Caso Moussa Diarra, l’avvocato Anselmo: «L’indifferenza finisce per uccidere»
di Alessandro Bonfante
«Il materiale che mi è stato consegnato è molto interessante». Lo ha detto Fabio Anselmo, avvocato noto per i casi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, da qualche settimana aggiunto alla squadra legale della famiglia di Moussa Diarra.
Il caso è quello del giovane maliano di 26 anni, in Italia da 8 anni, rimasto ucciso durante uno scontro con la Polizia Ferroviaria alla stazione di Verona Porta Nuova il 20 ottobre 2024.
Un agente della Polfer sparò tre colpi di pistola, affermando di essere stato minacciato dal 26enne con un coltello. Uno degli spari colpì e uccise il giovane.
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L’avvocato Anselmo, pur limitato dal segreto imposto dalla magistratura sui contenuti, ha dichiarato ieri sera durante la trasmissione di Rai3 Presa Diretta di aver potuto esaminare dei materiali interessanti, che potrebbero dare una svolta alla vicenda giudiziaria in corso. Anselmo ha criticato l’atteggiamento di Questura e Procura; inoltre ha sottolineato come l’arma in mano a Diarra, più che un coltello da offesa, sembra essere un coltellino o una posata.

La giustizia, in ogni caso, sta facendo il suo corso per fare chiarezza. Secondo l’avvocato, c’è bisogno di più trasparenza su quanto accaduto. Scrive oggi sui social, riassumendo quanto espresso durante la puntata, sulla situazione di Moussa Diarra: «Un disagio psichico nato da respingimenti mascherati, da promesse non mantenute. E poi, quando perde lucidità, quando grida, quando stringe tra le mani le sue poche cose — posate, forse un coltellino — quando chiede attenzione, aiuto arrivano tre colpi di pistola».
Anselmo critica in generale il sistema dell’accoglienza, che ha portato Moussa Diarra a una situazione di disagio e malessere probabilmente anche psicologico. «È sempre la stessa logica: contenere, che in realtà è sopraffazione. Una sopraffazione che uccide. Anche se non vuole farlo. Anche se finge di proteggere» scrive Anselmo, che durante la puntata ha dichiarato come «l’indifferenza finisce per uccidere».
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Presa Diretta a Verona
Durante la puntata “Porte chiuse“, la trasmissione Presa Diretta, condotta da Riccardo Iacona, ha presentato la situazione dei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) e della burocrazia italiana per il permesso di soggiorno e la richiesta di protezione internazionale.
La trasmissione ha raccontato quindi la storia di Moussa Diarra, intervistando attivisti di associazioni veronesi – fra cui Ronda della Carità, One bridge to, Paratodos –, parenti e amici del giovane maliano.
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L’anteprima del servizio di Presa Diretta
La petizione
Nelle scorse settimane è stata lanciata sulla piattaforma “Change” la petizione “Per politiche di cura e non di repressione – Verità e giustizia per Moussa Diarra“, arrivata oggi a 812 sottoscrizioni.
Fra i promotori veronesi: i docenti dell’Università di Verona Donata Gottardi, Roberto Leone e Ivan Salvadori, gli artisti don Marco Campedelli, Andrea de Manincor e Gloriana Ferlini, la pastora della Chiesa valdese Laura Testa e il “prete degli ultimi” don Paolo Pasetto, gli psichiatri Carlo Piazza e Francesca Gomez, la consigliera comunale di Verona Jessica Cugini, l’attivista Alberto Sperotto, insieme a trentadue realtà associative della provincia scaligera, laiche e cristiane.
Tra i primi firmatari c’erano inoltre il presidente dell’Alto Consiglio della Comunità maliana in Italia Mahamoud Idrissa Bouné, l’europarlamentare ed ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, il fondatore di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, i senatori Ilaria Cucchi e Peppe De Cristofaro, i deputati Francesca Ghirra e Marco Grimaldi e il cantautore Pierpaolo Capovilla.
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