Sanità, Tosi: «Occorre riorganizzare il sistema regionale»

Convegno di Forza Italia e Ppe sulla sanità veronese. Con Tosi presente il presidente della commissione Affari Sociali della Camera Cappellacci.

Quasi 200 persone venerdì, all’Hotel Catullo di San Martino Buon Albergo, hanno partecipato al convegno “SSN: Criticità e possibili soluzioni anche in prospettiva europea”, organizzato da Ppe e Forza Italia, con l’europarlamentare Flavio Tosi, componente della commissione ENVI (che ha delega anche alla Sanità) e già assessore regionale alla Sanità, il deputato e presidente della commissione Affari Sociali alla Camera Ugo Cappellacci, la deputata Paola Boscaini, che ha collaborato anche all’organizzazione dell’evento, e il consigliere regionale Alberto Bozza.

Tra i relatori il presidente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona Giuseppe Lippi; il presidente della Consulta dei Primari di AOUI Verona Vincenzo Di Francesco; il presidente di Aris Triveneto e direttore generale Università e Ricerca dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria Mario Piccinini; e il direttore dell’Unità di Endoscopia Digestiva alla Fondazione Policlinico Gemelli di Roma Cristiano Spada.

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Cappellaci ha ricordato che «il sistema sanitario nazionale negli ultimi vent’anni è stato sotto-finanziato per circa 30 miliardi, questo Governo invece ha incrementato la spesa sanitaria, ci rendiamo conto che non basta a colmare nel breve periodo il gap che si è creato, però si sta andando finalmente nella giusta direzione».

Cappellacci poi ha sottolineato che «va ripensato il modello organizzativo della nostra sanità, non è vero che in generale mancano i medici, ci sono Paesi europei che ne hanno lo stesso nostro numero, ma funzionano meglio perché lì non si sobbarca il medico di altri compiti e oneri». Semmai, ha ammesso Cappellacci, «c’è un deficit di alcune tipologie di medici, medici di base, medici dell’urgenza, vedi i pronto soccorso, anestesisti. Vanno incentivate quelle figure. Come vanno trovati infermieri e operatori sociosanitari, di loro c’è vera carenza, oggi i nostri infermieri guadagnano troppo poco rispetto alla formazione che hanno».

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Tosi ha ricordato l’organizzazione del sistema sanitario è in capo alle Regioni: «In Veneto la sanità rimane un’eccellenza, soprattutto negli interventi complessi e sui grandi traumi, ma è innegabile che negli ultimi anni siano emerse delle difficoltà nelle liste di attesa, sia per le prestazioni e gli interventi programmati che per le code al pronto soccorso, pertanto c’è necessità di mettere mano all’organizzazione socio-sanitaria regionale».

«Poi c’è il livello europeo – ha continuato Tosi – e qui vanno esaminati due aspetti: il primo sono i modelli organizzativi, che vanno armonizzati in tutta l’Ue, pensiamo ai medici di base: in questo settore, come in generale, va uniformata l’organizzazione, mutuando le best practices dagli altri Paesi».

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L’altro aspetto, ha sottolineato Tosi, «è quello finanziario e non è certamente colpa del governo attuale, da decenni il sistema sanitario nazionale è sottofinanziato: la media dei Paesi Ocse spende almeno il 7,5% del Pil per la sanità, l’Italia è al 6,3%, dobbiamo anche noi raggiungere quel punto in più di Pil, significa 20 miliardi di euro. La stessa UE potrebbe imporre un vincolo a tutti i Paesi membri per raggiungere quel target, magari con delle tempistiche concordate. Altrimenti ci incartiamo e succede ciò che sta già avvenendo, che importiamo medici da India o Sudamerica, mentre i nostri che abbiamo formato vanno all’estero per guadagnare di più. Non è che mancano i medici in assoluto, come dice giustamente Cappellacci c’è un deficit organizzativo in tal senso, l’altro problema è che alcune tipologie di medici le perdiamo non investendo adeguatamente».

Forza Italia-PPE - convegno sanità
Forza Italia-PPE – convegno sanità

Boscaini ha spiegato: «Dal nostro segretario Tajani abbiamo avuto l’input di andare nei Pronto Soccorso per capire la drammatica situazione che vivono e di confrontarci con la sanità territoriale. Questo convegno è proprio un momento di ascolto da parte nostra con addetti ai lavori, dirigenti e operatori della sanità. Gli ospedali e i Ps non possono accollarsi i casi di routine, ma devono assorbire solo le emergenze. La soluzione è rafforzare la medicina territoriale e rendere più specialistica la formazione dei medici di base, questo aiuterebbe a sgravare i Ps dei codici bianchi. Gli stessi medici di base vanno poi esentati dalla burocrazia, per dare loro il tempo di fare il loro lavoro, cioè seguire i pazienti. In questi anni invece la Regione ha chiuso gli ospedali e non ha rafforzato come avrebbe dovuto la medicina del territorio».

Bozza ha ricordato che «il Veneto nell’ambito socio-sanitario è sempre stata una Regione di eccellenza, oggi però delle crepe si sono aperte, c’è una sofferenza sia nel pubblico che nel privato convenzionato. Una programmazione delle risorse non sempre impeccabile ha creato un disequilibrio trai i due sistemi. Serve ristabilirlo per permettere alla sanità pubblica di non essere eccessivamente caricata di richieste e quindi di dover allungare le liste di attesa».

E per creare una medicina del territorio che funzioni, ha puntualizzato Bozza, «va rivisto al rialzo l’aspetto economico dei medici di base, equiparando gli standard a quelli di altri Paesi, ma occorre coinvolgere sempre di più le farmacie, che devono diventare il primo presidio del sistema decentrato».

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