Autonomia differenziata, Zaia tira dritto. Per i Verdi «nega la realtà»

Dibattito acceso dopo le motivazioni della Corte Costituzionale. Il consigliere regionale di Forza Italia Bozza: «Basta fughe in avanti, il solo nemico della riforma è la sinistra».

La Corte Costituzionale, riguardo la legge sull’autonomia differenziata, ha emesso una sentenza che accoglie parzialmente i ricorsi presentati da alcune regioni. Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha accolto con entusiasmo la sentenza, definendola un «passaggio storico» per il Veneto e l’Italia intera.

«La Consulta ha confermato la legittimità della legge sull’autonomia differenziata» ha dichiarato Zaia, sottolineando come questo verdetto dimostri che il percorso intrapreso sia pienamente in linea con la Costituzione.

Zaia ha enfatizzato che l’autonomia non è una questione divisiva, ma un’opportunità per valorizzare ogni territorio nel rispetto dell’unità nazionale. «Per il Veneto, autonomia significa poter migliorare ulteriormente i servizi, dalla sanità alla protezione civile, con una gestione più diretta e aderente alle reali necessità della nostra regione» ha affermato. Il Presidente ha anche annunciato che gli esperti della Regione, tra cui costituzionalisti ed economisti, continueranno a vigilare sui prossimi passaggi dell’iter legislativo.

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Secondo Cristina Guarda, eurodeputata del Gruppo Verdi/ALE, e Renzo Masolo, consigliere regionale di Europa Verde, sull’autonomia «Zaia nega la realtà».

«Di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale, il “buon padre di famiglia” si fermerebbe a riflettere, ammettendo di aver sbagliato qualcosa. Un politico con una certa tendenza a prendersi i meriti e ad addossare agli altri le responsabilità, invece, ci spinge sempre di più nelle fitte nebbie della post-verità. Come si fa a dire “avanti tutta”, quando del ddl Calderoli rimane poco e delle promesse fatte ai veneti sostanzialmente nulla? Il presidente della Regione nega platealmente la realtà».

E ancora, aggiungono i Verdi: «Le 23 materie di Zaia non esistono più: la Corte Costituzionale ha spazzato via la pretesa messa nero su bianco dalla maggioranza in consiglio regionale nel 2017, dopo il referendum consultivo. Per non parlare dei nove decimi delle tasse da trattenere in Veneto, usciti di scena già nelle prime fasi della trattativa. Insomma, delle promesse di Zaia non è rimasto nulla e, come temevamo, l’autonomia si è ridotta ad uno slogan da ripetere a macchinetta».

«Un vero peccato, perché di un avvicinamento dei poteri ai cittadini e alle comunità locali ci sarebbe davvero bisogno. Lasciando perdere le pretese secessionistiche ed evitando il rischio di un neo-centralismo regionale», concludono Guarda e Masolo.

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Bozza (FI): «Basta fughe in avanti, il solo nemico della riforma è la sinistra»

Il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza pone una riflessione politica, anche agli alleati, dopo la pubblicazione motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale sull’autonomia: «Viene confermato ciò che Forza Italia ha sempre detto con molto realismo: se vogliamo arrivare davvero all’autonomia del Veneto dobbiamo essere pragmatici e portare a casa ciò che è davvero possibile, senza massimalismi, velleitarismi e muro contro muro improduttivi. È facile e forse più comodo procedere a slogan, ma non porta a nulla. La Consulta lo ha pure scritto: non si possono chiedere materie, ma singole e specifiche funzioni; e sui Lep bisogna tenere conto del principio di sussidiarietà e delle coperture finanziarie. O si fa così, o non si fa, non ci sono alternative. Piaccia o non piaccia. Anch’io vorrei avere l’autonomia di Trento e Bolzano, ma non è costituzionalmente possibile, chi lo ha fatto credere non ha avuto un atteggiamento corretto di fronte ai cittadini».

Bozza invita perciò d’ora in avanti a tenere un approccio «maggiormente unitario, senza fughe in avanti, perché l’unico nemico dell’autonomia è la sinistra, a cui però la Consulta ha di fatto tolto la sola arma che aveva, cioè il referendum abrogativo. Un pericolo scongiurato che, quello sì, avrebbe forse pregiudicato la riforma. Riforma che invece ora si può completare tenendo conto dei rilievi della Corte».

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