G7 Parlamenti, Fontana: «Sicurezza e sviluppo chiavi di volta per la pace e la prosperità»

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha inaugurato la seconda giornata del G7 dei Parlamenti a Verona, sottolineando l'importanza della cooperazione internazionale e il ruolo del G7 nel gestire sfide globali come sicurezza, sviluppo e cybersicurezza.

Il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha dato il via al secondo giorno di lavori del G7 dei Parlamenti di Verona con un intervento introduttivo. Fontana, nel suo intervento, ha accolto i partecipanti alla riunione dei Presidenti delle Camere Basse dei Paesi del G7 a Verona, sottolineando l’importanza della cooperazione internazionale e il ruolo dei Parlamenti come rappresentanti diretti dei cittadini. Il presidente ha inoltre evidenziato la rilevanza del G7 come “cabina di regia del mondo libero” per affrontare le sfide globali contemporanee, tra cui la sicurezza, lo sviluppo economico, la cybersicurezza e la transizione digitale, con un focus particolare su Africa e Mediterraneo.

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L’intervento introduttivo di Lorenzo Fontana

Onorevoli Colleghi Presidenti,
sono lieto di rinnovarvi il benvenuto a Verona e di accogliervi nella storica Sala del Consiglio della Loggia di Fra Giocondo, Ringrazio l’Amministrazione provinciale e la Prefettura di Verona per l’ospitalità.
“There is no world without Verona walls”: in questo icastico verso William Shakespeare condensa l’amore di Romeo per la sua città, costretto a recarsi in esilio lasciando l’amata Giulietta, nell’opera che ha reso celebre in tutto il mondo Verona, la cui storia e la cui arte avrete modo di conoscere e apprezzare in questi giorni.

Sono lieto di accogliere per la prima volta in questo consesso gli Speakers nordamericani Johnson e Fergus e il presidente giapponese Nukaga che per la prima volta prendono parte a una riunione dei Presidenti delle Camere Basse dei Paesi del G7. Sono certo che il loro contributo arricchirà significativamente i nostri lavori.

Saluto con gioia i colleghi presidenti europei Bas, Braun-Pivet, Hoyle e Metsola, con cui ho avuto il piacere di partecipare lo scorso anno a Tokyo alla precedente riunione del versante parlamentare del G7, e mi congratulo in particolare con gli ultimi tre per essere stati rieletti da poco, a conferma della fiducia riposta in loro dai componenti delle rispettive Assemblee.

Sono sicuro di interpretare il sentimento di tutti noi, rivolgendo un caloroso abbraccio al collega Ruslan Stefanchuk che per la terza volta interviene come osservatore alla nostra riunione. A due anni e mezzo dall’aggressione russa dell’Ucraina, la sua presenza testimonia la coraggiosa resistenza di un popolo che ha scelto la via della libertà e della democrazia e non intende rinunciarvi.

Ringrazio la collega presidente dell’Assemblea nazionale della Tanzania, Tulia Ackson – che ho incontrato a Roma prima che diventasse Presidente dell’Unione interparlamentare – per aver accettato l’invito ad essere relatrice nella seconda sessione di lavoro portando l’esperienza diretta di un paese e di un continente che avrà tanta parte nel delineare il futuro del mondo grazie alle sue giovani generazioni.
Nel dichiarare aperta la 22ma riunione dei Presidenti delle Camere Basse dei Paesi del G7, desidero sottolineare la massima rilevanza che la presidenza italiana annette al contributo dei Parlamenti, in quanto rappresentanti diretti dei cittadini. La presenza ieri del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’intervento oggi del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, sanciscono l’importanza di questo avvenimento e della necessaria sincronia tra dimensione intergovernativa e dimensione interparlamentare.

Salutiamo il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in collegamento, che ringrazio per il suo intervento.
Il G7 ha ormai quasi mezzo secolo di storia. Grazie alla profonda comunanza di valori che contraddistingue i Paesi che ne fanno parte, si è evoluto nel tempo e si dimostra oggi più che mai necessario in un contesto internazionale drammaticamente incerto. La presidenza italiana del 2024 ne ha inteso valorizzare le potenzialità secondo alcune direttrici che hanno visto agire Governo e Parlamento in maniera complementare.

Come prima cosa vorrei sottolineare che l’Italia sta sempre più contribuendo ad evidenziare il ruolo del G7 come “cabina di regia del mondo libero” nato dalle macerie della Seconda guerra mondiale, al fine di tutelare l’ordine internazionale. Lo ha provato plasticamente il viaggio a Kiev del Presidente Meloni nello scorso mese di febbraio, in concomitanza con il secondo anniversario dell’aggressione russa: il primo vertice in videoconferenza è stato presieduto non da Roma, ma dalla capitale ucraina.

