Aggressioni ai sanitari: in Veneto arriva una risposta tecnologica

Redazione

| 12/03/2025
La Regione Veneto lancia la “manovra antiviolenza” per la sicurezza dei sanitari. Investimento da 4 milioni di euro.

La Regione Veneto ha lanciato un piano innovativo per garantire maggiore sicurezza agli operatori sanitari, vittime di un numero crescente di aggressioni negli ultimi anni. La nuova manovra antiviolenza, presentata oggi a Venezia dal Presidente Luca Zaia, affiancato dall’assessora alla Sanità Manuela Lanzarin, prevede l’adozione di tecnologie avanzate per consentire al personale medico di segnalare rapidamente episodi di violenza.

La misura si rende necessaria a fronte di una preoccupante escalation di attacchi: solo nel 2024 si sono registrati 2.595 episodi di violenza nei confronti di medici e infermieri in Veneto. Il fenomeno è in crescita costante, con numeri raddoppiati negli ultimi quattro anni: 220 casi nel 2020, 663 nel 2021, 883 nel 2022, 2.229 nel 2023. «È inaccettabile – ha dichiarato Zaia – che chi si prende cura della nostra salute debba temere per la propria incolumità. Con questa iniziativa vogliamo fornire strumenti concreti per tutelare il personale e perseguire con forza chi usa violenza».

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Tecnologie per la sicurezza

Il progetto prevede un investimento iniziale di 4 milioni di euro per l’introduzione di braccialetti di sicurezza con allarme e, in fase sperimentale presso l’Ulss 4 Veneto Orientale, microcamere indossabili capaci di registrare immagini e audio delle aggressioni.

«Gli ospedali sono luoghi aperti per definizione, ma oggi ci troviamo costretti a garantire un livello di protezione più elevato – ha aggiunto Zaia –. Stiamo lavorando anche per integrare l’intelligenza artificiale, in grado di prevedere atteggiamenti aggressivi analizzando i movimenti delle persone».

L’assessora Lanzarin ha ricordato che «già con le linee guida del 2022 sono stati formati 5.000 operatori», sottolineando che «il tema è stringente, dato che il timore di essere vittima di violenza è tra le principali cause di dimissioni nella sanità pubblica».

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