Sport, cultura, museo del vino: ora tutti vogliono l’ex ghiacciaia di Verona
di Alessandro Bonfante
L’uscita di scena di Eataly dalla ex Stazione frigorifera dei Mercati generali di Verona – nota anche come “ghiacciaia” – riapre una partita strategica per il futuro della città, dal punto di vista urbanistico, economico e sociale. Quello che doveva essere un polo enogastronomico firmato da Oscar Farinetti ha faticato a decollare e ora, con la chiusura ufficiale annunciata, il grande spazio ristrutturato a sud del centro città torna al centro dell’attenzione.
Fra le ipotesi che hanno cominciato a circolare negli scorsi giorni, l’area potrebbe diventare un museo industriale o ospitare eventi culturali e teatrali. Intanto le proposte non mancano.
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Fra le ipotesi più suggestive c’è quella del MUVIN, il Museo del Vino Italiano promosso dalla Fondazione Museo Del Vino, che potrebbe trovare proprio in questo spazio la sua sede ideale. In questo senso la vicinanza con il polo fieristico e quindi la sede del Vinitaly sarebbe certamente un buon punto di partenza.
Intanto la Fondazione Bentegodi ha lanciato invece un l’idea di trasformare l’ex ghiacciaia in un polo sportivo e educativo, con spazi per oltre 1500 giovani atleti, un Museo dello Sport Veronese e uno Sport Expo aperto alla cittadinanza. «La svolta è possibile e questa volta è davvero a portata di mano», ha dichiarato il presidente Giorgio Pasetto.
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Parallelamente, la rete RSVP (la rete dei professionisti dello spettacolo di Verona) propone di dare vita a un polo culturale urbano partecipato, capace di mettere in rete le energie creative della città e restituire all’area una funzione pubblica, condivisa e generativa. «Non servono solo contenitori, ma luoghi vivi e co-progettati», si legge nel comunicato della rete.
La sfida per le istituzioni, in primis Fondazione Cariverona in qualità di proprietaria della struttura e Comune come facilitatore, è ora di trasformare le idee che arriveranno in un progetto concreto e duraturo. Superando gli ostacoli di burocrazia, fattibilità economica e rispetto dei dettami dell’archeologia industriale.
L’area degli ex Magazzini generali infatti ha iniziato da anni un lungo percorso di riqualificazione e restituzione alla città, ma l’iter rischia di restare sospeso a metà. La necessità, condivisa da tutti, è di rendere finalmente questo polo – che può diventare il cardine di Verona Sud e la cerniera con quartiere fieristico e centro storico – un luogo vissuto, con una funzione chiara e utile alla città.
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L’idea MUVIN
Enrico Ghinato, consigliere d’amministrazione della Fondazione Museo del Vino MUVIN e già alla guida di parchi tematici del livello di Gardaland e Aquardens, qualche mese fa ha presentato in Camera di Commercio il business plan: «Il MUVIN impiegherà a regime circa 200 persone. Una vera e propria impresa culturale che, già nella fase di start up, raggiungerà l’equilibrio tra ricavi e costi di gestione e arriverà in cinque anni al traguardo di 350mila visitatori e 7 milioni di fatturato».
In quell’occasione, a ottobre 2024, era stata anche presentata un’analisi condotta dall’Economic Living Lab, spin-off dell’Università di Verona, sugli effetti che il nuovo hub culturale potrebbe avere sul territorio: «L’impatto diretto e indiretto sull’economia della provincia ammonterà a circa 700 milioni di euro in 10 anni» spiegava il professor Diego Begalli, Presidente della Fondazione MUVIN e Prorettore dell’Università di Verona. «La ricaduta sul sistema regionale e multiregionale raggiunge invece 3-400 milioni di euro con un moltiplicatore di 1 a 30, se consideriamo che l’investimento complessivo sarà nell’ordine di 20 milioni di euro. Si tratta di un impatto ben superiore alla media definita dagli studi più accreditati sull’economia della cultura».
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