Collettore del Garda, sindaci e Ags lanciano l’appello per i fondi
di Alessandro Bonfante
C’è preoccupazione in riva al lago di Garda: mancano ancora buona parte dei finanziamenti per completare il collettore fognario, un’opera da rinnovare e non più rimandabile. Ags, Azienda Gardesana Servizi, e una ventina di sindaci della sponda veronese si sono trovati oggi nella sede della Provincia per fare il punto, alla presenza di quasi tutti i parlamentari ed europarlamentari veronesi.
C’è delusione dopo gli annunci di inizio febbraio, quando il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, durante l’inaugurazione del depuratore di Affi, aveva promesso 100 milioni di euro. Ags e i sindaci chiedono al Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica di fare chiarezza sui fondi destinati all’opera.
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La richiesta di chiarimenti
Il nodo da chiarire è quello degli stanziamenti necessari per completare la realizzazione del collettore del Garda. Il 3 febbraio scorso, a Bardolino, il ministro Pichetto Fratin aveva garantito la disponibilità di 100 milioni di euro di copertura per realizzare l’opera, grazie al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC).
Una nota ministeriale datata 11 febbraio, invece, suddivideva i 100 milioni in causa così: 78 per i lavori sulla sponda bresciana e solo 22 per quella veronese. Nota a cui i sindaci hanno risposto con una lettera indirizzata alla viceministro Vannia Gava, chiedendo rassicurazioni.
Dalla Direzione del Ministero è arrivata nei giorni scorsi una lettera che prevede un taglio netto dei fondi annunciati: solo 52 milioni di euro, e non più 100. Di questi, 30 sarebbero destinati alla sponda bresciana e ancora solo 22 a quella veronese. Cifre che hanno provocato la mobilitazione dei sindaci e di AGS.
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L’incontro in Provincia
All’incontro di questa mattina nella sede della Provincia di Verona erano presenti il presidente della Provincia Flavio Pasini, il presidente di Azienda Gardesana Servizi Angelo Cresco, con il direttore generale Carlo Alberto Voi, e una ventina di sindaci del territorio gardesano. Presenti inoltre i parlamentari ed europarlamentari veronesi Matteo Gelmetti, Ciro Maschio, Marco Padovani, Maddalena Morgante (Fratelli d’Italia), Aurora Floridia (Europa Verde), Flavio Tosi, Maria Paola Boscaini (Forza Italia), e Paolo Borchia (Lega).

«Chiediamo ai nostri parlamentari – ha sottolineato il presidente di AGS Cresco – che si facciano portavoce con il Ministero, per capire se i restanti 50 milioni di euro siano spariti o possano ancora essere utilizzati come fondo di coesione per realizzare il collettore. Soprattutto vogliamo sapere come verranno suddivisi tra la sponda veronese e bresciana, che non potrà partire con i propri lavori prima del 2027».
Ha specificato Cresco: «Come AGS abbiamo utilizzato tutte le risorse a nostra disposizione. Ma siamo in grado, grazie ai lotti funzionali in cui è suddiviso il progetto, di mettere a frutto ogni finanziamento per avanzare con le opere necessarie. Non dobbiamo mai dimenticare che salvaguardare il lago significa anche salvare l’ambiente, l’ecosistema e l’economia di una area molto vasta».
«Proteggere e valorizzare il patrimonio ambientale del lago di Garda deve essere la priorità: come sindaci siamo coesi nel chiedere certezze sui fondi per la realizzazione di quest’opera fondamentale – dice il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi, Comune capofila della richiesta dei 20 Comuni soci di AGS –. L’incontro di oggi è stato positivo, perché ha messo intorno a un tavolo sindaci, Provincia, AGS, parlamentari ed europarlamentari veronesi, che si sono detti disponibili a trovare una soluzione per finanziare l’opera. Ci auguriamo che i fondi arrivino quanto prima perché i progetti esecutivi per la sponda veronese sono pronti e attendono solo i finanziamenti per partire con i cantieri».
Gli altri enti sono Affi, Brentino Belluno, Brenzone sul Garda, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda, Dolcè, Ferrara di Monte Baldo, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Torri del Benaco e Valeggio sul Mincio.
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«L’adeguamento della infrastruttura fognaria del lago, giunta a fine vita, è improrogabile: è giusto che i lavori inizino laddove ci sono progetti pronti a partire, e cioè sulla sponda veronese – evidenziano il sindaco di Bardolino e il presidente di AGS Angelo Cresco –. Ci teniamo a sottolineare che non si tratta di mettere in competizione le due rive del lago, ma di applicare il buon senso, portando avanti i progetti più maturi, al fine di evitare maggiorazioni dei costi e allungamenti nei tempi di realizzazione».
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