Sofferenza mentale, Self Help lancia il manifesto per un «cambio di paradigma»

L’associazione Self Help San Giacomo rilancia la campagna per l’umanizzazione della sofferenza mentale rendendo pubblico il proprio manifesto: “Ridiamo umanità alla sofferenza mentale – Un’utopia possibile”.

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, che ricorre il prossimo 10 dicembre, e nel centenario della nascita di Franco Basaglia, l’associazione Self Help San Giacomo presenta il manifesto “Ridiamo umanità alla sofferenza mentale – Un’utopia possibile” per promuovere un cambio di paradigma nell’approccio alla salute mentale.

La sofferenza mentale, in costante crescita, colpisce soprattutto i giovani – ma non solo –, con disturbi come ansia, depressione e dipendenze. Oggi, secondo l’associazione, i sistemi psichiatrici tradizionali mostrano limiti evidenti, talvolta trasformandosi in strumenti di cronicizzazione e isolamento. Serve una rivoluzione culturale, secondo il manifesto diffuso dall’associazione: mettere al centro la persona, valorizzarne la capacità di autodeterminazione e creare reti relazionali che restituiscano senso e voglia di vivere.

«Serve, a nostro avviso, un cambio radicale di paradigma» spiega Ernesto Guerriero, socio fondatore dell’associazione Self Help San Giacomo. «È necessario liberare la sofferenza mentale dall’approccio strettamente psichiatrico-sanitario per cogliere il “nucleo doloroso” di una sofferenza umana che si genera nel complesso processo di equilibri vitali della persona e che va guardata con gli occhi della “cura” intesa non come pura “terapia” ma come “prendersi cura della persona” o, meglio ancora, come realizzazione di contesti e condizioni che permettano alla persona stessa di prendersi cura di sé e degli altri».

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Guarda l’intervista

Da Basaglia alla rottura dell’isolamento

Secondo la Self Help San Giacomo è fondamentale recuperare la visione di Franco Basaglia, riportando al centro la persona e non la patologia. La sofferenza mentale dovrebbe essere affrontata valorizzando la soggettività e l’autodeterminazione, costruendo reti relazionali che restituiscano voglia di vivere, soprattutto ai giovani. Nessuno dovrebbe restare isolato o dipendere per sempre dai familiari o da strutture.

Parallelamente, spiega sempre Guerriero, è necessario sostenere i familiari e diffondere questa nuova visione anche nei contesti sociali e scolastici. “Un’utopia possibile“, se ne rendono conto nell’associazione. Ma è per questo che si impegnano da ormai 30 anni.

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Lo spettacolo

Il messaggio dell’associazione viene veicolato anche attraverso l’arte e in particolare il teatro. Il prossimo 10 dicembre, alle ore 21 al Teatro Modus in zona San Zeno, va in scena uno spettacolo sulla vita di Vincent Van Gogh, “Vincent Van Gogh straniero su questa terra“, con Ernesto Guerriero e Silvana Berti.

Si affrontano i temi del rapporto fra vita, arte e follia e provando a scandagliare quel miscuglio di desideri, aspirazioni, attese, passioni, bisogni, delusioni, frustrazioni, incomprensioni, gioie, dolori con il quale ognuno di noi deve fare i conti e che spesso genera quella sofferenza che, se non compresa, può segnare negativamente tutta la nostra vita.

I posti sono già tutti esauriti e lo spettacolo sarà replicato, sempre al Modus, domenica 22 dicembre alle ore 17.30.

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