Elezioni regionali, Salvini: «La squadra che vince non si cambia»
Redazione
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è stato tra i protagonisti dell’apertura della 23ª edizione dell’Automotive Dealer Day, evento di riferimento per il mondo della mobilità e della distribuzione automobilistica, in scena in fiera a Verona.
Elezioni regionali in Veneto
A margine dell’incontro, Salvini ha parlato anche delle elezioni regionali in Veneto, ribadendo piena fiducia in Luca Zaia e auspicando che i futuri confronti nella coalizione di centrodestra siano improntati più sui progetti che sui nomi. «Il Veneto è terra di autonomia e buon governo. La squadra che vince non si cambia», ha concluso.
Un messaggio chiaro inviato agli alleati di centrodestra, che in queste settimane devono definire la squadra e soprattutto il candidato di punta per le regionali: Alberto Stefani è il più chiacchierato per la Lega, Luca De Carlo per Fratelli d’Italia, con Flavio Tosi a scalpitare per Forza Italia.
I tempi sono stretti. Con la pronuncia del Consiglio di Stato della settimana scorsa, è infatti confermato che le elezioni regionali in Veneto saranno nell’autunno 2025, entro il 23 novembre. La campagna elettorale è pronta a scaldarsi.
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«No al Green Deal»
Davanti a una platea di operatori del settore, Salvini ha ribadito con forza la sua linea: no al Green Deal europeo così com’è, no al tutto elettrico dal 2035, sì alla libertà di scelta per cittadini e imprese.
«Il tutto elettrico è una follia ideologica, una morte annunciata per l’industria europea», ha detto senza mezzi termini. Il ministro ha sottolineato come solo il 4% degli italiani abbia scelto finora un’auto elettrica, segno – a suo dire – che «c’è un problema economico evidente». Per questo motivo, ha rilanciato la proposta della Lega e del governo: «Azzerare multe e cancellare gli obiettivi irrealistici del Green Deal».
Secondo Salvini, l’attuale politica europea sulla transizione ecologica rischia di fare più danni che benefici: «L’Europa taglia le emissioni, ma Cina e India continuano a bruciare carbone. Il risultato? Più inquinamento globale e meno produzione in Europa». A suo giudizio, imporre limiti ai produttori europei senza vincolare quelli extraeuropei significa semplicemente favorire la concorrenza straniera e penalizzare la filiera continentale.
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«Serve pragmatismo, non ideologia – ha insistito -. Il mio ministero è fatto di numeri: oggi abbiamo il massimo storico di CO₂ a livello globale. Non possiamo distruggere il settore automotive per rincorrere un’utopia».
Tra i punti toccati anche il tema della fiscalità sulle auto aziendali, considerata penalizzante rispetto ad altri Paesi Ue: «Abbiamo sbagliato, dobbiamo fare dietrofront», ha ammesso il ministro, anticipando che la questione sarà affrontata nella delega fiscale già prima della prossima legge di bilancio. In agenda anche la rimodulazione e possibile eliminazione del superbollo, definito «una tassa inutile, che danneggia lo Stato e il mercato».
Sul piano più tecnico, Salvini ha espresso contrarietà al modello d’agenzia proposto da alcune Case auto: «Non si può spezzare il rapporto tra concessionari e clienti finali. La rete va mantenuta viva».
La giornata ha visto il confronto tra esponenti del governo e rappresentanti delle principali associazioni di categoria – tra cui ANFIA, UNRAE, Federauto, ANIASA e Motus-E – che hanno denunciato un mercato ancora debole, segnato da una “tempesta perfetta” tra crisi energetica, transizione incerta e normative poco chiare.
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Infine, uno sguardo alla politica estera, con riferimento alla guerra in Ucraina e ai negoziati di pace: «Se Putin e Zelensky si incontrano è merito di Trump, non certo di Bruxelles. L’Europa è grande assente».
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