Caso stazione, l’Amministrazione di Verona partecipa al presidio per Moussa Diarra
La vicenda è arrivata alle cronache nazionali, con un dibattito acceso che si è allargato a sicurezza e immigrazione. Mentre proseguono le indagini, l’Amministrazione comunale di Verona interviene su quanto accaduto ieri mattina in Stazione Porta Nuova, manifestando anzitutto il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai famigliari e agli amici del giovane 26enne maliano Moussa Diarra, che ha perso la vita, e del poliziotto coinvolto nell’aggressione.
Per questi motivo, vari rappresentanti dell’Amministrazione saranno presenti al presidio in ricordo del giovane, organizzato dalle 18 alle 20 di questa sera davanti alla stazione di Verona Porta Nuova.
«Ho seguito quanto accaduto ieri fin dalle prime ore del mattino, restando in costante contatto con la Questura e la Procura impegnata nelle indagini per la ricostruzione dei fatti, possibile grazie ad un efficiente apparato di telecamere presenti sul territorio cittadino» afferma l’assessora alla Sicurezza Stefania Zivelonghi. «Sul fronte della sicurezza non possiamo che dire che il presidio c’era, resta il fatto drammatico che ha distrutto la vita di un giovane e probabilmente segnerà quella del poliziotto, una vicenda che rappresenta in parte il nostro tempo».
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«Possiamo fare molte considerazioni sugli aspetti della sicurezza, su quelli sociali o del disagio, ma quello che intendiamo fare e su cui cercheremo di lavorare è capire come si sia arrivato al tragico epilogo. In particolare cercheremo di capire cosa ha reso un ragazzo con un percorso di integrazione avviato, in possesso di regolare permesso di soggiorno e che stava lavorando, una persona aggressiva in quei termini e in quei modi in quella mattina tragica. Questo è un tema che dovremo affrontare con serenità, obiettività per cercare di trovare della soluzioni e soprattutto capire dove si sia inceppato il meccanismo. Questo è il nostro compito, al di là di ogni strumentalizzazione da cui vogliamo tenerci assolutamente lontani».
Strumentalizzazioni che intende respingere anche il Procuratore della Repubblica Raffaele Tito, il quale in una nota diffusa oggi, dichiara che la vicenda di ieri a Porta Nuova, con la morte di Moussa Diarra, non è da ricondurre a «indice di pericolosità» della stazione, ma al «forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto».
Lettura in linea con quella dell’Amministrazione Tommasi, chiarita oggi dall’assessora Zivelonghi: «La vicinanza con le Forze dell’ordine è massima, ma è opportuno – ha sottolineato in conferenza stampa –, sulla base delle informazioni che abbiamo, tenere ben distinta la figura di Moussa Diarra dalle persone che nelle scorse settimane sono state arrestate nell’ambito della maxi operazione in Stazione gestita dal Questore Roberto Massucci poco prima della sua partenza da Verona e anche dagli spacciatori arrestati a Veronetta. Tre realtà estremamente diverse, banalizzarle e unirle è una semplificazione ed una strumentalizzazione a cui non vogliamo assolutamente prestarci».
«Chi cerca di avvicinare i tre fenomeni non ha certo la volontà di capire come stanno le cose né di trovare soluzioni che affrontino in modo oggettivo, imparziale e corretto il dramma a cui abbiamo assistito ieri. Attendiamo i prossimi giorni e le nuove informazioni che arriveranno per ulteriori considerazioni», ha ribadito l’assessora Zivelonghi, che in merito alla sicurezza nella zona della Stazione di Porta Nuova ha aggiunto: «Per natura e configurazione la zona della Stazione rimane un luogo con un rischio fisiologico, tuttavia si lavora su due filoni, quello del presidio costante con pattuglie delle Forze dell’ordine e con l’ausilio delle telecamere, e quello della rivitalizzazione della piazza per la quale stiamo dialogando con il Gruppo Ferrovie dello Stato».
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L’assessore alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità Jacopo Buffolo ha aggiunto: «Si tratta di una tragedia che ha colpito la nostra città. Spiace vedere che, di fronte ad un evento così drammatico, invece le istituzioni nazionali speculino su questa vicenda perché non è compito della politica quello di sostituirsi alla giustizia. A 26 anni nessuno dovrebbe morire così né qui, né in altre città e nessun ministro dovrebbe affrontare questioni in maniera semplicistica quando la tragedia è di questa portata».
