“Indossa un ricordo”: sartoria, memoria e sostenibilità nei capi su misura degli studenti veronesi
Redazione
Alta Sartoria Fashion School partecipa al 5° Premio Innovazione-1° Premio Daily con il progetto “Indossa un Ricordo”.
Il Premio Innovazione 2025 è un’iniziativa organizzata da Associazione Verona Network con il patrocinio di Fondazione Cariverona, rivolta alle scuole superiori, agli ITS e scuole di formazione post diploma, con l’obiettivo di premiare i migliori progetti e iniziative nei settori startup, innovazione, tecnologia, sostenibilità, accessibilità, creatività e organizzazione, realizzati da classi o da gruppi di studenti del medesimo istituto.
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Alta Sartoria Fashion School presenta: “Indossa un ricordo”
In un mondo dominato dal fast fashion e dalla produzione di massa, c’è chi sceglie una strada opposta: l’unicità, la cura artigianale, il valore della memoria. Alla Alta Sartoria Fashion School di Verona, fondata nel 2018 dal sarto Tommaso Tedesco, il mestiere antico della sartoria incontra l’innovazione culturale e ambientale grazie a un progetto creativo e coraggioso: “Indossa un ricordo”.
Protagonisti sono i giovani allievi della scuola — Giacomo Zordan, Carlos Benni, Giulia Bin e Ana Martinez — che, guidati da Tedesco, hanno scelto di ridare vita a tessuti abbandonati, trasformandoli in capi originali, su misura, spesso carichi di significato personale.
Tommaso, come nasce la scuola e con quale visione?
L’Alta Sartoria Fashion School nasce dalla mia passione per la sartoria, ma anche dal desiderio di trasmettere un sapere antico che rischia di andare perduto. Insegnare a cucire, tagliare, modellare non è solo trasmettere tecnica: è offrire un mestiere, una possibilità, ovunque nel mondo. Ogni anno arrivano nuovi giovani, e con loro nuove storie, nuovi sogni, nuovi futuri da costruire insieme.
Giacomo, ci racconti l’idea alla base del progetto “Indossa un ricordo”?
Ci siamo resi conto che il mondo della moda è sempre più orientato al fast fashion, con perdita di identità e un grande impatto ambientale. Così abbiamo pensato di chiedere alle famiglie dei tessuti dimenticati, magari ereditati o inutilizzati, e dare loro nuova vita, realizzando capi su misura dopo una consulenza personalizzata. Ogni abito racconta una storia e ha una memoria da portare con sé.
Carlos, come avviene la raccolta di questi tessuti?
Abbiamo avviato un passaparola attivo tra conoscenti, ma usiamo anche social network e canali digitali per farci conoscere. Io, per esempio, frequento mercatini dell’usato a Bolzano, parlo con signore anziane, e spesso mi regalano sacchi di tessuti di altissima qualità. Ogni stoffa ha una storia, e noi la trasformiamo in un pezzo unico.
Giulia, cosa succede una volta ricevuto il tessuto?
Realizziamo una consulenza su misura, prendiamo le misure del cliente, disegniamo un cartamodello personalizzato, poi passiamo al taglio e alla confezione. Ogni tessuto reagisce in modo diverso, ogni cucitura ha una sua tecnica. A volte il cliente ha un’idea precisa, a volte no, e allora creiamo noi il capo, vendendolo in taglia standard oppure adattandolo. La differenza con la moda industriale è enorme: qui ogni capo è irripetibile.
Ana, la sostenibilità è un tema centrale del progetto.
Assolutamente. Il mondo della moda è tra i più inquinanti al mondo. Anche i processi di riciclo comportano consumi e impatto ambientale. Noi proponiamo una soluzione a monte: usare materiali già esistenti, di qualità, che durano a lungo e non devono tornare in circolo. Questo vale per l’abbigliamento, ma anche per ogni oggetto del quotidiano. L’emozione, il legame con il tessuto, diventano parte integrante del valore del capo.
E sul piano commerciale, come pensate di distribuire i vostri capi?
Lavoriamo sia su commissione (quando il cliente porta il tessuto), sia per una vendita sartoriale in pezzi unici, tramite concept store selezionati. In quel caso forniamo anche un certificato di provenienza, che racconta la storia del tessuto e il processo creativo. C’è un pubblico che cerca originalità, autenticità, qualità: e noi vogliamo parlare proprio a queste persone.
Quali sono i sogni dei ragazzi che partecipano a questo progetto?
Giacomo: È il mio primo anno nella moda, ma già so che voglio continuare e un giorno avere qualcosa di mio.
Giulia: Vorrei aprire un mio atelier, con una linea tutta mia, fatta di capi unici e curati in ogni dettaglio. Ho sempre avuto questa passione.
Carlos: Il mio sogno è disegnare per il Met Gala. Voglio lasciare un’impronta, portando arte, natura e sostenibilità nel mondo dell’haute couture.
Ana: Ho già un mio brand di beachwear sostenibile. Grazie a questa scuola sto imparando tecniche che vorrei applicare al costume da bagno, creando prodotti più durevoli e meno inquinanti, soprattutto riducendo l’uso di tessuti sintetici come la lycra.
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