La veronese Vincenza Maria Poloni sarà Santa!
di Alessandro Bonfante
La Beata veronese Vincenza Maria Poloni, vissuta nell’Ottocento, sarà Santa per la Chiesa Cattolica. Nata a Verona il 26 gennaio 1802 e morta l’11 novembre 1855 sempre in città, fu insieme al beato don Carlo Steeb la Fondatrice dell’Istituto Sorelle della Misericordia.
Papa Francesco oggi, lunedì 27 gennaio, ha infatti ricevuto il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la promulgazione dei decreti che riconoscono il miracolo ottenuto per intercessione della beata veronese. Riconosciuto anche il martirio di cinque francescani, i Servi di Dio Pedro de Corpa e quattro compagni, dell’Ordine dei Frati Minori, avvenuto nel settembre 1597 nel Nord America, e del Servo di Dio Lycarion May, nel 1909, durante la cosiddetta “Settimana tragica” di Barcellona, in Spagna.
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Vincenza Maria Poloni
Venerabile dal 2006 e beatificata nel 2008 da papa Benedetto XVI, la ricorrenza del ricordo per la futura santa veronese è l’11 novembre, data della morte nel 1855.
Di seguito la biografia della religiosa, come riportata dal Dicastero delle Cause dei Santi.
Il 26 gennaio 1802, a Verona, all’attuale numero civico 8 di Piazza delle Erbe, nasceva Vincenza Maria Poloni (al secolo: Luigia Francesca Maria) da Gaetano e Margherita Biadego. Nel pomeriggio dello stesso giorno veniva battezzata nella Parrocchia di S. Maria Antica presso le Arche Scaligere col nome di Luigia Francesca Maria.
Ultima di dodici fratelli dei quali nove morirono in tenera età, Luigia crebbe in un clima familiare permeato da solidi principi religiosi e da uno stile di solidarietà verso i più deboli. Dai genitori assorbì il senso della fede, della preghiera e della laboriosità e ricevette un grado di istruzione adeguato alla sua condizione sociale.
Giovane di aperto e di vivace ingegno, divenne il braccio destro della mamma nella cura della casa, il sostegno insostituibile nell’educazione dei numerosi nipoti, l’assistente premurosa di una cognata spesso malata e l’aiuto principale nel negozio del padre. Anche Il fratello Apollonio, trovò nella sorella Luigia un valido appoggio per la gestione e amministrazione della complessa attività agricola in località Palazzina (Verona).
Sotto la direzione spirituale del Beato Carlo Steeb il suo cuore andava assecondando i richiami dello Spirito Santo che la conduceva con sempre maggior trasporto a dedicare tempo ed attenzione alle persone anziane e malate croniche presso il Pio Ricovero cittadino. Nel 1836, durante una terribile epidemia di colera, diede prova di incondizionata abnegazione nel reparto detto “sequestro” mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Intanto la volontà di Dio andava facendosi sempre più chiara: gli anziani e i malati costituivano il corpo di Cristo sofferente a cui si donava generosamente e al quale voleva attrarre altre compagne.

Superate le non poche resistenze poste dai famigliari che ritenevano ancora indispensabile la sua presenza in famiglia, il 2 novembre 1840 la Poloni si stabilì con tre compagne in due stanzette presso il Pio Ricovero per dedicarsi a tempo pieno al servizio degli anziani e malati.
Gli inizi delle opere di Dio sono sempre caratterizzati dallo zelo del donarsi e da una generosa povertà scelta consapevolmente. Quelle quattro persone assunsero subito lo stile di vita di una comunità religiosa scandita da un orario severo, da fervente preghiera, e da un totale servizio di carità verso gli altri. Ben presto si aggiunsero altre compagne, fu acquistata una casa, si ottennero le autorizzazioni civili e canoniche e così il 10 settembre 1848 Luigia Poloni insieme ad altre dodici sorelle emise i voti religiosi di povertà, castità ed obbedienza assumendo il nome di Vincenza Maria.
L’Istituto Sorelle della Misericordia di Verona diventava una realtà. Una nuova sorgente di luce e di amore sgorgava in Verona, città di santi e beati.
Madre Vincenza Maria, nei quindici anni da lei vissuti dopo la fondazione dell’Istituto, esercitò con zelo ammirabile la sua missione di assistenza agli anziani, malati e fanciulli orfani. Con la saggezza che derivava dal suo temperamento, dall’esperienza di vita in famiglia e soprattutto dalla fedeltà allo Spirito, reggeva la Comunità che, nel frattempo andava espandendosi raggiungendo – alla sua morte – il numero di 48 sorelle.
Con l’esempio della vita e con l’insegnamento, raccomandava alle sue figlie la rettitudine nell’agire, la tenerezza verso le ammalate, la pazienza nelle tribolazioni, l’umiltà nel riconoscere i propri errori, la carità verso il prossimo, soprattutto verso i poveri. Era solita dire: “I poveri sono i nostri padroni: amiamoli e serviamoli come serviremmo Gesù Cristo stesso in persona”.
