Ieri il presidio per Moussa Diarra. «La nostra società ha un immenso bisogno di umanità»
Una folla numerosa, ieri sera, si è radunata davanti alla stazione Porta Nuova di Verona per manifestare il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai famigliari e agli amici del giovane 26enne maliano Moussa Diarra, che ha perso la vita domenica mattina, ucciso da un agente.
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Presente anche l’assessore Jacopo Buffolo, da ieri al centro di alcune polemiche, che sui social scrive: «Quella che ieri ha vissuto la nostra città è stata una tragedia, e per questo merita il nostro cordoglio: una vita è stata spezzata, un ragazzo di 26 anni, Moussa Diarra, è morto. Questo non può che portarci a una riflessione su cosa significhi morire a quell’età e su cosa possa portare a eventi simili. Nessuna strumentalizzazione da parte dei seminatori d’odio può essere tollerata. Non è responsabilità della politica sostituirsi alla giustizia, ma lavorare per garantire un futuro giusto e sicuro per tutte e tutti. Agli sciacalli che ci chiedono di scegliere tra la solidarietà umana a Moussa e la collaborazione con le istituzioni preposte a garantire la sicurezza, rispondiamo che le due posizioni non si escludono e non si devono escludere».
«Mi rammarico nel vedere che, di fronte all’invito al cordoglio e alla commemorazione collettiva di un ragazzo di 26 anni, si preferisca spostare l’attenzione su altro. È proprio chi sposta l’attenzione sulla sicurezza che ha la responsabilità di non governare i fenomeni migratori e che investe più di 800 milioni di euro in campi di detenzione in Albania, o chi, in Regione Veneto, continua a tagliare sulla salute mentale. Questa sera siamo qui per assumerci la nostra parte di responsabilità, come facciamo ogni giorno. Perché la nostra società ha un immenso bisogno di sapersi prendere cura gli uni degli altri. Un immenso bisogno di umanità».
Cordoglio anche da parte della Ronda della Carità di Verona, che ricorda il ragazzo con un post su Facebook.
Proseguono intanto le indagini per fare luce su quanto avvenuto domenica mattina. «In riferimento al tragico evento verificatosi nella giornata di ieri sento il dovere di fornire una corretta informazione» scrive il Procuratore Tito in un comunicato diffuso oggi. «L’episodio non pare collegato ad attività criminose poste in essere dal giovane 26 enne poi purtroppo deceduto, ma, anche dalla dinamica che è fin da subito emersa, appare invece essere il frutto di un forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile» ha affermato ieri il Procuratore di Verona, Raffaele Tito.
Per quanto riguarda la posizione dell’agente della Polizia Ferroviaria che ha sparato, ora indagato come atto dovuto, «Questo Ufficio ritiene, sotto il profilo strettamente penale, che l’episodio si inserisca certamente in un contesto di legittima difesa posta in essere dall’appartenente alla polizia di Stato, tuttavia le indagini sono adesso orientate a valutare se vi sia stata o meno una condotta colposa. Situazione che si ha quando si ha una reazione di difesa esagerata; non c’è volontà di commettere un reato, ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa configurandosi così una valutazione colposa e sbagliata della reazione difensiva», ha poi proseguito Tito.
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