Sanità, Cgil e Uil contro la pre-intesa sul contratto: «Smacco per 9mila lavoratori veronesi»

Redazione

| 10/07/2025
Fp Cgil Verona e Uil Fpl criticano la pre-intesa sul contratto Sanità: «Smacco per 9mila lavoratori veronesi, nessun recupero dell’inflazione e condizioni peggiorative».

Come riportano i sindacati Fp Cgil Verona e Uil Fpl, la sigla della pre-intesa per il rinnovo del contratto nazionale della Sanità del 18 giugno 2025 – promossa da Cisl e altre sigle senza l’avallo di Cgil e Uil – rappresenterebbe «uno smacco e un’umiliazione per i circa 9mila dipendenti veronesi dell’Ulss 9 e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona». Secondo i due sindacati, si tratterebbe di «una pagina buia per la contrattazione e per il Sindacato italiano che si verifica nelle immediate vicinanze dell’entrata nel (sotto)governo dell’ex segretario generale nazionale della Cisl Luigi Sbarra».

LEGGI LE ULTIME NEWS

I sindacati denunciano una rottura dell’unità sindacale e si chiedono: «Che cosa resta dell’unità sindacale, se uno dei grandi soggetti sindacali antepone la fedeltà al governo agli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori?».

Cgil e Uil spiegano che la loro posizione puntava a «tenere fermo il punto: il pieno recupero dell’inflazione cumulata nel triennio, che ammonta al 17%». Ma, proseguono, «il recupero di un 6% scarso (5,78%) riportato nel documento, rappresenta un taglio annuo netto in busta paga di 2.450 euro per i professionisti della Salute e Funzionari (infermieri, tecnici sanitari, fisioterapisti); di 2.200 euro per l’Area degli Assistenti (amministrativi) e di 2.028 euro per l’area degli Operatori (Operatori Socio Sanitari), di fatto si sta svendendo il Sistema Sanitario Pubblico. Auspichiamo che la sigla definitiva, attesa entro la fine dell’anno, non avvenga».

LEGGI ANCHE: Ospedale Borgo Trento, sportello unico per accettazione, ticket e prenotazioni

I sindacati sottolineano che «dopo anni che parliamo delle condizioni inaccettabili di medici, infermieri, oss (ce li ricordiamo, “i nostri angeli”?) ci ritroviamo con un contratto nazionale che non recupera l’inflazione; non mette nulla sulla contrattazione decentrata, Dep (differenziali economici di professionalità, in pratica le progressioni economiche) e gli sviluppi di carriera. Non affronta il tema dei carichi di lavoro e non tocca le indennità per festivo, notturno e reperibilità ferme da 20 anni».

Tra gli esempi forniti: «Pronta disponibilità ferma a 1,80 euro/ora; festivo fermo a 2,55 euro/ora; notturno fermo a 4,00 euro/ora; emergenza-urgenza, malattie infettive e terapia intensiva fermi a 5,00 euro/ora».

LEGGI ANCHE: La “Pompei” di Verona allo Stato: nuova vita per l’ex cinema Astra

Secondo Fp Cgil e Uil Fpl, il nuovo contratto «è pure peggiorativo a livello normativo in quanto fornisce alle aziende sanitarie la possibilità di incrementare, in contrattazione decentrata, da sette a nove i turni mensili di reperibilità in periodo estivo, e di fissare le ferie residue su base volontaria ad ore anziché a giorni, una soluzione demenziale perché non si dà la possibilità di recuperare sul piano psicofisico a dei professionisti costretti a portarsi il lavoro in testa tutti i giorni, viste le enormi responsabilità a cui sono sottoposti».

Un altro punto critico riguarda la creazione di una nuova figura professionale: «Verrà creata una figura ibrida come l’assistente infermiere per limitare la spesa del personale infermieristico, riducendo di fatto la qualità dell’assistenza a livello ospedaliero. Questa nuova figura di “interesse sanitario”, secondo la nuova intesa, verrebbe creata con un “corsetto” di 500 ore circa, attribuendo competenze e responsabilità per nulla chiare. In pratica è il ritorno del vecchio infermiere generico. Bastava invece, secondo noi, quanto già stabilito dal Ccnl in vigore dando gambe alla figura dell’operatore Socio Sanitario Senior, con relativo riconoscimento economico».

LEGGI LE ULTIME NEWS

«L’antifona è chiara: guadagni poco? Lavora di più; infatti l’intesa prevede prestazioni aggiuntive per i sanitari e straordinari detassati solo per il personale sanitario, in aggiunta all’orario contrattuale. Ma lavoratrici e lavoratori sono già al limite della sopportazione, questa è una soluzione impraticabile e non è certo la soluzione per evitare il fenomeno delle dimissioni inattese e migrazioni in altri paesi europei, dove ricordiamo un infermiere guadagna mediamente il 30% in più», concludono.

Infine, i sindacati esprimono preoccupazione per il futuro della professione: «Come possiamo pensare, in queste condizioni, che un bonus di tremila euro sulla borsa di studio sia sufficiente ad attrarre i giovani alla professione e recuperare il gap con i circa 65mila infermieri mancanti a livello nazionale?».

Le notizie del giorno, ogni sera, gratis, come vuoi. Clicca qui 👇

Condividi ora!