Soffre di crisi epilettiche ma nell’ultimo periodo aveva sospeso le terapie. È ricoverata in Neuropsichiatria infantile, diretta dalla prof.ssa Francesca Darra.
Callisto Marco Bravi, direttore generale Aoui: «Oggi, con grande emozione e senso di responsabilità, accogliamo altri due bambini provenienti da Gaza, vittime della drammatica escalation di violenza che ha colpito la loro terra. La nostra struttura si fa carico di un impegno straordinario, offrendo loro le cure necessarie presso la nostra Chirurgia pediatrica multispecialistica e il reparto di Neuropsichiatria Infantile aree in cui eccellenza, professionalità e umanità si fondono per garantire la miglior assistenza possibile. Questo gesto rappresenta non solo la risposta concreta alla gravità della situazione, ma anche il segno tangibile dell’importanza della catena umanitaria, che si attiva in questi momenti di straordinaria sofferenza. In tempi di guerra, dove le tragedie si moltiplicano e le risorse sono limitate, la solidarietà e la cooperazione internazionale sono fondamentali. Un ringraziamento va a tutti i professionisti che, con dedizione e competenza, stanno già lavorando per restituire ai bambini la speranza e la salute. L’accoglienza di questi piccoli pazienti è un impegno che ci onora, ma al tempo stesso ci rende più consapevoli dell’importanza di lavorare insieme, come comunità globale, per alleviare il dolore e promuovere la pace».
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Adriano Valerio, direttore Suem 118: «Con l’esperienza maturata in giugno, l’organizzazione di questo secondo arrivo è stata ancora più semplice. L’unica incognita resta sempre l’orario di arrivo che varia nel corso delle operazioni. I nostri equipaggi delle due ambulanze infermierizzate sono ben formati e per i pazienti destinati in Aoui non ci sono state emergenze durante il trasporto, anche se in via precauzionale ho disposto anche la presenza di un medico. Tutto è andato bene e adesso i due bambini sono al sicuro nel nostro ospedale».
Pierantonio Santuz, direttore PS pediatrico: «Stanotte era di turno la dottoressa Federica Minniti che ha fatto l’accettazione dei bambini. Come Pronto soccorso il nostro obiettivo era di verificare se c’erano condizioni urgenti su cui intervenire. Al controllo delle funzioni vitali i pazienti sono risultati vigili e reattivi, anche dal punto di vista nutrizionale sono leggermente sottopeso ma non denutriti come i primi due arrivati a giugno. I bambini erano anche tranquilli sempre accompagnati dalle mamme, verso le 9 sono stati ricoverati nei rispettivi reparti per le valutazioni specifiche. Dal punto di vista clinico per noi non ci sono state urgenze su cui intervenire».
Luca Giacomello, direttore Chirurgia pediatrica: «Il ragazzino quindicenne è stato accolto in reparto questa mattina. Ha esiti di una lesione da scoppio di bomba, avvenuta lo scorso maggio, per cui ha perso la gamba sinistra sotto al ginocchio, quattro dita della mano sinistra, presenta lesioni genitali che correggeremo chirurgicamente, oltre a ustioni e schegge a torace e addome. È in buone condizioni generali, anche dal punto di vista nutrizionale. Tutte le lesioni sono ormai stabilizzate. In mattinata ha già effettuato le consulenze con ortopedici, chirurghi della mano, chirurghi plastici e chirurghi pediatrici. È certamente candidato alla protesi di gamba e mano, così da restituirgli la capacità prensile sulla sinistra e migliorare la qualità di vita. È destrimane, per cui avendo lesioni a mano e gamba dello stesso lato, questo programma di riabilitazione protesica gli eviterebbe notevoli limitazioni funzionali. Ci ha colpito molto la sua educazione: è qui con la mamma e il fratellino. Purtroppo, nella seconda esplosione a cui è sopravvissuto a luglio, ha perso due fratellini».
Francesca Darra, direttore Neuropsichiatria infantile: «La bambina arrivata in reparto questa mattina ha un quadro neurologico complesso dovuto a un problema congenito aggravato da epilessia farmaco-resistente. È attualmente in fase di valutazione. Presenta una condizione di magrezza legata alla difficoltà di reperire cibo, e dovuta anche a problemi di deglutizione e masticazione, per cui necessita di una nutrizione adeguata. Ha inoltre alcune lesioni cutanee, probabilmente correlate a problematiche infettive. Complessivamente la situazione generale è discreta, ma sono in corso accertamenti e cure del caso».
Luca Zaia: «Di fronte alla tragedia il Veneto accoglie chi ha bisogno di cure senza alcuna distinzione»
Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta: «Accogliamo questi ragazzi feriti affinché presso le nostre strutture sanitarie possano avere cure adeguate Lo facciamo tendendo una mano con quello spirito di solidarietà che i Veneti hanno sempre saputo dimostrare. Di fronte alla tragedia la nostra regione è sempre pronta ad accogliere chi ha bisogno e garantirgli l’assistenza più adatta senza distinzioni, indipendentemente dalla provenienza o lo schieramento».
«Sono in contatto con le direzioni e i sanitari per tenermi al corrente delle degenze dei giovani ospiti – conclude il presidente Zaia -. Dai nostri professionisti avranno tutte le cure necessarie e le più adatte alla situazione. Sono consapevole che ogni sforzo non sarà sufficiente a far superare lo strazio del dramma da cui provengono ma sono certo che oltre alle cure fisiche per le ferite causate dalla guerra possiamo trasmettere anche un filo di speranza nelle loro vite segnate dalla devastazione».
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