Il G7 nel nostro tempo sta dimostrando una capacità di reazione rapida nella definizione di posizioni comuni rispetto alle sfide multiple ed interconnesse che caratterizzano il mondo contemporaneo.
L’omogeneità dei sistemi politici sta favorendo l’ampliamento dei settori in cui si svolge la cooperazione tra i Paesi membri. Alla politica estera e a quella economica, si stanno via via aggiungendo altri ambiti che diventano oggetto di riunioni ministeriali, dai trasporti al turismo, dal commercio estero alla cultura. Come novità della presidenza italiana, mi preme sottolineare la convocazione della prima ministeriale del G7 sul tema della disabilità.

I temi che tratteremo nelle prossime sessioni di lavoro proiettano il G7 in un’ottica globale. Il nesso tra sicurezza e sviluppo è la chiave di volta per assicurare pace e prosperità in tutto il mondo e non può essere affrontato senza un’ostinata ricerca del dialogo e del confronto anche quando le posizioni sembrano essere molto distanti.

Le dinamiche securitarie e socioeconomiche sono, oggi più che mai, condizionate da eventi bellici e dal riaccendersi delle tensioni che si manifestano in vari quadranti: in Ucraina, in Medio Oriente, nel Mar Rosso e nel Sahel assistiamo a conflitti che rischiano di sfociare in un’escalation dagli esiti imprevedibili. Alla distensione da più parti auspicata non giovano l’irresponsabile retorica nucleare russa, il pervicace rifiuto della mediazione e l’ingerenza di potenze e attori esterni che fomentano ed esasperano situazioni di instabilità. È necessario, pertanto, impedire che forze ostili alle democrazie e ai valori dello Stato di diritto perturbino l’ordine internazionale basato sui principi che promuovono la pace e la giustizia fra i popoli.

In questo contesto e, soprattutto, in una prospettiva futura, il continente africano rappresenta il più sfidante banco di prova per l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo, non più eterodiretto, ma fondato sul principio della responsabilità diretta dei paesi interessati (ownership): un principio che può a sua volta consolidarsi solo se i Paesi interessati procedono più speditamente lungo la strada dell’integrazione regionale, a cominciare dalla promozione di aree di libero scambio.
In questo scenario il Mediterraneo riveste un’importanza cruciale, grazie alla centralità strategica acquisita per la definizione degli assetti geopolitici. Sono molti oggi gli attori che proiettano nell’area la propria influenza militare e commerciale talvolta in maniera anche aggressiva. Concentrarsi sullo sviluppo e la sicurezza dell’Africa e del Mediterraneo, con concrete azioni miranti alla stabilizzazione, ad un omogeneo progresso tecnologico ed economico rappresenta ormai un’ineludibile sfida, per vincere la quale è fondamentale il contributo del G7.

Le nuove modalità della “guerra ibrida”, combattuta anche sul fronte cibernetico e sul piano della propaganda, rendono urgente il rafforzamento della cybersicurezza e l’attenzione all’utilizzo degli strumenti digitali, per evitare di rimanere impreparati di fronte ad attacchi non convenzionali potenzialmente in grado di colpire al cuore il funzionamento delle nostre democrazie e in particolare la libera espressione del voto popolare.

La transizione digitale e lo straordinario potenziale dell’intelligenza artificiale sollevano questioni di regolazione e di applicazione, gestibili solo mettendo a fattor comune le migliori pratiche e garantendo l’accesso universale alle nuove tecnologie.

Siamo a un punto di svolta epocale nella storia dell’umanità, in cui si stanno ridefinendo i rapporti tra l’uomo e gli strumenti a sua disposizione. Le indispensabili risorse economiche, i materiali fisici per la fabbricazione degli elaboratori e l’energia per alimentarli, sono fattori che possono ridisegnare i rapporti di forza tra i Paesi.

La consapevolezza della crucialità di questo passaggio dovrebbe ispirare la massima cooperazione a livello internazionale. Sarebbe catastrofico se invece dovesse manifestarsi uno spirito competitivo volto ad accaparrarsi le risorse strategiche secondo la logica dell’homo homini lupus.

In un’ottica di sinergia e cooperazione, i Parlamenti del G7 devono promuovere una collaborazione sempre più stretta con l’Unione europea, l’Unione africana e le Nazioni Unite, la cui azione, pur nella diversità degli obiettivi perseguiti, è similmente ispirata a principi e valori di pace, uguaglianza e libertà, da mettere in pratica per realizzare un futuro più prospero, più sicuro e più giusto per i popoli. È un insegnamento, questo, che ci arriva anche da uno statista illuminato come fu Alcide De Gasperi, che ricordiamo quest’anno a 70 anni dalla scomparsa: “Il futuro – disse – non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà”.

I Parlamenti sono la sede naturale per costruire il futuro dei popoli, perché racchiudono il pluralismo politico, sociale e generazionale. Il futuro è fatto di scelte che sono assunzioni di responsabilità. Il prossimo decennio ci prospetta un bivio ineludibile tra il rilancio del multilateralismo cooperativo e la frammentazione competitiva.

Per la sua storia, per i suoi valori, per la sua attitudine alla concretezza, il G7 sa da che parte stare per continuare a tenere insieme i Paesi che ne sono membri, per sostenerli di fronte alle nuove sfide e per orientarli a massimizzare il loro contributo al progresso collettivo dell’umanità.

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