Rette case di riposo: Bozza e Bigon chiedono alla Regione Veneto di intervenire

Redazione

| 30/03/2025
I sindacati lanciano l'allarme rette: +665 euro in due anni. Bigon (PD): «Barriera insuperabile». Bozza (FI): «Servono fondi regionali e visione».

Le case di riposo in Veneto stanno diventando sempre più costose per le famiglie. Secondo un’indagine dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, le rette delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) hanno subito un aumento significativo: nel 2025, il costo medio mensile è salito di 295 euro rispetto al 2024 e di 665 euro rispetto al 2023. Nella provincia di Verona, l’incremento è ancora più marcato, con aumenti che sfiorano gli 800 euro in due anni per la sola componente alberghiera, a totale carico delle famiglie.​

La situazione è particolarmente critica per gli anziani privi di impegnativa di residenzialità, il contributo pubblico per la parte sanitaria della retta: in questi casi, le famiglie devono affrontare un aggravio fino a 2.600 euro annui nel Veronese. Inoltre, le liste d’attesa continuano a crescere, con oltre 10mila anziani in attesa di un posto in Veneto, di cui più di 1.750 nella sola provincia scaligera.​

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La consigliera regionale del Partito Democratico, Anna Maria Bigon, critica la gestione regionale:​ «La dinamica delle impegnative rispecchia criteri prettamente ragionieristici, di contenimento della spesa socio sanitaria regionale, non certo l’andamento demografico che vede gli ultra 80enni (fascia di età più a rischio di invalidità) crescere molto più rapidamente. Giocoforza se una famiglia ha estrema urgenza di far entrare in struttura un anziano, deve sottoporsi ad uno sforzo economico tremendo».

«Chiediamo l’adeguamento delle impegnative e interventi per mitigare l’eccessivo carico sulle spalle delle famiglie. Zaia e la Lega spieghino, inoltre, se sono d’accordo con l’emendamento della senatrice leghista Cantù, approvato dalla maggioranza di governo, che esclude ogni partecipazione pubblica alla spesa non sanitaria anche in caso di anziani gravissimi affetti da patologie neuro degenerative» conclude Bigon.

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Dal canto suo, il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza dichiara che «Non bastano i fondi europei, servono anche quelli regionali».

Il consigliere forzista specifica:​ «La Regione dà un primo segnale per contrastare in parte i continui aumenti delle rette, sono comunque fondi europei che la Regione mette a disposizione ed è un contributo minimo e parziale, di cui, secondo le stime della Regione, dovrebbero beneficiare 12mila famiglie, circa un terzo degli ospiti ricoverati nelle Rsa, significa che due terzi rimarranno senza contributo. E 10 mila anziani sono in lista di attesa».

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Bozza aggiunge che «serve una visione complessiva delle politiche sociali verso i fragili e gli anziani, che parta dalla riforma attesa delle Ipab e da azioni programmate con fondi regionali, perché non sempre potremo contare su disponibilità altrui. Occorre coinvolgere medici di base, Rsa e famiglie. Oggi le liste d’attesa rispetto ai posti disponibili sono ancora lunghe. Il nostro Paese sta invecchiando e la tendenza continuerà nei prossimi decenni».

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