Gli studenti del Giorgi trasformano le barriere in plexiglas del Covid in soluzioni sostenibili

di Matteo Scolari

| 02/05/2025
In corsa per il Premio Innovazione del prossimo 22 maggio, gli studenti della 5ª Manutenzione e Mezzi di Trasporto hanno raccontato il loro progetto sostenibile tra riuso, creatività e spirito di squadra.

L’IPSIA Giovanni Giorgi partecipa al 5° Premio Innovazione-1° Premio Daily con il progetto “I distruttori di barriere”.

Il Premio Innovazione 2025 è un’iniziativa organizzata da Associazione Verona Network con il patrocinio di Fondazione Cariverona, rivolta alle scuole superiori, agli ITS e scuole di formazione post diploma, con l’obiettivo di premiare i migliori progetti e iniziative nei settori startupinnovazione, tecnologia, sostenibilità, accessibilità, creatività e organizzazione, realizzati da classi o da gruppi di studenti del medesimo istituto.

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IPSIA Giovanni Giorgi presenta: “I distruttori di barriere”

A volte, l’innovazione nasce da ciò che sembra inutile. È il caso del progetto portato avanti da un gruppo di studenti e studentesse dell’IPSIA Giorgi di Verona, che ha trasformato un simbolo della pandemia — le barriere in plexiglass — in una struttura utile e sostenibile, capace di proteggere moto e biciclette o persino diventare una serra.

Coordinati dal professore Gianni De Luca e supportati dai tecnici Giuseppe Pecoraro, Pinuccia Stilo e Pasqualino Gigliotti, i ragazzi della 5ª Manutenzione e Mezzi di Trasporto hanno raccontato il loro percorso tra riuso, creatività e spirito di squadra.

Gli studenti assieme al professore (primo da destra) e ai tecnici di laboratorio.

Partiamo dalla scuola: che cos’è oggi l’IPSIA Giorgi?

(Michele) L’IPSIA Giorgi è una scuola professionale con una lunga storia. Un tempo era una fabbrica della Mondadori, oggi forma tecnici preparati per il mondo del lavoro. Gli indirizzi principali sono mezzi di trasporto e apparati elettrici ed elettronici, con percorsi sia quinquennali che triennali. Chi si diploma qui trova subito lavoro, grazie alla formazione pratica.

In cosa consiste il vostro progetto per il Premio Innovazione?

(Asia) Abbiamo deciso di riutilizzare i divisori in plexiglass che erano stati distribuiti durante il Covid in scuole, negozi e uffici. Non volevamo che diventassero rifiuti speciali difficili da smaltire. Così abbiamo progettato e costruito delle pensiline modulari, da usare per proteggere moto, bici o anche come piccole serre.

Abbiamo dato al progetto il nome “Distruttori di barriere”, perché queste strutture ci ricordano non solo le barriere fisiche, ma anche quelle sociali che ci hanno tenuti lontani durante la pandemia. Oggi vogliamo trasformarle in spazi di protezione e connessione.

Avete già realizzato un prototipo funzionante?

(Jennifer) Sì, da due anni nella nostra scuola è installata una pensilina che protegge le moto degli studenti. Ha resistito perfettamente a pioggia, grandine e vento. Questo ci ha dimostrato che il materiale è solido, e che la struttura è efficace e duratura.

Com’è fatta tecnicamente la pensilina?

(Patrick) La parte superiore è realizzata con il plexiglass recuperato, mentre i lati sono rinforzati con plastica più resistente. In alto c’è un profilo in alluminio, che garantisce ulteriore robustezza. Le strutture sono modulari: si possono affiancare in orizzontale o in parallelo per coprire superfici diverse. È un sistema semplice ma molto efficace.

Quali sono altri possibili utilizzi?

(Patrick) Oltre a pensiline per moto o bici, si possono usare per coperture d’ingresso, spazi condominiali o persino per serre, creando un habitat controllato per le piante. Il plexiglass trattiene umidità e calore, ed è perfetto per queste applicazioni.

Il valore ambientale è evidente: state dando nuova vita a un materiale difficile da smaltire.

(Nicolò) Esatto. Il plexiglass è una plastica molto dura, ci vogliono secoli perché si decomponga in natura. La nostra scuola ne ha circa 80 pannelli. Immaginiamo quante ce ne siano in tutta Italia. Riciclarle in modo creativo è anche un modo per ridurre l’impatto ambientale, evitando la produzione di microplastiche che finiscono in mare, nel cibo e nell’aria.

Quali sono i vostri sogni, una volta usciti da scuola?

(Michele) Mi piacerebbe lavorare in una concessionaria, nel mondo delle auto e moto, più nella parte di vendita e relazione con il cliente.

(Jennifer) Anche per me: ho già esperienza nella vendita diretta e vorrei continuare in quell’ambito, magari in un concessionario.

(Asia) Il mio sogno è aprire un’officina tutta mia. È un’idea che ho da quando ero piccola: mi piacciono le macchine, le moto e lavorare con le mani. E dimostrare che anche una ragazza può farlo.

(Patrick) Io vorrei entrare nel mondo del motorsport, come meccanico per gare di auto o moto. È la mia grande passione.

(Nicolò) Come Asia, anche io sogno di aprire una mia officina. Lavorare sul campo, costruire qualcosa con le mie mani, è ciò che mi motiva.

Un messaggio per chi vuole innovare partendo da un’idea semplice?

È possibile. Basta osservare ciò che ci circonda e immaginare un nuovo uso per ciò che sembra scarto. Innovare è anche questo: dare valore a ciò che gli altri dimenticano. E cominciare a sognare in grande, anche da scuola.

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