Aggressione in pronto soccorso: ennesimo episodio a Verona
Redazione
Nella notte tra l’1 e il 2 febbraio, l’ospedale di Borgo Trento a Verona è stato teatro di un grave episodio di violenza, l’ennesimo, che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza negli ospedali. Un uomo, giunto al Pronto Soccorso in stato di incoscienza, ha aggredito il personale medico e danneggiato la struttura al suo risveglio, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.
L’uomo, cittadino serbo, trasportato in ambulanza per un malore, ha iniziato a manifestare comportamenti aggressivi poco dopo aver ripreso conoscenza. La situazione è rapidamente degenerata: il paziente ha colpito violentemente un medico e tre infermieri, causando ferite che hanno richiesto fino a sette giorni di prognosi. L’aggressore ha anche danneggiato attrezzature mediche e infranto una vetrata dell’edificio. È stato poi arrestato.
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Stefano Gottardi, del sindacato Uil Fpl, esprime esasperazione: «Siamo ancora disposti ad accettare queste situazioni? Com’è possibile che dopo le nostre denunce non sia stato fatto nulla, e siamo ancora vittime di queste persone che sicuramente sono disturbate, ma creano danni sia per la società e sia per il personale che deve subirle. Diciamo basta: non vogliamo più vedere queste cose, serve che chi governa la sanità decida una svolta, serve protezione per i luoghi indispensabili per la popolazione e per non disperdere tutto ciò che hanno costruito in anni di duro lavoro i professionisti della sanità».
Continua Gottardi: «Ci aspettiamo dall’Azienda ospedaliera un’azione concreta, continuiamo a sollecitare una svolta sulla sicurezza perché è il personale che ci dice che non si sente tutelato».
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I commenti della politica
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha condannato l’accaduto: «La mia piena solidarietà va al medico e ai tre infermieri dell’ospedale Borgo Trento di Verona, vittime di un’aggressione avvenuta la scorsa notte. Un comportamento che non solo è un affronto alla professione sanitaria, ma rappresenta un atto di inciviltà inaccettabile. Assistiamo ormai ad un bollettino pressoché quotidiano di aggressioni negli ospedali: serve il massimo rigore verso persone che si scagliano contro chi è impegnato ad aiutare loro ed altri cittadini. Bene le nuove normative, che auspico siano applicate con rigore, se necessario estendendo le stesse a nuove norme ancor più repressive. Nel contempo, dobbiamo tutti impegnarci in un’operazione culturale e divulgativa: chi aggredisce un medico, un infermiere, un operatore ospedaliero commette un delitto dei più ripugnanti. Va insegnato ai bambini, ribadito agli adulti, ricordato anche ai cittadini stranieri che vivono nelle nostre comunità. I camici bianchi non possono sentirsi soli».
La consigliera regionale del PD Anna Maria Bigon però se la prende proprio con la Regione Veneto: «Un’escalation che prosegue imperterrita, senza soluzioni in grado di arrestare le violenze. E poi chi governa la Regione si chiede come mai il personale che dovrebbe coprire le carenze del sistema pubblico è introvabile. In questo caso la risposta è semplice: l’incapacità o la mancanza di volontà di introdurre sistemi e strumenti di sicurezza degni di questo nome».
«Avevamo chiesto di intervenire con investimenti importanti per la messa in sicurezza dei nostri sanitari. Le misure di sorveglianza sono indispensabili. E non da oggi: nel 2024 i casi di aggressioni al personale sanitario sono aumentati rispetto all’anno precedente. Secondo i dati (diffusi da Amsi ,UMEM e Uniti per Unire) , l’incremento in Veneto è stato del 17%, ma dalla Regione non è arrivato alcun provvedimento. Ormai quasi 1 infortunio su 10 è dovuto a un’aggressione, con le donne che vengono colpite quasi nel 70% dei casi, ben oltre i 1.500 lo scorso anno» continua Bigon.
In conclusione Bigon evidenzia che «serve investire in chiave preventiva garantendo una significativa presenza delle forze dell’ordine nelle strutture. Per questo torno a chiedere alla Regione più attenzione su questo tema, mettendo a disposizione delle Forze dell’ordine strutture e risorse adeguate, anche valutando il ricorso a servizi di vigilanza privati, in modo da dissuadere gli episodi di violenza e garantire un intervento tempestivo».
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