Il Festival della Dottrina Sociale chiude la sua 13esima edizione

Con l’evento "Il grido degli oppressi. L'attenzione agli ultimi: da don Primo a Papa Francesco", promosso dalla Fondazione della Comunità Veronese, si è concluso in Gran Guardia il XIII Festival della dottrina sociale. «A dieci anni dalla Evangelii Gaudium di Papa Francesco e a 60 dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII proviamo con questo…

Con l’evento “Il grido degli oppressi. L’attenzione agli ultimi: da don Primo a Papa Francesco”, promosso dalla Fondazione della Comunità Veronese, si è concluso in Gran Guardia il XIII Festival della dottrina sociale.

«A dieci anni dalla Evangelii Gaudium di Papa Francesco e a 60 dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII proviamo con questo evento a rimettere in fila le ragioni della Fondazione della Comunità Veronese che, fin dall’origine, ha come riferimento del suo agire “la stupefacente esperienza del dono”, bellissima espressione di papa Benedetto XVI», ha detto nel saluto di apertura il presidente di Fondazione Comunità Veronese Giovanni Mantovani.

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«Ritrovare le radici, per agire oggi in una situazione in grande cambiamento: parliamo infatti di “oppressi” perché anche la povertà e l’emarginazione assumono profili completamente nuovi. Anche dall’osservatorio “sul campo” della Fondazione, emerge una differenziazione sempre maggiore delle forme di fragilità, quali quelle derivanti dalla polverizzazione dei nuclei familiari, quelle delle famiglie monoreddito, così come le povertà sanitarie ed educative. La Fondazione non rimane indifferente di fronte all’aumentare della povertà. E attraverso i progetti che sostiene si rende disponibile, grazie al supporto dei nostri donatori, alle iniziative rivolte ad affrontare questa nuova situazione di crescente disagio sociale. Siamo a disposizione dell’intera comunità veronese per contribuire alle tante azioni che si stanno realizzando in questa direzione», ha concluso Mantovani.

«Ci sono alcune espressioni, come “il grido degli oppressi”, “la parola ai poveri”, che fotografano e sintetizzano speranze e aspirazioni di intere generazioni – ha aggiunto nel suo intervento Mariangela Maraviglia, storica e scrittrice -. Espressioni utilizzate da preti come don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, ma che svolgono come una sorta di filo rosso che attraversa personalità e movimenti del Novecento cattolico, per giungere fino al Concilio Vaticano II e a Papa Francesco, che ne ha fatto il centro del suo magistero pastorale. Papa Francesco che, non a caso, il 20 giugno 2017 ha iniziato da Mazzolari e Milani la sua geografia di incontri nei luoghi di vita di testimoni significativi del cattolicesimo italiano. Questo incontro propone un piccolo itinerario, in parole e pensieri, per aiutarci a “vedere i poveri”; a non ritenere che il grido dei poveri possa essere disgiunto dall’amore di Dio e dal volto di Gesù Cristo; a non dimenticare che senza giustizia per tutti, senza sviluppo e vita buona per tutti, non ci sarà futuro per l’umanità, non potrà esserci pace. Come oggi inaspettatamente sperimentiamo, da spettatori impotenti e smarriti di nuovi e tragici bagliori di guerra».

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Poi l’intervento del professor Giorgio Mion, del Dipartimento di Management dell’Università di Verona: «L’evoluzione sociale e demografica ha condotto, negli ultimi anni, ad un ampliamento e, nel contempo, ad una differenziazione sempre maggiore delle forme di fragilità. Due eventi relativamente recenti hanno segnato una discontinuità forte: la grande crisi economico-finanziaria della fine del primo decennio del XXI secolo e la pandemia da Covid 19. Da un lato, sono emerse fragilità derivanti da nuove povertà: quelle derivanti dalla polverizzazione dei nuclei familiari, ma anche quelle delle famiglie monoreddito, così come le povertà sanitarie ed educative. Dall’altro lato, si sono palesate fragilità talvolta ancora difficili da definire, legate alla disgregazione del tessuto relazionale: sono fragilità sociali, emotive, ma talvolta assumono una dimensione sanitaria vera e propria. A queste nuove fragilità non si può più rispondere in una mera logica filantropica tradizionale, redistribuendo le eccedenze di valore generate dal mercato. È necessaria una vera e propria reintegrazione dei circuiti relazionali: comunità che si prendono cura, reti che includono, progettazioni condivise che rafforzano la responsabilizzazione dei singoli, progetti generativi di lungo periodo … non sono formule, ma realtà dove pubblico e privato, profit e non profit, insieme, possono rafforzare i processi di “cura” e contribuire a ridurre le sperequazioni economiche e sociali. Perché solo una comunità che si prende cura degli ultimi può essere una comunità forte».

I dati sulle nuove e diverse forme di povertà, anche nelle “ricche” regioni del nord est, sono emersi nell’intervento di Walter Nanni, sociologo, dell’Ufficio Studi Caritas italiana: “Nel 2022 le Caritas del nord est hanno aiutato 48.052 famiglie nei centri di ascolto diocesani e parrocchiali. Il 60 per cento ha fatto un percorso di studi solo fino alla terza media. Gli italiani sono il 30 per cento. Quasi il 30 per cento sono working poor. Anche nel Triveneto il lavoro non protegge del tutto dalla povertà (in Italia la quota di working poor in Caritas è inferiore al 25%). La metà degli utenti Caritas nel nord est sono “nuovi poveri”.

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Infine il racconto di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’azienda Marchesi Frescobaldi: «Frescobaldi per Gorgona nasce nell’agosto 2012 e, prima ancora di essere un vino, è un progetto pluriennale con valenza sociale che prende vita grazie alla collaborazione tra l’azienda vitivinicola toscana e la colonia penale di Gorgona, una delle isole del Parco naturale dell’arcipelago toscano. Gorgona oggi è l’unica isola-penitenziario rimasta in Italia e rappresenta un esempio felice di sistema penitenziario. É in quest’ambito che Frescobaldi ha ideato, in collaborazione con la Direzione della colonia penale, un progetto che permette ai detenuti dell’isola di fare un’esperienza concreta nel campo della viticoltura. I detenuti, con la collaborazione e la supervisione degli agronomi e degli enologi di Frescobaldi, coltivano quasi tre ettari di vigneto, le cui uve finiscono in una cantina ubicata sull’isola. Il vino prodotto in edizione limitata, Frescobaldi per Gorgona, è un bianco a base di vermentino e ansonica. Una volta terminato il periodo detentivo i detenuti, se lo vogliono, potranno essere assunti come operai agricoli presso una delle Tenute del gruppo».

Nel corso dell’incontro, l’attore e regista Paolo Valerio ha letto due testi di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, una lirica di padre David Maria Turoldo, un passo della Evangelii Gaudium di Papa Francesco e una poesia di Mariangela Gualtieri. Al termine, il presidente di Fondazione Segni Nuovi Alberto Stizzoli ha tracciato il bilancio conclusivo del XIII Festival della dottrina sociale. L’incontro è stato guidato dal giornalista Andrea Andreoli, direttore di Telenuovo.

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