Referendum e bambini, Buffolo: «Non è propaganda, è educazione alla cittadinanza»
Redazione
Durante l’ultimo Consiglio Comunale di Verona, ieri sera, il consigliere della Lega, Nicolò Zavarise, ha chiesto all’assessore Buffolo chiarimenti in merito all’esposizione pubblica di studenti di una scuola elementare cittadina. La domanda nasce in seguito alla presenza dell’assessore Jacopo Buffolo a una festa di fine anno con alunni e alunne con background migratorio, organizzata da insegnanti volontari e famiglie.
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L’europarlamentare e segretario provinciale della Lega, Paolo Borchia, aveva attaccato duramente l’iniziativa: «È inaccettabile che componenti della giunta utilizzino bambini, figli di immigrati, per fare propaganda in vista del referendum sulla cittadinanza». L’osservazione era nata poiché, nel corso della festa, nel corso dell’evento Buffolo ha invitato a «recarsi alle urne per l’8 e 9 giugno».
Durante il Consiglio Comunale di ieri, dunque, l’assessore alla politiche giovanili, Jacopo Buffolo, ha replicato che «chi ha un ruolo istituzionale ha il dovere di promuovere la cultura democratica, il senso civico e la partecipazione attiva. Si parla spesso di di partecipazione civica, di educazione civica nelle scuole, ma l’educazione civica non si insegna solo sui banchi. La si trasmette attraverso la pratica quotidiana, la coerenza e l’esempio. E dire che il voto è importante in qualsiasi direzione lo si esprima, non è propaganda, è educazione alla cittadinanza. Parlare di cittadinanza in presenza di studenti anche stranieri non ritengo sia una strumentalizzazione, ma è riconoscere che esistono, che hanno un volto, una voce, un nome e una storia e dare dignità alla loro esperienza di cittadinanza quotidiana, ancora talvolta non riconosciuta dallo Stato italiano. Chi vede in tutto questo una forma di esposizione ideologica, probabilmente non ha mai vissuto sulla propria pelle la discriminazione, l’esclusione o il sentirsi considerato ospite in un luogo che si sente casa».
«Personalmente – ha concluso Buffolo nel suo intervento – continuerò a stare dove serve: dove si costruisce coesione, dove si parla di diritti, dove si lavora per una società più giusta e più inclusiva. Le istituzioni non devono avere paura del confronto, né della realtà: devono saperla ascoltare. E riconoscere. Dopotutto, sarebbe proprio un mondo al contrario quello in cui un consigliere eletto, in un aula di eletti, mette in discussione la possibilità di partecipare a un’elezione».
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Incontro di Traguardi sul referendum
“Cittadinanza, se ce l’hai, usala bene” è il titolo di un incontro organizzato dal Movimento Civico Traguardi per promuovere il “Sì” al quesito referendario sulla cittadinanza i prossimi 8 e 9 giugno, presentato da Pietro Giovanni Trincanato, di Traguardi, nella sua comunicazione.
«Come rappresentanti delle istituzioni, siamo chiamati a invitare tutte le cittadine e tutti i cittadini a esprimere il loro diritto democratico al voto, a prescindere dalla posizione che vorranno prendere. E nel caso del quesito specifico – ha spiegato Trincanato – che mira a portare da 10 a 5 anni il termine di residenza in Italia per ottenere la cittadinanza, aderire a questa istanza dovrebbe essere considerata una questione di buon senso e di civiltà. Noi, consigliere e consiglieri, che ogni settimana prestiamo servizio come ufficiali di stato civile per la concessione delle nuove cittadinanze misuriamo questa urgenza quotidianamente negli occhi e nelle parole delle persone che vengono a giurare. Persone che fanno parte da tempo delle nostre comunità, che vivono e lavorano in Italia e a Verona da quindici o vent’anni, perché le procedure e i requisiti richiedono tempi molto più lunghi rispetto ai dieci anni previsti dalla legge, e che sempre più spesso sono addirittura nate o cresciute qui. Persone che hanno frequentato le nostre scuole, che lavorano e contribuiscono, con tasse consumi e contributi, alla nostra economia, che arricchiscono la nostra cultura e nutrono la nostra vita sociale, che spesso non conoscono altra patria e che, ciò nonostante, – conclude Trincanato – ancora non hanno la possibilità di godere di quello che non dovrebbe essere considerato un privilegio concesso dall’alto, ma un diritto sacrosanto, caro a chiunque si riconosca in una cultura politica liberale».
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