“Dai che è venerdì”: il podcast del Minghetti che dà voce ai ragazzi e alle loro storie

Redazione

| 16/05/2025
Un laboratorio trasformato in studio, microfoni accesi, idee condivise, regia, postproduzione e contenuti di valore: al centro, la voce dei ragazzi. È questo lo spirito di “Dai che è venerdì”, il podcast creato dagli studenti del Marco Minghetti di Legnago.

L’Istituto Marco Minghetti partecipa al 5° Premio Innovazione-1° Premio Daily con il progetto “Dai che è venerdì”.

Il Premio Innovazione 2025 è un’iniziativa organizzata da Associazione Verona Network con il patrocinio di Fondazione Cariverona, rivolta alle scuole superiori, agli ITS e scuole di formazione post diploma, con l’obiettivo di premiare i migliori progetti e iniziative nei settori startupinnovazione, tecnologia, sostenibilità, accessibilità, creatività e organizzazione, realizzati da classi o da gruppi di studenti del medesimo istituto.

Per sostenere il progetto dell’Istituto Marco Minghetti:

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Istituto Minghetti presenta: “Dai che è venerdì”

Un laboratorio trasformato in studio, microfoni accesi, idee condivise, regia, postproduzione e contenuti di valore: al centro, la voce dei ragazzi. È questo lo spirito di “Dai che è venerdì”, il podcast creato dagli studenti del Marco Minghetti di Legnago, un progetto didattico innovativo coordinato dai docenti Davide Busiello e Claudia Scalia, che unisce competenze multimediali, creatività e lavoro di squadra.

A raccontarlo sono stati i protagonisti in studio, tra cui gli studenti Alessio Fusari, Matilde Boninsegna, Greta Pasetto e Veronica Mattiato, in rappresentanza dell’intera classe.

Professore Busiello, partiamo dalla scuola e dal progetto. Di cosa si tratta?
Il nostro indirizzo è “Servizi culturali e dello spettacolo”, e il progetto nasce proprio dal desiderio di rendere più pratica e coinvolgente la didattica, unendo le mie ore di laboratorio tecnologico con quelle di progettazione multimediale della collega Scalia. Abbiamo pensato che il podcast fosse uno strumento attuale, formativo e aggregante, perfetto per stimolare i ragazzi a collaborare e a mettersi alla prova su tutti i livelli: tecnico, creativo, espressivo.

Alessio, come avete organizzato lo spazio per registrare?
Abbiamo trasformato il nostro laboratorio fotografico in uno studio di registrazione. Ognuno ha dato una mano: dalla scenografia alla disposizione delle attrezzature. È stato un lavoro molto collaborativo e creativo. Abbiamo imparato ad usare microfoni, cuffie, mixer, software audio… tutto in modo pratico e diretto.

Greta, c’è stata anche una rotazione dei ruoli, giusto?
Sì, ognuno ha potuto provare tutte le fasi: interviste, regia, montaggio, audio, video, postproduzione. Io per esempio ho curato spesso il montaggio, ma anche condotto delle puntate. Questo ci ha permesso di acquisire competenze trasversali e capire meglio cosa ci piace fare davvero.

Matilde, quali competenze hai maturato personalmente grazie al progetto?
Oltre a migliorare nelle competenze tecniche, ho acquisito autocritica e capacità comunicativa. Non mi piace molto parlare in pubblico, ma partecipare al podcast mi ha aiutata a superare questa barriera. Lavorare su un progetto così completo è stata un’occasione preziosa per imparare facendo.

Veronica, che tipo di contenuti avete scelto di trattare?
Abbiamo voluto parlare di temi vicini alla nostra età, come la gita scolastica a Budapest, la musica, e argomenti delicati come le droghe. Nella puntata “La droga ti spezza le ali” abbiamo coinvolto un docente esperto, ma abbiamo cercato di trattare il tema con leggerezza e rispetto, per renderlo accessibile e utile anche ai nostri coetanei.

Professore Busiello, oltre all’aspetto tecnico c’è un valore educativo forte.
Assolutamente. Volevamo che i ragazzi parlassero di ciò che vivono, di ciò che li riguarda, ma con competenza e consapevolezza. È un modo per dare loro voce, per costruire un ponte tra scuola e realtà, usando un linguaggio moderno e strumenti professionali. Il podcast non è solo “moda”: è formazione concreta e responsabilizzante.

Alessio, cosa sogni per il tuo futuro?
Mi piacerebbe diventare videomaker, magari specializzato in video musicali o pubblicitari. E sogno anche di insegnare, proprio come il professor Busiello. Mi piace trasmettere quello che so, anche ai compagni più giovani.

Matilde, hai già un’idea chiara del tuo futuro?
Fino a poco tempo fa no, ma grazie a questo percorso ora sogno di diventare regista. Scoprire cosa c’è dietro una produzione video mi ha appassionata tantissimo.

Greta, anche tu hai cambiato idea nel tempo?
Sì, all’inizio volevo fare la fotografa. Ora invece mi affascina molto la regia, soprattutto nei progetti complessi. Più è difficile, più mi stimola.

Veronica, anche per te la passione è nata in questo laboratorio?
All’inizio volevo fare la fotografa, come Greta. Ma ora mi piacerebbe diventare operatrice di macchina, lavorare con le inquadrature, curare l’estetica visiva. Mi interessa molto anche la direzione della fotografia.

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