Dal Cero Calls Factory: quando la scuola insegna a dialogare con il lavoro (e con la storia)
di Matteo Scolari
L’ISISS M.O. Luciano dal Cero partecipa al 5° Premio Innovazione-1° Premio Daily con il progetto “Dal Cero Calls Factory”.
Il Premio Innovazione 2025 è un’iniziativa organizzata da Associazione Verona Network con il patrocinio di Fondazione Cariverona, rivolta alle scuole superiori, agli ITS e scuole di formazione post diploma, con l’obiettivo di premiare i migliori progetti e iniziative nei settori startup, innovazione, tecnologia, sostenibilità, accessibilità, creatività e organizzazione, realizzati da classi o da gruppi di studenti del medesimo istituto.
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ISISS Luciano dal Cero presenta: “Dal Cero Calls Factory”
Il 10 maggio 2025 non è una data qualsiasi per l’Istituto Luciano Dal Cero di San Bonifacio. Si celebrano i cinquant’anni dall’intitolazione della scuola alla memoria di Luciano Dal Cero, medaglia d’oro della Resistenza, caduto nel 1945 per mano di fuoco amico. Una figura importante, riscoperta negli anni grazie al lavoro dell’équipe di ricerca storica interna all’istituto. Una storia di libertà, impegno civile e comunità, che oggi continua con altri strumenti: l’innovazione educativa e l’apertura al mondo del lavoro.
Nel percorso verso il Premio Innovazione 2025, l’Istituto partecipa con il progetto Dal Cero Calls Factory, coordinato dai professori Francesco Benetti (microbiologia) e Francesca Della Libera (fisica), con il coinvolgimento diretto di studenti e studentesse del quinto anno di vari indirizzi: Federica Bogoni, Enrico Confente, Giada Anzi e Alex Furtuna.

Professore Benetti, cosa rappresenta per voi la data del 10 maggio?
È una ricorrenza importante, perché nel 1975 la scuola veniva intitolata a Luciano Dal Cero, figura fondamentale per la storia del nostro territorio. Era stato organizzatore del Comitato di Liberazione Nazionale locale e cadde pochi giorni prima della fine della guerra. L’intitolazione fu fortemente voluta dalla sorella, che fu anche la prima dirigente scolastica. Ricordarlo oggi significa anche collegare passato e presente, perché la scuola è nata proprio per rispondere alle esigenze di un territorio in forte industrializzazione e continua oggi a evolversi in quella direzione.
Federica, raccontaci in cosa consiste Dal Cero Calls Factory.
È un progetto nato due anni fa, pensato per preparare gli studenti ad affrontare un colloquio di lavoro. Non si tratta solo di scrivere un curriculum, ma di imparare a relazionarsi con figure professionali, come imprenditori e responsabili HR, superando l’imbarazzo e la timidezza. È un primo vero contatto con il mondo esterno, in un ambiente comunque protetto e formativo.
Enrico, come si è svolto il percorso?
Tutto è partito l’8 gennaio, con un incontro con esperti delle risorse umane, che ci hanno spiegato come costruire un curriculum efficace. Dopo abbiamo lavorato in autonomia, aggiornando il nostro CV, che è stato poi revisionato e corretto durante una call su Meet. Ci hanno dato suggerimenti concreti: aggiungere esperienze, segnalare l’autonomia (come il possesso della patente), valorizzare soft skill. Poi, il 20 marzo, abbiamo avuto il momento clou: il vero colloquio simulato con le aziende.
Giada, come avete vissuto quella giornata?
È stata intensa. La scuola si è trasformata in un grande spazio per colloqui a rotazione con più di 20 aziende del territorio. Ogni classe ha incontrato aziende legate al proprio indirizzo di studi, e i colloqui duravano circa 5 minuti. Inizialmente eravamo tesi, ma poi ci siamo sciolti. Ora siamo più consapevoli e preparati. È stato davvero utile.
Alex, il progetto si ferma al 20 marzo o ha avuto un seguito?
Continua eccome. Io, che frequento l’indirizzo meccatronico, faccio da tre anni esperienze di PCTO (alternanza scuola-lavoro) in azienda. Ma in quelle occasioni non avevamo mai fatto un colloquio vero e proprio. Questo progetto ci ha dato consapevolezza, ci ha insegnato a presentarci meglio, a raccontare chi siamo. È stato un passaggio fondamentale per entrare nel mondo del lavoro con un altro sguardo.
Professore Benetti, qual è il valore più grande di questa esperienza per voi docenti?
La cosa più bella è vedere gli studenti prendere coscienza del valore del loro percorso. Per un giorno si confrontano con interlocutori reali, fuori dalla zona di comfort della scuola. Scoprono che ciò che hanno studiato ha un senso, una direzione, e capiscono di poterlo investire nel proprio futuro. E in tempi in cui la socialità è sempre più mediata, vederli mettersi in gioco in prima persona è una soddisfazione enorme.
E il futuro? Dove vi porterà questo percorso?
Federica: Voglio continuare all’università e poi entrare in azienda, magari una di quelle che ho conosciuto nel progetto.
Enrico: Continuerò con l’università in informatica, e poi entrerò nell’azienda di famiglia per raccoglierne il testimone.
Giada: Andrò all’università, sempre in ambito biotecnologico, e ho già incontrato aziende del settore. Ora so cosa voglio.
Alex: Voglio diventare manutentore aeronautico. Un sogno ambizioso, ma concreto. Il futuro passa anche da lì.
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