Morti e denunce sul lavoro, Verona maglia nera del Veneto
Tragico il primo trimestre in Veneto per le morti sul lavoro. La regione abbandona la zona rossa ed entra nella meno allarmante zona arancione, ma sono 20 i decessi registrati. 15 quelli in occasione di lavoro e 5 in itinere. Quasi un terzo delle vittime si trova in provincia di Verona (6). A Padova sono 5, a Treviso 4, a Venezia e a Rovigo 2, a Vicenza 1. A dirlo è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre che, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro celebratasi il 28 aprile, ha reso noto il report per la nostra regione.
Anche alla fine del primo trimestre 2023 il Veneto si trova tristemente sul podio nazionale dell’emergenza per le morti in occasione di lavoro dopo la Lombardia (29 infortuni mortali) e il Piemonte (16). Diminuiscono, invece, sensibilmente le denunce di infortunio totali: passando dalle 23.489 di fine marzo 2022 alle 17.380 del 2023 (-26%). Una flessione probabilmente dovuta alla fine dell’emergenza sanitaria.
«Il Veneto è ancora sul podio nazionale per numero di vittime in occasione di lavoro. – spiega Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – Una rilevazione drammatica per il primo trimestre del 2023. Perché stiamo parlando di 20 vittime; 15 quelle rilevate in occasione di lavoro e 5 in itinere. E con questi dati il Veneto è ancora al terzo posto in Italia dopo la Lombardia (29 decessi) e il Piemonte (16). Numeri che portano il Veneto ad abbandonare la zona rossa e ad entrare nella meno allarmante, ma non certo confortante, zona arancione, rimanendo quindi con un’incidenza di infortuni mortali superiore alla media nazionale”.
E per definire ancor meglio la situazione dell’insicurezza sul lavoro in regione, l’Osservatorio mestrino ha elaborato una mappatura del rischio rispetto all’incidenza della mortalità. Vega Engineering studia infatti da circa 14 anni il rischio di infortunio sul lavoro e da tre anni divide l’Italia a colori, alla stregua della mappatura utilizzata durante l’emergenza pandemica. Ed è proprio da questa analisi che arriva il dato più sconfortante per la regione. La zona arancione, quella in cui è entrato il Veneto a fine marzo 2023, è la zona che, dopo la rossa, raggruppa le regioni con l’incidenza di mortalità sul lavoro tra le più elevate a livello nazionale. In sostanza, a fine marzo 2023, il rischio di infortunio mortale in Veneto (7 morti per milione di occupati) risulta comunque superiore rispetto alla media nazionale (pari a 6,4).
Nel dettaglio poi, a fine marzo del 2023, sono 4 le province venete che si trovano in zona rossa: Rovigo (21,5), Treviso (10,6), Padova (9,7) e Verona (9,6). Notevolmente più alte, dunque, sia rispetto alla media regionale (7,0), che a quella nazionale (6,4).

Infortuni totali (mortali e non) del primo trimestre 2023
Alla fine del primo trimestre 2023 le denunce di infortunio totali sono diminuite del 26% rispetto alla fine di marzo del 2022: erano 23.489 e ora sono 17.380. Ma questa riduzione è in realtà dovuta quasi esclusivamente alla scomparsa dalle statistiche degli infortuni connessi al Covid.
Quello delle Attività Manifatturiere è ancora il settore più colpito in occasione di lavoro (3.067 denunce), seguito da Costruzioni (885) e Sanità (833). Sono poi 818 quelle registrate nel Commercio. Mentre nei Trasporti sono 769.
Da gennaio a marzo 2023 è sempre la provincia di Verona quella con il più elevato numero di denunce totali di infortunio: 3.495. Seguono: Vicenza (3.438), Padova (3.306), Treviso (3.097), Venezia (2.704), Belluno (708) e Rovigo (632). Infine, sono 5.977 le denunce delle donne lavoratrici e 11.403 quelle degli uomini. Le denunce dei lavoratori stranieri sono 4.248 (circa un quarto del totale).
Allarme anche sull’età delle vittime, come sottolineato dal presidente Rossato: «L’emergenza morti sul lavoro nel nostro Paese continua a rappresentare una dolorosa battaglia. Specie quando parliamo di lavoratori giovanissimi. Infatti, l’incidenza di mortalità di chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni è quasi doppia di quella dei colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e 34 anni (5,2 contro 2,9). Se dal confronto con l’anno scorso possiamo considerare positivamente la diminuzione del 25% degli infortuni denunciati, dobbiamo però ricordare che nel 2022 ed in particolare nei primi mesi dell’anno, erano ancora molti gli infortuni denunciati connessi al Covid. Questo fa pensare che la flessione rilevata in questi primi 3 mesi sia dovuta alla scomparsa del fenomeno Covid dalle statistiche sugli infortuni, e non a una riduzione degli infortuni direttamente connessi alle attività lavorative”.
La zonizzazione utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza Vega
Bianco: regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale
Giallo: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale ed il valore medio nazionale
Arancione: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il valore medio nazionale ed il 125% dell’incidenza media nazionale
Rosso: regioni con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale
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