Cocaina al Bentegodi, la Curva Sud: «Disprezzo per chi spaccia»
Il tifo organizzato della Curva Sud dell’Hellas Verona, che si riconosce nella sigla “Hellas Army“, prende le distanze dai recenti fatti di cronaca. Lo scorso 30 agosto la Polizia aveva fermato dodici ultras del tifo veronese per un largo giro di spaccio e consumo di cocaina negli spazi – in particolare nei bagni – della Curva Sud dello stadio Bentegodi.
Ora arriva un comunicato della tifoseria “Hellas Army”, diffuso nelle scorse ore, che intende mettere in chiaro alcuni punti. Lo riportiamo di seguito integralmente.
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Il comunicato della “Comunità Hellas Army”
«Da anni stiamo lavorando, talvolta in maniera ossessiva, a questo concetto. Il costante miglioramento è diventato l’obiettivo da perseguire. Quotidianamente siamo alla ricerca delle migliori scelte, dedichiamo tempo ed energie nel coltivare i rapporti in modo che il “gruppo” sia anche ponte fra generazioni senza limiti di età ed estrazione sociale, con il fine ultimo di elevare la comunità stessa e renderla un’opportunità per ogni tifoso del Verona che ne voglia realmente e con consapevolezza far parte. La linea, da seguire con intransigenza e oltranzismo, è chiara: “Hellas Army” deve essere il punto di riferimento e la prima forma d’aggregazione della città, per chi c’è oggi e per chi ci sarà domani.
Giornate tristi e complicate come quelle che stiamo vivendo non possono ostacolarci, devono invece spronarci nel combattere in maniera ancor più decisa le nostre battaglie nel nome di tradizioni, valori e ideali per noi fondamentali e indiscutibili. Sappiamo che, probabilmente, la comunità perfetta non esiste, e altresì che qualcuno che la frequenta non abbia ben chiaro il contesto in cui si trova. D’altra parte, consapevoli di vivere in un mondo complesso e sempre più scadente a livello morale e sociale, non smetteremo mai di difendere e preservare il nostro ambiente perché in nessun modo venga inquinato da chi non condivide la linea e precise idee. Non vogliamo, nel modo più assoluto, che i nostri ragazzi vivano una realtà
“sporca”, fatta di droga e scelte che non condividiamo. Proviamo il più totale disprezzo per chi ha pensato di utilizzare la casa di “Hellas Army”, la nostra Curva Sud, per lucrare e spacciare: questa gente è bandita senza alcun appello. Lungi da noi cadere nell’odioso meccanismo del giustizialismo, vogliamo semplicemente ribadire concetti che, per chi conosce e frequenta l’ambiente da anni, sono già ben chiari.
Sfidiamo chiunque abbia, maliziosamente o scientificamente, qualche dubbio a riguardo a testimoniare, o addirittura dimostrare, il contrario.
Doveroso infine spendere una considerazione inerente alle congetture del neo questore e del sindacato di polizia che accusano, non troppo velatamente, i “butei della Curva” di connivenza e collusione. Data la loro certificata esperienza sul tema, non possono non sapere che in un settore frequentato ogni domenica da migliaia di persone è oggettivamente impossibile avere il controllo su tutto e garantire per chiunque, a maggior ragione su dinamiche e responsabilità ben lontane dal cuore di “Hellas Army”. Qual è il fine ultimo di queste provocazioni? E, soprattutto, come mai il ragionamento del “non potevano non sapere” non è stato applicato anche a recenti gravissime vicende, ben distanti dal mondo stadio, nelle quali competenze, ruoli e gerarchie non sono, per definizione, opinabili da nessuno? Con una catena di comando così ben definita, come si poteva non sapere?
Concludiamo invitando chiunque creda e condivida quello che “Hellas Army” è, e quello che non è, a riflettere ulteriormente sul proprio ruolo nella comunità: abbiamo fra le mani un valore prezioso e il suo futuro potrà essere scritto solo dalle nostre azioni. Ora più che mai, serve una scelta di campo a cui, siamo certi, i tifosi del Verona risponderanno presente, per Verona e per la nostra gente».
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Le parole del Questore
Roberto Massucci, Questore di Verona, aveva dichiarato: «Un’operazione di grande rilievo che ripropone il rischio di curve protese all’appropriazione del territorio e alla esclusione del controllo dello Stato. Ultrà non è sinonimo di illegalità ed è necessario stimolare la sensibilità dei Club nel lavoro con i tifosi anche rispettando spazi di colore e passione».

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