Fuori dal Comune #18: Belfiore, il futuro passa dalla pianura

Il sindaco di Belfiore, Alessio Albertini, si è raccontato ai nostri microfoni, tra confessioni e risposte pronte alle critiche dei cittadini. Partirei subito con la mia tradizionale domanda di rito: oggi sei sindaco, ma da bambino qual era il tuo lavoro dei sogni? Volevo fare il calciatore, e poi sono finito a fare l'arbitro. Poi…

Il sindaco di Belfiore, Alessio Albertini, si è raccontato ai nostri microfoni, tra confessioni e risposte pronte alle critiche dei cittadini.

Partirei subito con la mia tradizionale domanda di rito: oggi sei sindaco, ma da bambino qual era il tuo lavoro dei sogni?

Volevo fare il calciatore, e poi sono finito a fare l’arbitro. Poi mi sarebbe piaciuto fare il giornalista, finché mi sono appassionato alla politica, che mi ha portato a esercitare la professione di avvocato e poi di sindaco.

Che studi hai fatto?

Dopo le scuole dell’obbligo a Belfiore, poi ho seguito il liceo linguistico a San Bonifacio e infine mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, in triennale a Padova e magistrale a Verona.

Da lingue sei passato poi a Giurisprudenza, come mai?

Pensavo che Giurisprudenza fosse una facoltà che potesse aprirmi tante porte, e così è stato e mi è piaciuto molto frequentarla.

Sei uno sportivo?

Un tempo lo ero, adesso cerco di praticare la bicicletta, mi piace andare in bici. Continuo a seguire il calcio, e a giocarlo con mio figlio in giardino. Sono un grande tifoso dell’Hellas, merito di mio padre.

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C’è qualcosa che la gente ancora non sa di te?

Ho sempre cercato di tenere fuori dalla mia sfera pubblica è il fatto che da giovane suonavo in una rock band. Ci esibivamo soprattutto nel Vicentino, e io suonavo le tastiere. Abbiamo avuto anche esperienze di un certo livello.

Passerei ora alle critiche raccolte a Belfiore, che sono state poche a dire la verità. La prima critica che è stata sollevata è la bassa presenza di forze dell’ordine sul territorio…

Il tema del presidio del territorio è molto sensibile, che ha a che fare più con la percezione della realtà che con i dati. Non è mai sufficiente la necessità di presidiare, ma negli ultimi anni i numeri hanno evidenziato un aumento delle sanzioni, soprattutto per eccessi di velocità, transiti di veicoli in centro e veicoli sprovvisti di assicurazione o revisione. Il controllo del territorio della polizia locale è capillare, certo mai sufficiente, ma la qualità del servizio è eccellente.

La seconda e ultima critica riguarda la carenza di negozi e attività commerciali, che in paese sembrano essere poche…

Questo dipende dalle dimensioni del Comune, che è relativamente piccolo. Ci sono le attività commerciali per le esigenze primarie, magari servirebbe qualche negozio in più.

Guarda l’intervista

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