Elezioni regionali, Salvini: «La squadra che vince non si cambia»

Redazione

| 13/05/2025
Salvini da Verona rilancia la posizione della Lega per le elezioni regionali in Veneto, che saranno fra sei mesi. Un messaggio forte agli alleati di centrodestra.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è stato tra i protagonisti dell’apertura della 23ª edizione dell’Automotive Dealer Day, evento di riferimento per il mondo della mobilità e della distribuzione automobilistica, in scena in fiera a Verona.

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Elezioni regionali in Veneto

A margine dell’incontro, Salvini ha parlato anche delle elezioni regionali in Veneto, ribadendo piena fiducia in Luca Zaia e auspicando che i futuri confronti nella coalizione di centrodestra siano improntati più sui progetti che sui nomi. «Il Veneto è terra di autonomia e buon governo. La squadra che vince non si cambia», ha concluso.

Un messaggio chiaro inviato agli alleati di centrodestra, che in queste settimane devono definire la squadra e soprattutto il candidato di punta per le regionali: Alberto Stefani è il più chiacchierato per la Lega, Luca De Carlo per Fratelli d’Italia, con Flavio Tosi a scalpitare per Forza Italia.

I tempi sono stretti. Con la pronuncia del Consiglio di Stato della settimana scorsa, è infatti confermato che le elezioni regionali in Veneto saranno nell’autunno 2025, entro il 23 novembre. La campagna elettorale è pronta a scaldarsi.

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«No al Green Deal»

Davanti a una platea di operatori del settore, Salvini ha ribadito con forza la sua linea: no al Green Deal europeo così com’è, no al tutto elettrico dal 2035, sì alla libertà di scelta per cittadini e imprese.

«Il tutto elettrico è una follia ideologica, una morte annunciata per l’industria europea», ha detto senza mezzi termini. Il ministro ha sottolineato come solo il 4% degli italiani abbia scelto finora un’auto elettrica, segno – a suo dire – che «c’è un problema economico evidente». Per questo motivo, ha rilanciato la proposta della Lega e del governo: «Azzerare multe e cancellare gli obiettivi irrealistici del Green Deal».

Secondo Salvini, l’attuale politica europea sulla transizione ecologica rischia di fare più danni che benefici: «L’Europa taglia le emissioni, ma Cina e India continuano a bruciare carbone. Il risultato? Più inquinamento globale e meno produzione in Europa». A suo giudizio, imporre limiti ai produttori europei senza vincolare quelli extraeuropei significa semplicemente favorire la concorrenza straniera e penalizzare la filiera continentale.

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«Serve pragmatismo, non ideologia – ha insistito -. Il mio ministero è fatto di numeri: oggi abbiamo il massimo storico di CO₂ a livello globale. Non possiamo distruggere il settore automotive per rincorrere un’utopia».

Tra i punti toccati anche il tema della fiscalità sulle auto aziendali, considerata penalizzante rispetto ad altri Paesi Ue: «Abbiamo sbagliato, dobbiamo fare dietrofront», ha ammesso il ministro, anticipando che la questione sarà affrontata nella delega fiscale già prima della prossima legge di bilancio. In agenda anche la rimodulazione e possibile eliminazione del superbollo, definito «una tassa inutile, che danneggia lo Stato e il mercato».

Sul piano più tecnico, Salvini ha espresso contrarietà al modello d’agenzia proposto da alcune Case auto: «Non si può spezzare il rapporto tra concessionari e clienti finali. La rete va mantenuta viva».

La giornata ha visto il confronto tra esponenti del governo e rappresentanti delle principali associazioni di categoria – tra cui ANFIA, UNRAE, Federauto, ANIASA e Motus-E – che hanno denunciato un mercato ancora debole, segnato da una “tempesta perfetta” tra crisi energetica, transizione incerta e normative poco chiare.

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Infine, uno sguardo alla politica estera, con riferimento alla guerra in Ucraina e ai negoziati di pace: «Se Putin e Zelensky si incontrano è merito di Trump, non certo di Bruxelles. L’Europa è grande assente».

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