Violenza contro i sanitari, una rete a Verona per tutelarli

Redazione

| 22/03/2025
Giovedì sera si è tenuto l'incontro dedicato agli operatori sanitari per parlare di violenza negli ospedali.

La violenza contro gli operatori sanitari non si combatte da soli ma si contiene solo con l’impegno di una rete di soggetti. Una disponibilità dimostrata giovedì sera, in sala Marani, per l’incontro organizzato dall’Uoc Ginecologia B, diretta dal dottor Valentino Bergamini, e dal dottor Stefano Scarperi che ha riunito tutte le istituzioni impegnate nella tutela.  

La rete che a Verona è attiva nel contrasto, giovedì sera è stata rappresentata da Questura, Comando provinciale Carabinieri, Procura, Ordine dei medici e parlamentari. Erano presenti: Girolamo Lacquaniti, vicario del Questore; colonnello Francesco Novi, comandante provinciale Carabinieri Verona; Raffaele Tito, procuratore capo di Verona; Ciro Maschio, presidente della commissione Giustizia della Camera; Maddalena Morgante, commissione Affari Sociali e Sanità della Camera; Alfredo Guglielmi, presidente Ordine dei medici. 

L’incontro “La violenza contro gli operatori sanitari: come prevenire eventi critici e le nuove tutele per il personale sanitario alla luce del Decreto Legge 137/2024” era rivolto ai dipendenti Aoui e ha visto la partecipazione di primari, medici, caposala, infermieri, specializzandi. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del direttore generale Aoui Callisto Marco Bravi, del Magnifico rettore Università di Verona Pier Francesco Nocini. A moderare il dott. Valentino Bergamini, dott. Ciro Paolillo direttore Pronto soccorso Borgo Trento, dott. Vincenzo Di Francesco direttore Geriatria A e presidente Consulta primari. Nel confronto sono intervenuti anche avv. Francesca Pellicini (applicazione del decreto legge 137/2024 e risvolti pratici nella pratica quotidiana), ispettore Andrea Erculiani, negoziatore di I Livello della Polizia di Stato (come gestire gli eventi critici di violenza). Presente anche Elena Vecchioni, presidente Federfarma Verona.

La situazione

Il dottor Scarperi ha ricordato i dati dell’Osservatorio nazionale sicurezza del ministero della Salute. In Italia, le aggressioni contro i professionisti sanitari sono aumentate del 38% negli ultimi cinque anni. I luoghi di lavoro come Pronto soccorso, reparti critici, sale parto, guardie mediche, 118 e le strutture con pazienti psichiatrici non sono più ambienti sicuri per gli operatori ed in particolare per le operatrici sanitarie. Le donne risultano particolarmente colpite, con un incremento del 40% delle aggressioni negli ultimi tre anni, complessivamente il 72% delle vittime di violenza nel settore sanitario è di sesso femminile. Attualmente, il 42% dei professionisti sanitari italiani riferisce di essere stato vittima di almeno un episodio di violenza, sia fisica o psicologica.

Anche negli ospedali Aoui sono le donne ad essere i maggiori bersagli, soprattutto infermiere e Oss, mentre gli aggressori sono quasi sempre maschi. Nel 33% dei casi gli aggressori sono in stato di instabilità mentale o sotto l’effetto di alcool o droghe. Il 90% delle segnalazioni riguarda aggressioni verbali (tono di voce alterato, litigio, minacce) e verso cose (calci alle porte, rottura di apparecchiature). 

Il decreto legge 137/2024

In vigore dallo scorso ottobre, il provvedimento apporta modifiche rilevanti al Codice penale e al Codice di procedura penale per garantire una maggiore protezione al personale sanitario e alle strutture ospedaliere. Le novità introdotte sono l’arresto immediato per lesioni al personale sanitario, l’arresto differito entro 48 ore dal reato sulla base di documentazione video-fotografica, pena detentiva da uno a cinque anni e una multa fino a 10.000 euro per atti di vandalismo e danneggiamento alle strutture, l’aggravante per violenza di gruppo con aumento delle pene.

Le misure di sicurezza in Aoui

Nuove misure in via di attuazione sono i corsi di difesa personale e nuova tecnologia con la valutazione di sistemi avanzati di videosorveglianza con monitoraggio in tempo reale. Molti sono le attività già in essere da tempo: telecamere già installate nei punti critici, corsi di formazione per gestire situazioni critiche, assistenza legale e supporto psicologico ai dipendenti colpiti da aggressione, postazione di Polizia al Pronto soccorso di Borgo Trento, vigilanza privata pomeridiana e notturna, Protocollo firmato in Prefettura. 

Il negoziatore della Polizia di Stato ha fatto alcuni esempi di accorgimenti basilari per contenere l’aggressività limitando la minaccia: restare a distanza di almeno un metro, mantenere un tono di voce pacato, fare domande semplici e concise, mantenersi rispettosi e non fissare dritta negli occhi la persona alterata, osservarne il comportamento.   

«Questa serata è servita per dare risposte a uno dei problemi più importanti che riguardano la sanità in questo momento, cioè quello della violenza contro i sanitari – ha detto il dott. Bergamini -. C’è uno strumento in più con il decreto legge che inasprisce le pene e il nostro obiettivo come sanitari è di sensibilizzare ancora di più il legislatore e le Forze dell’Ordine sulla nostra sicurezza, oltre far capire all’opinione pubblica la gravità di questi comportamenti e sviluppare buone norme di comportamento che possano ridurre l’incidenza di eventi critici».

Il rettore Nocini: «È una serata importante perché abbiamo affrontato insieme un problema che sentivamo da un po’ come anche in tutta Italia. Siamo fortunati perché Verona ha avuto questi episodi ma in percentuale minore, ciò non toglie che il personale non può avere paura a restare in servizio mentre fa il proprio dovere.  Per questo è fondamentale che sanitari, Forze dell’Ordine, Tribunale e legislatore ci siamo riuniti per discuterne e trovare tutti insieme una possibile soluzione per il bene dei cittadini. Ritengo che questo sia il primo passo di educazione per poter iniziare un percorso che ci porterà sicuramente a un successo».

«La libertà delle persone è un diritto fondamentale, ma per rispettare la libertà di tutti non possiamo mettere a rischio il rapporto di fiducia medico/paziente – ha spiegato Bravi -. Se prima i medici erano eroi oggi non possono essere colpevoli dei tempi di attesa, il loro mestiere non è cambiato. È sempre lo stesso di salvare le persone che soffrono. Ringrazio le Forze dell’ordine con le quali ci sentiamo spesso e anche il legislatore che ci ha dato più strumenti. Dobbiamo tutti insieme fare ancora di più perché il personale sanitario possa svolgere il proprio lavoro con serenità». 

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