Bozza sul Catullo: «Manca una regia veronese, assente il Comune di Verona»
Sull’aeroporto Valerio Catullo di Verona torna a parlare il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza, ospite ieri sera su Radio Adige TV nella trasmissione Squadra che Vince, condotta dal direttore Matteo Scolari: «Al di là dell’aumento di capitale, certamente importante per attuare il piano Romeo d’investimenti, il tema vero è dove vogliono andare e quale futuro immaginano per l’aeroporto i soci pubblici, in particolare Comune, Provincia e Camera di Commercio di Verona» ha dichiarato Bozza, secondo cui la volontà dichiarata di Fondazione Cariverona di uscire dalla compagine societaria «è il segnale tangibile e plastico che manca una regia, una strategia e una comunità d’intenti tra le parti, che dovrebbero confrontarsi con più forza e pragmatismo con Marchi e Save».
Una regia che, secondo Bozza, «spetterebbe al Comune di Verona, perché sul piano politico è il sindaco del comune capoluogo che dovrebbe fare da collante e dare un indirizzo. Ma da Tommasi non si colgono segnali, che poi è il leitmotiv della sua amministrazione».
Un’intesa e una linea d’indirizzo comune tra i soci pubblici, per Bozza, «aumenterebbe la loro forza negoziale nei confronti di Save, che di fatto ‘controlla’ il Catullo, e spingerebbe anche Marchi ad avere più chiari e potenziare gli investimenti, così come è accaduto a Venezia e Treviso. Se vogliamo far rinascere il nostro aeroporto serve infatti mettere capitali ingenti per implementare i servizi e i voli, e accrescere il valore delle rotte per il turismo ma anche in rapporto alla vocazione economica-industriale del territorio».
Tra i servizi è annosa la questione del collegamento tra il Catullo e la stazione Porta Nuova, sulla quale proprio Bozza ha presentato e fatto votare all’unanimità dal Consiglio regionale una mozione nel marzo dell’anno scorso. «Il collegamento è un’opera prioritaria. Quando parlo di sviluppo di nuovi servizi per rendere il Catullo uno scalo internazionale e rafforzare Verona è necessario partire da lì. L’interlocutore è Rfi, quindi lo Stato, ma la Regione Veneto votando la mia mozione ha dato un chiaro mandato politico».
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