La testimonianza di un veronese a Valencia: «Scene apocalittiche. La popolazione è arrabbiata»
È di oltre duecento il bilancio delle vittime dell’uragano Dana, che ha colpito Valencia nei giorni scorsi con una violenza devastante. Strade allagate, abitazioni distrutte e servizi interrotti sono solo alcune delle conseguenze che stanno mettendo in ginocchio la città spagnola. A raccontarci la desolazione dell’«alba del giorno dopo» è il un veronese Stefano Novelli, ieri a Valencia e oggi in direzione Madrid.

«Il centro di Valencia non è stata colpito, grazie all’opera realizzata nel 1973 che permise di deviare il fiume Turia a circa dodici km dal centro. Il fiume è quindi esondato dall’altro lato, “risparmiando” il centro della città. Ma basta spostarsi di un paio di chilometri per assistere a scene apocalittiche. Fabbriche distrutte, case a pezzi, civili che aiutano i pompieri. Si vede la devastazione pura».

Circola anche il malcontento tra la popolazione valenciana, racconta Novelli. «Le persone qui si lamentano con il governo, perché non è stata emessa alcuna allerta rossa in tempo. Il re Felipe è stato pesantemente contestato, la gente gli gridava “assassino”. La popolazione è arrabbiata».
«Io ho visto l’esondazione del Po, vent’anni fa, e non è davvero niente in confronto a quello a cui ho assistito qui. Lo stadio Mestalla è la base della Protezione civile, con un deposito di cibo e beni di prima necessità. I mezzi pubblici sono chiusi, i treni in direzione Valencia non partono… davanti a tanta distruzione rimani impressionato».
Novelli è ora in direzione Madrid, ma trovare un mezzo per spostarsi non è stato facile, racconta. «Mi ritengo fortunato, ho trovato un buco di due posti alle 7:30 di questa mattina su un autobus. C’è stato un surplus di pullman per i trasferimenti, e trovare uno spazio è stata davvero una fortuna».

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