Continua Buffolo: «Le vite rovinate sono due, quella di Moussa Diarra che non c’è più e quella dell’agente coinvolto, la cui vita sarà segnata per sempre da questo tragico episodio. Stasera anche noi saremo presenti in stazione a testimoniare il cordoglio e la nostra vicinanza agli amici e familiari perché prima di tutto deve esserci l’umanità. Noi facciamo Politica con la P maiuscola, per costruire un futuro più giusto e sicuro per tutti e tutte, in coordinamento con tutte le istituzioni democratiche, proprio per questo è importante che ognuno di noi non si esime dal proprio piccolo pezzo di responsabilità se qualcosa non ha funzionato».
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Le voci dei capigruppo di maggioranza
Annamaria Molino, capogruppo di Damiano Tommasi Sindaco: «Era un ragazzo inserito, lavorava regolarmente, aveva relazioni sociali. Probabilmente viveva delle fragilità e delle difficoltà che non ha condiviso con altri, per cercare aiuto. Esprimiamo il cordoglio per questa giovane vita interrotta, e siamo vicini alla sua famiglia e ai suoi amici. Siamo vicini anche alle forze dell’ordine, sempre impegnate in un compito gravoso, spesso con forze insufficienti».
Beatrice Verzè, capogruppo di Traguardi. «I chiarimenti, che attendiamo, rispetto alla dinamica della vicenda non spostano di un centimetro la considerazione che non si possa morire così, a un’età in cui la vita dovrebbe essere nel suo pieno. A chi, da sciacallo, sostiene di aver segnalato la situazione di insicurezza, ricordiamo che la stazione di Porta Nuova, così come altre zone della città, è presidiata costantemente dalle forze dell’ordine, che infatti sono intervenute tempestivamente. Ma è evidente come questo non sia sufficiente di fronte a condizioni di fragilità e marginalità alle quali la società e la politica nazionale non stanno dando risposte. Di fronte a una vita spezzata, quella di Moussa, e un’altra che da ieri sarà segnata per sempre, quella dell’agente, come amministratrici e amministratori, e prima ancora come esseri umani, dobbiamo sentirci investiti di una grande responsabilità e farci carico dei veri cambiamenti strutturali che possono far sì che tragedie come questa non si debbano più verificare. Per questo riteniamo inaccettabili tanto sul piano politico quanto umano le strumentalizzazioni a cui stiamo assistendo da parte della destra locale, interessata più ad alimentare l’odio e l’intolleranza che ad affrontare il problema. Non vogliamo né dobbiamo sostituirci alla giustizia, ma stasera saremo presenti unendoci al cordoglio di una città e di una comunità che non deve rimanere indifferente».
Jessica Cugini, capogruppo di In Comune per Verona, ha sottolineato: «Dico queste parole con il massimo rispetto, quello che si deve alle persone cui Moussa Diarra mancherà; quando ieri è arrivata la notizia della morte di Moussa, mi trovavo accanto alla sua comunità, ai ragazzi del Ghibellin Fuggiasco e del Paratodos, per questo credo che ci mancherà molto, le parole con cui è stato descritto stridono con il racconto fatto dai ragazzi della comunità e dalla Ronda. Appariva sereno, anche se di certo viveva una situazione complessa: la situazione di chi ha un contratto di lavoro, paga le tasse, e vorrebbe una casa vera. Di chi vive in un contesto ai margini della società, nella quale vorrebbe fortemente integrarsi. Questo crea e amplifica una sofferenza che diventa anche disagio psichico. Moussa Diarra in Mali è un nome diffuso quanto un Mario Rossi da noi. Se ieri fosse rimasto a terra un Mario Rossi, la destra non sarebbe salita sulle barricate, strumentalizzato questa morte. Non avrebbe detto che non ci sarebbe mancato Mario Rossi. Il linguaggio d’odio, che abbiamo sentito dal Ministro Salvini, non fa altro che fomentare una divisione sociale che non fa bene al Paese. Forse dare più voce alle fragilità di Moussa stasera ci aiuterà a comprendere fenomeni per i quali probabilmente si stanno chiedendo le dimissioni alle persone sbagliate».
Alberto Falezza, consigliere intervenuto in rappresentanza del Partito Democratico, ha rimarcato che «siamo in un momento di tragedia, un momento che fa riflettere. Come Pd manifestiamo la nostra vicinanza alle forze dell’ordine, con la quale abbiamo instaurato un proficuo rapporto di collaborazione. Naturalmente oggi è il giorno del ricordo di Moussa e anche noi accenderemo una candela in memoria della sua giovane vita spezzata».
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