Il Giardino di Pojega risplende: restaurato il capolavoro verde di Luigi Trezza
Redazione
Dopo i saluti istituzionali del Presidente dell’Accademia, avvocato Claudio Carcereri de’ Prati e del Conte Agostino Rizzardi, Proprietario del Giardino di Pojega ed erede di quell’Antonio Rizzardi Conte che commissionò il giardino nel 1783, l’architetto Daniela Cavallo, dell’agenzia PG&W incaricata della valorizzazione del giardino, ha introdotto i lavori sottolineando l’importanza del Giardino quale opera più significativa del geniale architetto veronese Luigi Trezza (1752-1823), ricordando che i quattro disegni originali del Giardino di Pojega sono conservati nel manoscritto 1784 ancora conservato presso la Biblioteca Civica di Verona. Questi disegni rappresentano quattro “stanze” attraverso le quali è pensata l’architettura del verde: il Tempietto, il Belvedere, il Teatro verde e il laghetto.
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«Valorizzare – ha sottolineato Cavallo – ha voluto dire svolgere un’attenta analisi delle caratteristiche del luogo, cogliere che il giardino è un soggetto vivente in continua trasformazione, è “parlante”, per arrivare alla consapevolezza dell’unicità del luogo al fine di costruire la sua narrazione, reputazione e seduzione».
Di seguito, l’Ingegnere Filippo Giustiniani, dello studio di progettazione Giustiniani & partner è sceso a descrivere i particolari dei restauri architettonici e scultorei, mettendo a confronto ad esempio lo stato in cui versava il Belvedere, con erosione dell’apparato lapideo, e lo stato attuale dopo il restauro di cui aveva assoluta necessità: «Nonostante l’incredibile burocrazia di cui è costituito un PNRR – ha sottolineato Giustiniani – siamo molto soddisfatti dei lavori di restauro, ma prima ancora di essere arrivati a metà dei 120 progetti risultati vincitori del bando su 1000 partecipanti, potendo riportare allo splendore un luogo così significativo per il Paesaggio della Valpolicella, rendendo visibili particolari progettuali prima non visibili».
Si è messo mano ad esempio al sistema idrico del giardino che prende l’acqua da una fonte in loco di proprietà e attraverso canaline in pietra restaurate e ripristinare trasportata per il giardino non solo per irrigazione ma per riempire vasche fontane e laghetto.
«Non molti giardini posseggono questa testimonianza – ha poi ripreso l’architetto Giuseppe Rallo, Paesaggista consulente di molti giardini storici importanti – quella delle canalizzazioni originali in pietra, troppo facilmente sostituite nei giardini italiani; il Giardino di Pojega è un unicum per molte ragioni».
Rallo, affascinando la platea ha spiegato la storia del giardino e le sue caratteristiche, come il fatto di essere un giardino che coniuga “agricoltura e diletto”, recuperando vecchie mappe catasti e documenti d’archivio che testimoniano come convivesse la dimensione dell’”utile” e quella del giardino vero e proprio che il Trezza sviluppa in forme diverse, dal boschetto o selva che sia, al giardino all’italiana geometrico, fino al giardino segreto o Ninfeo che oggi possiamo ammirare con all’interno delle bordure geometriche in bosso, ricco di fiori. Tra aprile e maggio questa parte del giardino tornerà a ricordare gli antichi giardini segreti del Rinascimento italiani, dove venivano “custoditi” e mostrati i fiori rari e pregiati come vanto del proprietario.
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«Grazie ai fondi del PNRR – continua Rallo – l’intervento di restauro realizzato nel giardino settecentesco della famiglia Rizzardi mira a potenziare l’espressività di insieme della composizione incrementando la qualità scenografica di ogni episodio attraverso azioni di cura della vegetazione esistente e l’aggiunta di nuova componente botanica, sia in sostituzione che di nuovo impianto. Il parterre dietro la villa, il piccolo giardino davanti alle cedraie sono state integrati attraverso l’inserimento di piante erbacee quali agapanthi, iris, contornati da gipsofila e erigeron e bulbi quali narcisi. Il giardino segreto è stato riportato alla sua versione originaria con l’inserimento nelle piattabande definite dai bossi di un mix di fiori di bulbi quali fritillarie, narcisi di diverse varietà, allium giganteum e bianco, diversi tipi di tulipani».
«Altri fiori e in particolare 21mila narcisi di tre varietà sono stati inseriti nei due grandi prati ai lati del viale di cipressi che conduce dalle cedraie al teatro all’antica, curato e opportunamente risagomato, e un prato contrassegnato dalla naturalità e dalle erbe anche qui suggestione di un prato con frutti ancora presente nei primi anni dell’Ottocento».
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Ma è il Tempietto la “stanza” più significativa e rara del giardino ci sottolinea Rallo: «Nel boschetto irregolare restaurato attraverso una riqualificazione della sua superficie e della sua componente arborea, dopo un lavoro di cura e di alcuni necessari abbattimenti, di ripristino dei percorsi sinuosi siamo intervenuti dotando il suolo di tappezzanti quali felci, vinca e erbacee come anemoni, liriope in lunghe macchie mentre al centro lo straordinario tempietto circolare con incrostazioni e statue mitologiche ha ritrovato il rapporto con la selva che il Trezza aveva immaginato. Attraverso due percorsi si accede a quello che un tempo era un volume vegetale di carpino che è tornato ad avvolgere l’architettura che diviene sorpresa per il visitatore, che non la percepisce dall’esterno in quanto ricavata dentro la massa di carpini. Quattro piccole stanze verdi fanno da contorno per la sosta e creano piccole prospettive e giochi visivi tipici del Settecento».
Un giardino ascoltato dunque, che rinsalda il legame con il paesaggio circostante in un dialogo recuperato e racconta una storia fatta di relazioni, costituendo un unicum nella valorizzazione di un patrimonio, sia materiale che immateriale: il giardino consente di ampliare lo sguardo e, osservando la sua naturale relazione con il paesaggio circostante, permette di rivolgerci a temi estremamente contemporanei, come la biodiversità e la sostenibilità ambientale. Nel suo essere un ecosistema vivente caratterizzato da un naturale processo evolutivo, un microsistema urbano verde, il giardino è per sua stessa natura un sistema flessibile al futuro nel rispetto del passato, un luogo di incontro e di coinvolgimento a più livelli e di più generazioni.
Quello di Pojega è un giardino che accoglie, un luogo per restare e per tornare, oggi lo vediamo nella sua forma di sintesi di due secoli e mezzo di crescita e trasformazione, per questo è il “nuovo” giardino di Pojega in uno splendore che abbiamo il privilegio di poter godere come mai.
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