Tragedia di Vago: oggi l’ultimo saluto a madre e figlio

Si sono tenuti questo pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Vago di Lavagno i funerali di Andrea Feltre e Alessandra Spiazzi, dopo la tragedia famigliare dello scorso 20 settembre.

Si sono svolti questo pomeriggio, mercoledì 2 ottobre, nella chiesa parrocchiale di Vago di Lavagno i funerali di Andrea Feltre e Alessandra Spiazzi, figlio e madre.

Lo scorso 20 settembre, nell’abitazione di famiglia di Vago, si è consumato il dramma dell’omicidio-suicidio da parte della madre, deceduta sul posto. Il figlio è poi deceduto lunedì 23 settembre in ospedale.

Per la giornata di oggi il Comune di Lavagno ha indetto il lutto cittadino.

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Di seguito il testo dell’omelia di don Cristian Tosi.

“Fronteggiare il pericolo con coraggio e fede, anche quando non c’è via di scampo”. È questa la caratteristica principale per la quale S. Barbara è stata eletta Patrona, come sa bene Luciano, di voi Vigili del Fuoco. In questa situazione, se da una parte ci dobbiamo confrontare con un senso di impotenza, dall’altra S. Barbara ci invita ad affrontare il momento con coraggio e fede.

Oggi, 2 ottobre è la Festa dei nonni. Nella loro saggezza molto ci possono insegnare. In un video, circa la recente alluvione, un nonno di Modigliana ringrazia i cosiddetti “angeli del fango” dicendo che «quando ho visto questa solitudine di macerie, […] ho detto babbo dammi una mano. Non mi ha dato una mano, […] ma una foresta di mani»¹.

Per simbologia, in questa “tragica alluvione” che ci riguarda, una foresta di mani si è alzata dalla nostra Comunità parrocchiale di Vago: le mani di un opportuno silenzio, le mani della discreta vicinanza, le mani della sospensione del giudizio, le mani della riservatezza e sobrietà, le mani di uno sguardo introspettivo sulle proprie fragilità, ma soprattutto le moltissime mani della preghiera. Una Comunità cristiana che, nelle molteplici espressioni, con fierezza rappresento oggi: unita e compatta, rende onore al cammino umano e spirituale che da anni facciamo insieme, testimoniando chiaramente che il nostro Dio è il Dio della Vita. Afferma il Salmo 20:

«Ti ascolti il Signore nel giorno della prova […]
Esulteremo Signore per la tua vittoria,
e nel nome del nostro Dio alzeremo i vessilli»².

Il nostro vessillo è la luce di Cristo rappresentato da questo cero pasquale che vittorioso si erge davanti ad Andrea e Alessandra. Questo cero coinvolge i nostri sensi. Non solo la vista, ma in special modo l’olfatto.

«La morte odora di resurrezione». Con questa espressione Eugenio Montale interpella il nostro olfatto interiore, l’olfatto spirituale. La Bibbia è ricca di riferimenti al profumo. «Inebrianti sono i tuoi profumi, aroma che si spande è il tuo nome»³, e anche «Tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo»⁴, quel nardo puro utilizzato da Maria per ungere i piedi di Gesù. Questa casa, questa Chiesa oggi è ricca di profumo. Se è vero che «morte e vita si sono affrontate» e ogni giorno si affrontano «in un prodigioso duello»⁵, è vero anche che l’esito della battaglia ha per nome la vittoria di Cristo. Non onoriamo oggi l’odore della morte di Andrea e Alessandra, ma il profumo della loro vita. Non celebriamo l’odore della tomba, ma il profumo della resurrezione.

S. Paolo ci ricorda che dobbiamo rendere grazie a Dio, perché «sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo»⁶.

Mentre ricordiamo il profumo della vita di Andrea e Alessandra, come possiamo noi essere strumenti del buon profumo di Cristo che stiamo celebrando?

Uscendo un giorno dal convento, S. Francesco, che in questa settimana onoriamo come Patrono della nostra Comunità parrocchiale, incontrò frate Ginepro e gli disse: “Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare”. “Padre mio” rispose, “sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?”. Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che incontravano e aiutando con affabilità chi potevano. “Frate Ginepro, è ora di tornare al convento”. “E la nostra predica?”. “L’abbiamo fatta” rispose sorridendo il santo. Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà per te.

Molti, uscendo di Chiesa quest’oggi, potrebbero non saper bene che cosa dire o in quale modo preciso dare testimonianza. Va bene un affabile sorriso, delicatezza nei gesti, un fecondo silenzio e intensa preghiera. Teniamo in tasca la luce di Cristo. Il profumo della resurrezione parlerà per noi.

¹ Video Corriere della Sera, Alluvione, nonno Scherpa ringrazia gli angeli del fango, 26 settembre 2024.
² Salmo 20.
³ Cantico dei Cantici 1,3.
⁴ Vangelo di Giovanni 12,3.
⁵ Preconio pasquale.
⁶ 2 Corinzi 2,14-15.

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