Sopportò con fede e con fiducia nella divina Provvidenza difficoltà e sacrifici. Coltivò la preghiera, l’amore all’Eucaristia, la devozione all’Addolorata, ai Sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria. Nutrì, inoltre, una particolare devozione nei confronti di San Vincenzo De’ Paoli, il santo cui il Beato Carlo Steeb si ispirò nello stendere le Regole per l’Istituto che stava per sorgere.
La fama del nuovo Istituto si diffondeva anche fuori Verona e a Madre Vincenza Maria giungevano ben presto richieste di sorelle per un servizio di misericordia da altre città e paesi. Le prime comunità furono aperte a Cologna Veneta, Montagnana, Zevio, Este e Monselice.
Negli ultimi anni della sua vita, Madre Vincenza Maria venne colpita da un tumore che, lentamente ma inesorabilmente, la consumava. Sopportò il dolore con cristiana fortezza e in silenzio per non essere di peso alle sorelle. Si sottopose all’intervento chirurgico e alla cura ancor più dolorosa del ‘caustico’ senza anestesia.
Trascorse gli ultimi dieci giorni di vita in edificante preparazione alla morte, confortata dalla presenza del suo direttore spirituale, don Carlo Steeb, che le somministrò il sacramento degli infermi.
Entrò nell’eternità alle ore 9 dell’11 novembre 1855 lasciando alle sue Figlie il tesoro dei suoi esempi ed un mirabile testamento spirituale nel quale raccomandava con tutte le forze la carità. Quelle parole sembrano scritte con il suo sangue ed hanno ancor oggi il fascino di un eroismo raggiunto dal suo impegno di conformità a Cristo. La sua figura costituisce una fulgida luce che ci addita il cammino sicuro della santità.
Questa perla non poteva rimanere nascosta per cui diciamo il nostro grazie alla Chiesa che, dopo scrupoloso esame storico e teologico, ha riconosciuto ufficialmente il 28 aprile 2006 l’esercizio delle virtù eroiche di madre Vincenza Maria Poloni e il 17 dicembre 2007 la guarigione miracolosa di suor Virginia Agostini avvenuta per sua intercessione nel 1939.
Oggi la nostra gioia è piena perché madre Vincenza Maria è ufficialmente proclamata Beata dalla Chiesa. Una nuova sorella ci viene offerta come esempio e come protettrice.
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Il miracolo
La ricostruzione, come riportata dal Dicastero delle Cause dei Santi.
Il 16 dicembre 2013, nella Diocesi di Santa Maria de los Ángeles, in Cile, una donna subì un intervento programmato di colecistectomia laparoscopica. Tuttavia, nel corso dell’operazione, si manifestarono sintomi di ipotensione e tachicardia e i medici rilevarono un’emorragia all’interno della cavità addominale tale da rendere necessario un “intervento a cielo aperto d’urgenza”. Il quadro operatorio evidenziò una lacerazione aortica con shock emorragico, tanto che le condizioni della paziente richiesero l’applicazione di un camplaggio aortico a livello dello iato diaframmatico. Dopo aver inserito la protesi e rimosso un trombo, l’aorta venne suturata, ma al duplice intervento e alla copiosa emorragia fecero seguito una serie di complicazioni tutte potenzialmente letali (shock emorragico grave, clampaggio prolungato dell’aorta, insufficienza renale, sindrome addominale compartimentale, peritonite purulenta postoperatoria ad alto rischio infettivo, cinque interventi di laparotomia, intubazione orotracheale e tracheotomia, polmonite da ventilazione meccanica prolungata e decubito sacrale).
La prognosi si presentò dunque molto severa e riservata e i medici temevano che la paziente sarebbe deceduta entro pochi giorni. In quelle ore il nipote della donna invocò l’intercessione di Vincenza Maria Poloni per la salvezza della nonna, e, insieme a lui, molte altre persone si recarono davanti all’immagine della Poloni, posta sulla facciata esterna della casa religiosa delle Sorelle della Misericordia a Quilleco (Cile), rivolgendosi in preghiera con la medesima intenzione. Contro ogni previsione, le condizioni di salute della paziente migliorarono. Fu dimessa il 31 gennaio in buone condizioni cliniche senza alcuna conseguenza né generale, né cardiovascolare. Tornata a casa, riprese tutte le sue attività senza difficoltà e con piena lucidità mentale.
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Il Presidente della Camera Fontana: «Sua testimonianza sempre viva»
«Sono felice che la beata veronese Vincenza Maria Poloni sarà proclamata santa. Ritengo che sia una bella notizia per Verona e per chi si riconosce nella sua testimonianza viva di amore e servizio al prossimo», così il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. «L’opera di Vincenza Maria Poloni è proseguita nell’istituto, da lei fondato, Sorelle della Misericordia e continua a ispirare chi sceglie di dedicarsi al bene comune. Il suo esempio resta vivo e attuale: rettitudine, pazienza, umiltà e carità, valori che rimangono fondamentali per costruire un mondo più giusto, solidale e accogliente».
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