Morti sul lavoro, Verona in zona rossa

Prosegue in maniera drammatica l'incidenza delle morti sul lavoro. In zona rossa nei primi cinque mesi del 2023 con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 11,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Umbria, Abruzzo, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. In zona arancione:…

Prosegue in maniera drammatica l’incidenza delle morti sul lavoro. In zona rossa nei primi cinque mesi del 2023 con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 11,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Umbria, Abruzzo, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. In zona arancione: Sicilia, Puglia, Lombardia, Marche e Piemonte. In zona gialla: Veneto, Campania, Liguria e Lazio. In zona bianca: Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Calabria, Basilicata e Molise.

«Siamo quasi al giro di boa dell’anno e la tragedia continua e si aggrava. Il lavoro prosegue inesorabilmente a mietere vittime nel nostro Paese. E dopo cinque mesi ciò che ancora colpisce, oltre ai numeri, è l’incidenza di mortalità specie tra i giovanissimi lavoratori. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è doppio rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (11,3 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 6,1). Se dal confronto con l’anno scorso possiamo considerare positivamente la diminuzione del 24,1% degli infortuni denunciati, dobbiamo però ricordare come nel 2022, e in particolare nei primi mesi dell’anno, fossero ancora molti gli infortuni denunciati connessi al Covid che oggi, invece, non compaiono più nelle statistiche».

Così introduce le più recenti proiezioni dell’ultima indagine condotta dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, il suo Presidente, l’ingegnere Mauro Rossato.

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La situazione in Veneto

«Regione ancora sotto i riflettori, purtroppo, quando si parla di morti sul lavoro: nei primi cinque mesi del 2023 il Veneto è nuovamente sul podio dell’emergenza, sia per numero di vittime sia per denunce di infortunio totali. Un bilancio nefasto per uno dei motori produttivi del Paese che conta 33 decessi da gennaio a maggio 2023: 25 in occasione di lavoro e 8 in itinere. Sono poi 29.549 le denunce di infortunio complessive su un totale, in Italia, di 245.857, vale a dire – proprio come il mese precedente – oltre il 12% di quelle rilevate in tutto il Paese. Il Veneto è così terzo in Italia per numero di vittime dopo la Lombardia (72) e il Lazio (35) ed è terzo per numero di denunce totali dopo Lombardia ed Emilia-Romagna».

Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, presenta così l’ultima indagine realizzata dal proprio team di esperti in cui le proiezioni sono tutt’altro che confortanti per il Veneto. E per definire ancor meglio la situazione dell’insicurezza sul lavoro in regione, l’Osservatorio mestrino elabora una mappatura del rischio rispetto all’incidenza della mortalità.

L’Osservatorio mestrino studia, infatti, da circa 14 anni il rischio di infortunio sul lavoro e da tre anni divide l’Italia a colori, alla stregua della mappatura utilizzata durante l’emergenza pandemica.

Veneto in zona gialla

La zona gialla, quella in cui è entrato il Veneto a fine maggio 2023, è la zona che, subito dopo la bianca, raggruppa le regioni con l’incidenza di mortalità sul lavoro tra le meno elevate a livello nazionale. In sostanza, a fine maggio 2023 il rischio di infortunio mortale in Veneto (11,7 morti per milione di occupati) risulta identico alla media nazionale.

Nel dettaglio, poi, a fine maggio del 2023, sono due le province venete che si trovano in zona rossa: Verona (24,1) e Rovigo (21,5); Treviso si trova in zona arancione (13,2) e Padova in zona gialla (9,7). Mentre Venezia, Vicenza e Belluno sono in zona bianca.

Un terzo dei decessi si è verificato in provincia di Verona (11). Seguono: Treviso (7), Padova e Venezia (5), Vicenza (3) e Rovigo (2). A Belluno nel corso del 2023 non si sono registrati infortuni mortali.

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Infortuni totali (mortali e non) dei primi cinque mesi del 2023

Alla fine di maggio 2023 le denunce di infortunio totali sono diminuite del 24,1% rispetto alla fine di maggio del 2022: erano 38.936 e ora sono 29.549. Un decremento questo, è opportuno precisarlo, dovuto quasi esclusivamente alla scomparsa dalle statistiche degli infortuni connessi al Covid.

Le Attività Manifatturiere, anche dopo i primi cinque mesi del 2023, sono ancora in cima alla graduatoria delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (5.269). E sono seguite da: Costruzioni (1.516), Commercio (1.439), Sanità (1.356) e Trasporti e Magazzinaggio (1.279).

Ed è sempre la provincia di Verona quella con il maggior numero di denunce totali di infortunio (5.951), seguita da: Vicenza (5.792), Padova (5.708), Treviso (5.278), Venezia (4.758), Belluno (1.082) e Rovigo (980).

Infine, sono 10.105 le denunce di infortunio delle donne lavoratrici e 19.444 quelle degli uomini. Le denunce dei lavoratori stranieri sono 7.319 (quasi un quarto del totale). Le denunce di infortunio fino a 14 anni sono 2.813, ovvero oltre il 10% del totale dei coetanei del Paese.

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