“La cella di seta” di Alberto Rizzi debutta al Camploy di Verona

Spiare dentro le carceri di Genova e scoprire com’è nato Il Milione di Marco Polo. Assistere a un incontro e alla genesi di un capolavoro. Sarà questo il viaggio raccontato da "La Cella di Seta", una coproduzione di Ippogrifo Produzioni e Teatro Boxer al debutto al Camploy martedì 28 febbraio nell’ambito della rassegna PSV del Comune di Verona.  Uno spettacolo che prenderà per mano lo spettatore…

Spiare dentro le carceri di Genova e scoprire com’è nato Il Milione di Marco Polo. Assistere a un incontro e alla genesi di un capolavoro. Sarà questo il viaggio raccontato da “La Cella di Seta”, una coproduzione di Ippogrifo Produzioni e Teatro Boxer al debutto al Camploy martedì 28 febbraio nell’ambito della rassegna PSV del Comune di Verona

Uno spettacolo che prenderà per mano lo spettatore per condurlo, seguendo la fascinazione di una lingua mai sentita, a scoprire luoghi misteriosi, popoli lontani. A capire quanto le storie, se ben raccontate, siano capaci di muovere il mondo e gli uomini senza nemmeno varcare i confini di una stanza.

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“La Cella di Seta”scritta a quattro mani da Alberto Rizzi e Marco Gnaccolini con la regia di Alberto Rizzi, parla dell’incontro, avvenuto nel 1298, tra Rustichello da Pisa e Marco Polo all’interno del carcere di Genova.

In quello spazio angusto e disumano, che sono costretti a dividere, i due inventano un mondo che è un Milione di volte più grande, magnifico e incredibile. Un mondo fatto di parole e di storie da condividere. Che li farà evadere, con il tramite delle parole, e sopravvivere ai secoli.

La Cella di Seta, interpretata da Francesco Gerardi, porta in scena non solo parole ma anche note. Sul palco di saranno infatti le musiche composte ed eseguite dal vivo da Giorgio Gobbo.

«Ci siamo divertiti a immaginare cosa possa essere mai accaduto tra quei due da averli spinti a raccontare un libro tanto fantastico e meraviglioso – spiega Alberto Rizzi -. Un libro che riporta sì le cronache dei veri viaggi di Marco Polo ma lo fa in maniera assolutamente straordinaria, come un libro delle meraviglie più che come un resoconto di viaggio. Una sorta di Lonely Planet del Medioevo. Un libro che ha avuto un incredibile successo e che ha poi spinto un patrizio veneziano a pagare il riscatto per entrambi e a portarli fuori di prigione».

Importante la scelta linguistica, frutto di una ricerca fatta e voluta da Alberto Rizzi. «Ci siamo inventati una lingua che non esiste – spiega il regista e drammaturgo veronese -. Proprio come aveva fatto Rustichello per Il Milione. Avendo una storia che racconta di storie ci pareva bello e interessarlo farlo in modo poetico. Credo che lo spettatore rimarrà sorpreso da questa scelta». L’appuntamento è al Teatro Camploy martedì 28 febbario alle ore 20.45.

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