Non si può morire così: a Verona il raduno per ricordare Nora
di Alessandro Bonfante
Tante persone oggi pomeriggio, domenica 2 febbraio, nel piazzale della stazione di Verona Porta Nuova, davanti al Tempio Votivo, per ricordare Nora Jlassi, la giovane di appena quindici anni trovata senza vita a San Bonifacio lunedì 27 gennaio.
Presenti la famiglia, amici e tante persone che hanno voluto essere presenti per ricordare la ragazza, ma anche interrogarsi su quanto accaduto. Persone vicine alla vittima accusano malintenzionati che l’avrebbero sfruttata e raggirata, in un contesto di spaccio, prostituzione e degrado che dovrà essere chiarito dalle forze dell’ordine.
Il cuore dell’incontro di oggi, però, è stato alzare la voce contro il fenomeno della droga, che rovina tante vite, e interrogarsi, come società, su come proteggere i giovani e le loro fragilità. Presente per questi motivi anche don Antonio Coluccia, un nome noto a livello nazionale, ma anche don Renzo Zocca e don Andrea Ronconi, parroco di Gesù Divino Lavoratore a Borgo Roma. La giovane vittima era infatti cresciuta in questa zona della città.
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L’intervento di don Antonio Coluccia
«I ragazzi di oggi vanno custoditi, e la società degli adulti deve sentire questa responsabilità» ha dichiarato don Antonio Coluccia, fondatore dell’Opera don Giustino.
«Vogliamo dire con forza: mai più si può morire in questo modo. Dobbiamo essere vigili anche nella nostra città. Non possiamo limitarci a commuoverci di fronte alla morte di una ragazza così giovane, dobbiamo agire. Le famiglie, le associazioni, tutta la comunità devono mobilitarsi perché questa vicenda ci lasci un grande messaggio» è il sollecito di don Coluccia.
«Oggi celebriamo la Giornata della Vita ed è fondamentale trasmettere ai ragazzi che la droga è un bluff, che non offre un futuro, ma lo ruba. Toglie sogni, speranze e vita. L’impegno di tutti, anche nel ricordo di questa ragazza, deve essere quello di evitare che un altro giovane possa morire così. Da questa manifestazione deve nascere un rinnovato senso di responsabilità, che va oltre le appartenenze religiose: è un impegno per tutte le persone di buona volontà».
«Anche Verona è segnata dal problema dello spaccio di droga. Questo [la stazione, ndr] è un luogo simbolico, più volte al centro di servizi televisivi e di attenzione pubblica. Non possiamo abbassare la guardia, ma al tempo stesso ognuno deve fare la propria parte: la Chiesa, le istituzioni, che già stanno agendo, ma anche le famiglie e i cittadini. La partecipazione sociale è fondamentale» ha detto don Antonio Coluccia.
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L’intervento di don Andrea Ronconi
È intervenuto anche don Andrea Ronconi, parroco di Gesù Divino Lavoratore, in zona Borgo Roma: «Il problema è serio. In quella zona esistono criticità note da tempo, e lo spaccio è una realtà con cui dobbiamo confrontarci. Stiamo cercando di affrontarlo lavorando in collaborazione con il Comune e i servizi sociali, attraverso progetti mirati, ma la situazione resta molto complessa».
«Con i ragazzi cerchiamo di dialogare, di accoglierli, spesso anche in canonica. Vengono a parlare con noi e proviamo a contrastare questo fenomeno, ma non è affatto semplice. Non è facile nemmeno offrire loro alternative concrete, eppure credo che sia fondamentale agire. In questi anni si è consolidata una collaborazione con i servizi sociali e con il Comune, e questa credo sia la strada migliore da seguire».
Ha aggiunto don Andrea Ronconi: «Non si tratta di attribuire colpe, di dire ‘è colpa mia’ o ‘è colpa tua’. Nessuno può davvero sapere di chi sia la responsabilità, anche perché ci sono elementi imprevedibili. Ciò che conta è che questa situazione interpella tutti noi».
«Questa mattina ho chiesto alla comunità di pregare per questa realtà difficile, ma soprattutto ho ricordato a tutti che abbiamo una responsabilità condivisa: dobbiamo sentirci corresponsabili nell’educazione dei giovani, per offrire loro un futuro migliore» conclude il parroco.
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