Medici di base nel Veronese, ancora 339 posti scoperti: «La sanità è la vera emergenza»
Redazione
Secondo i dati resi noti dallo Spi Cgil di Verona, a fronte di 354 incarichi vacanti rilevati all’inizio di aprile, alla chiusura del bando per medici di base (13 maggio) erano pervenute appena 35 domande; dopo le convocazioni del 28 maggio, i medici che hanno effettivamente preso servizio sono risultati 15. Il quadro aggiornato al 10 giugno 2025 registra quindi 339 sedi ancora scoperte.
Nel dettaglio restano vacanti:
- 106 incarichi nel Distretto 1 (capoluogo, prima cintura e Lessinia, -8 rispetto all’avvio della procedura);
- 63 nel Distretto 2 dell’Est veronese (-3);
- 67 nel Distretto 3 della Pianura (-2);
- 103 nel Distretto 4 del Lago (-2).
Tra i nuovi ingressi figurano:
- un medico già titolare che ha ottenuto il trasferimento (sei le domande di questo tipo),
- due professionisti inseriti in graduatoria regionale (su sei totali, quattro hanno rinunciato),
- un diplomato che ha accettato l’incarico,
- 11 corsisti (su 22 in graduatoria): nello specifico, uno del terzo anno, cinque del secondo e cinque del primo. Hanno rinunciato un corsista del terzo anno, cinque del secondo e cinque del primo.
«Questi dati dimostrano due cose – dichiara il segretario generale dello Spi Cgil Verona Adriano Filice – la prima, è che nemmeno il nuovo sistema del medico di ruolo unico sia sufficiente a risalire la china dei disagi e delle difficoltà riscontrate dai cittadini e dalle cittadine. In particolare per gli anziani è sempre più complicato trovare un medico non solo libero ma anche nelle condizioni di dedicare loro il tempo e le attenzioni necessarie. A ciò si aggiungono le enormi difficoltà a prenotare visite ed esami presso le strutture pubbliche di cui anziane e anziani hanno di bisogno, col risultato di spingere molte di queste persone a rivolgersi al privato (qualora sia alla portata del proprio portafogli) o, sempre più spesso, a rinunciare alle cure».
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«Il secondo ordine di considerazioni – aggiunge Filice – è che la condizione di estrema insufficienza della sanità territoriale deve portare a pensare a soluzioni più incisive. Deve essere assoluta priorità della Regione e del Governo la valorizzazione della Medicina Generale, trasformandola in una specializzazione universitaria vera e propria. Bisogna ripensare l’organizzazione degli ambulatori riprendendo lo sviluppo della medicina di gruppo integrata, clamorosamente abbandonata dalla Regione Veneto attorno al 2018 dopo i soliti annunci roboanti. È necessario avviare al più presto le Case di Comunità. Ribadiamo, infine, che di fronte al mancato funzionamento della medicina convenzionata non c’è altra soluzione che pensare all’assunzione diretta dei medici di base. Non possiamo permetterci di lasciare porzioni così grandi della popolazione senza assistenza primaria: mancano medici; manca l’emergenza sanitaria territoriale; l’unica soluzione per chi sta male è spesso il pronto soccorso degli ospedali, con la condanna ad attendere per ore; pagare spesso ticket salati e prendersi pure i rimbrotti del politico di turno perché si intasano le strutture. Oggi, per tutte le persone, cittadini e cittadine, pensionate e pensionati e principalmente per le anziane e gli anziani, la sanità è la vera priorità e la vera emergenza».
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