La tecnologia salverà dall’umidità la cripta di San Zeno
L’Associazione Chiese Vive ha finanziato l’installazione di alcuni dispositivi tecnologici per proteggere la cripta di San Zeno dall’umidità. Il processo avverrà gradualmente nell’arco di 36 mesi.
La tecnologia servirà a salvare dall’umidità la cripta di San Zeno. Come? Attraverso alcuni dispositivi che verranno applicati nell’ambiente della basilica. Questi strumenti, assolutamente non invasivi, “asciugheranno” le pareti del monumento così da garantirne la conservazione. L’intervento, finanziato dall’Associazione Chiese Vive, segna l’inizio di una serie di opere di manutenzione che interesseranno la cripta, che risale al X secolo, dove è collocato il sarcofago del vescovo della Mauritania.
A beneficiarne non sarà solo la cripta, assicura Federica Pascolutti, architetto e consulente per l’azienda milanese Domodry che ha seguito la posa degli impianti, la cui caratteristica è neutralizzare la capacità delle molecole d’acqua di polarizzarsi al contatto acqua-muratura e di risalire nei muri. L’umidità in eccesso nei muri della cripta verrà, poi, espulsa tramite evaporazione spontanea, più o meno velocemente a seconda delle caratteristiche costruttive del muro e della quantità d’acqua inizialmente presente nel muro stesso. Il processo avverrà in modo graduale nell’arco di 36 mesi e in sicurezza per le opere. In particolare, l’apparecchio posto sotto la scala sinistra, che protegge il muro affrescato della parete lungo la scala, permetterà il restauro degli affreschi già autorizzato.
In parallelo l’Associazione Chiese Vive ha commissionato un monitoraggio dell’ambiente sotterraneo che proseguirà nei prossimi tre anni. Consisterà nel periodico rilevamento termografico dell’umidità del corpo murario per la verifica dello stato di avanzamento del processo di deumidificazione. Le informazioni saranno d’aiuto per assicurare un’ottimale conservazione del monumento.
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