“Amikura”: il Tamagotchi digitale che educa alla cura di sé e degli altri
Redazione
L’ITS Last partecipa al 5° Premio Innovazione-1° Premio Daily con il progetto “Amikura”.
Il Premio Innovazione 2025 è un’iniziativa organizzata da Associazione Verona Network con il patrocinio di Fondazione Cariverona, rivolta alle scuole superiori, agli ITS e scuole di formazione post diploma, con l’obiettivo di premiare i migliori progetti e iniziative nei settori startup, innovazione, tecnologia, sostenibilità, accessibilità, creatività e organizzazione, realizzati da classi o da gruppi di studenti del medesimo istituto.
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ITS LAST presenta: “Amikura”
Un progetto che parte dalla tecnologia, attraversa il mondo del sociale e arriva fino al cuore. Si chiama Amikura e nasce all’interno dell’ITS Academy Last di Verona, in collaborazione con Fondazione Cariverona e Upskill, come esperienza formativa immersiva a servizio di una cooperativa sociale di Belluno, la Dumia, specializzata nel reinserimento di persone fragili: ex detenuti, ex tossicodipendenti e altri soggetti vulnerabili.
A raccontarlo sono Pamela Lai, coordinatrice dell’ITS, e tre studenti protagonisti del progetto: Leonardo Cavaggioni, Elia Miceli ed Enrico Garofolo, insieme al compagno Thierry Maccanelli, coinvolto ma assente in studio.
Pamela, ci racconti l’identità dell’ITS Academy Last?
L’ITS Last è nato a Verona 13 anni fa ed è cresciuto tantissimo. Oggi abbiamo corsi in settori come logistica, automotive, internazionalizzazione d’impresa e digital transformation. La nostra filosofia è semplice: imparare facendo. Per questo valorizziamo progetti come Amikura, che uniscono didattica, pratica e impatto sociale. Collaboriamo con molte aziende e università, e seguiamo ogni studente con attenzione anche nei tirocini, che sono spesso il trampolino verso l’assunzione.
Leonardo, come nasce Amikura?
Grazie a Upskill Cariverona ci è stato proposto di collaborare con la cooperativa Dumia, che lavora con persone fragili nel Bellunese. All’inizio eravamo scettici, ma poi siamo andati a conoscerli di persona. Abbiamo parlato con gli operatori e con gli ospiti, tra cui Stefano, che ha concluso il suo percorso riabilitativo e ora lavora in autonomia. Le loro storie ci hanno toccato e ci hanno fatto capire che non bisogna mai giudicare il libro dalla copertina.
Elia, qual è stato il vostro contributo tecnologico?
Abbiamo sviluppato un Tamagotchi digitale, un gioco che simula la cura di un animaletto virtuale. L’utente deve nutrirlo, farlo dormire, dargli acqua, e se non lo fa, l’animaletto si rattrista, perde colore e “pollicini”. Lo abbiamo chiamato Mikura: l’idea è che chi riesce a prendersi cura di un essere digitale, possa iniziare a prendersi cura anche di sé stesso e, gradualmente, degli altri.
Enrico, che tipo di esperienza è stata?
Intensa e arricchente. Abbiamo imparato a lavorare in gruppo, a gestire un progetto reale, a confrontarci con situazioni difficili. Ci siamo messi in gioco non solo sul piano tecnico, ma anche umano. Questo progetto ci ha dato consapevolezza e senso di responsabilità. E ci ha insegnato quanto è importante lavorare insieme, perché da soli è più difficile uscire da certe situazioni, così come da soli è più difficile innovare.
Pamela, ci sono sviluppi futuri per Amikura?
Sì, il Tamagotchi è solo il primo passo. Stiamo lavorando a una simulazione completa di vita quotidiana: gestione della spesa virtuale, economia personale, igiene, lavoro. Vogliamo arrivare a digitalizzare la casa della cooperativa, per monitorare in modo discreto e rispettoso il percorso degli ospiti. Non per controllarli, ma per responsabilizzarli, facilitare l’autonomia e semplificare il lavoro degli operatori sociali.
Leonardo, a livello personale, che impatto ha avuto per te questa esperienza?
All’inizio ero diffidente. Poi ho cambiato completamente idea. Ho imparato a parlare con tutti, a capire le storie dietro le persone. Ora sto facendo tirocinio in un’azienda di logistica e la settimana prossima mi faranno una proposta di assunzione. L’ITS serve proprio a questo: a farti crescere, a darti un lavoro, ma anche una visione diversa del mondo.
Elia, che competenze hai messo in campo per sviluppare il Tamagotchi?
Ho programmato in Python, curato la parte grafica, creato le scene e pensato alla progressione del gioco. È un lavoro complesso, serve logica, creatività, storytelling. Ma mi piace tantissimo: ho già altri progetti in cantiere e voglio portarli avanti nel mondo reale.
Enrico, come ti vedi nel futuro?
Vorrei diventare team leader. Amo lavorare in squadra e aiutare gli altri a migliorare. Con questo progetto ho capito che so gestire persone e situazioni, e voglio continuare su questa strada, unendo tecnologia ed empatia.
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