Il rischio idrogeologico e le piccole-grandi opere necessarie – IL TEMA DEL GIORNO
Il tema del giorno: rischio idrogeologico
Le allerte per rischio idrico e idrogeologico che si sono ripetute negli scorsi giorni in Veneto ci hanno ricordato la fragilità del territorio e la necessità di prendersene cura. Qual è la situazione in Veneto? Servono più investimenti? Ne parliamo nel tema del giorno di oggi.
Zaia: «500 milioni di opere di diaframmatura necessarie»
Il maltempo negli scorsi giorni ha fatto danni per 100 milioni di euro, secondo le prime stime della Regione Veneto. Ma il Presidente Luca Zaia prevede la necessità di «500 milioni di opere di diaframmatura per garantire sempre maggiore sicurezza al nostro territorio», ovvero opere di rinforzo degli argini dei corsi d’acqua.
«Anche questa volta abbiamo avuto la riprova che le opere di protezione e regimazione delle acque realizzate, investendo due miliardi di euro dal 2010, hanno funzionato, salvando il Veneto dagli allagamenti – precisa Luca Zaia -. Continueremo a lavorare sui bacini di laminazione e sulle diaframmature degli argini col calcestruzzo, per rafforzarli e renderli sempre più resistenti: senza arretrare di fronte ad una certa burocrazia che spesso, in questi anni, ha rallentato la realizzazione dei cantieri».
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Guarda l’intervista a Zaia
Gli investimenti nei bacini di laminazione in Veneto
«Se possiamo affermare di aver retto l’urto dell’ondata di maltempo è sicuramente grazie alla precisone dei modelli matematici previsionali e alle opere messe in cantiere nel 2010 con uno stanziamento di oltre due miliardi di euro, come ad esempio i bacini di laminazione di Caldogno, Montebello e Muson a Riese».
Sono le parole del presidente della Regione Luca Zaia che venerdì scorso, insieme all’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, ha tenuto un punto stampa nella sede della Protezione civile di Marghera per fornire un aggiornamento sulle conseguenze del maltempo che ha colpito il territorio regionale, a causa del quale è già stato dichiarato lo stato di calamità, esteso a tutti i Comuni della Regione.
«A causa dell’abbondante acqua caduta – ha spiegato l’assessore – si sono verificati smottamenti, frane, colate detritiche, distribuite nella fascia prealpina delle province di Verona, Vicenza, Treviso. La fascia costiera, interessata da venti forti che hanno superato i 130 Km/h, è stata interessata da mareggiate intense, in particolare a Caorle e Jesolo».
Investimenti nel Veronese
La crisi climatica in atto impone quindi a tutti gli enti che hanno responsabilità sul territorio di prepararsi alle emergenze e investire nelle opere che permettano di preservare le risorse.
Sul territorio scaligero un esempio è quello delle due vasche di laminazione realizzate negli scorsi anni nella zona di Custoza dal Consorzio di Bonifica Veronese, che si occupa di tutta la parte ovest e sud della provincia. Una spesa di 600mila euro che ha garantito l’esondazione in sicurezza del Tione dei Monti, un fiume a carattere torrentizio che con la bomba d’acqua della notte tra 19 e 20 luglio ha innalzato di molto la sua portata. Tutto è filato liscio, grazie anche al sistema automatizzato e controllato a distanza con sensori.
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L’onda lunga della siccità
L’estate 2023 – seppure con differenze nelle varie zone d’Italia – non ha dovuto affrontare gli stessi picchi di siccità del 2022. Le conseguenze però si fanno sentire. «L’andamento pluviometrico, che si sta registrando sull’Italia dopo una stagione straordinariamente siccitosa come lo scorso anno, sta comportando difficoltà nel rimpinguare le falde, poiché la violenza degli eventi atmosferici comporta scarso assorbimento da parte dei terreni» segnalava a inizio agosto Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, l’Associazione Nazionale delle Bonifiche, delle Irrigazioni e dei miglioramenti fondiari.
Consumo di suolo in Italia
«Il consumo di suolo continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate e crescenti. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 76,8 kmq, il 10,2% in più del 2021» riporta il sito del Sistema nazionale protezione dell’ambiente dedicato al fenomeno.
«A livello nazionale, la copertura artificiale del suolo è stimata in oltre 21.500 kmq a cui devono essere aggiunti altri 646 kmq di aree soggette ad altre forme di alterazione diretta associate alla copertura artificiale del suolo e non considerate come causa di consumo di suolo, come, ad esempio, le serre non pavimentate e i ponti».
«I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno si concentrano in alcune aree del Paese, rimanendo particolarmente elevati nella pianura Padana, con maggiore intensità nella parte lombarda e veneta (in particolare lungo l’asse Milano-Venezia) e lungo la direttrice della via Emilia. Il fenomeno rimane molto intenso lungo tutta la costa adriatica, dal Veneto alla Puglia e con elevate densità di trasformazione in tratti del litorale romagnolo, marchigiano e in Puglia. Il Salento, in particolare, con-ferma la tendenza degli ultimi anni con una fortissima presenza di cambiamenti. Tra le aree metropolitane più colpite compaiono ancora Roma e Napoli» dice il report.
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