Assicurazioni, questione di cultura?
Il mondo delle assicurazioni è cambiato negli ultimi anni e ha fornito strumenti e opportunità nuove e diversificate. Nonostante questo, il nostro Paese rimane ancora sotto assicurato. Manca una cultura in questo ambito? Anna Fasoli, titolare di un’agenzia storica di Verona, ne ha parlato ai microfoni di Squadra che vince.
Come nasce la vostra storia imprenditoriale?
Nasce nel lontano 1983 quando mio padre e Franco Fontana decisero di intraprendere quest’avventura nel mondo assicurativo portando soprattutto come clienti agricoltori e tecnici del settore.
Analizziamo il comparto: negli ultimi anni è cambiato molto, giusto?
Sì. Siamo un settore interessante: penso che questo aggettivo esprima molto quello che l’ambito assicurativo può dare ora e nel futuro. La realtà che attraversiamo è molto complessa, ed è composta da elementi tra loro conflittuali. Ma proprio per questo credo che l’ambito assicurativo sia nel settore delle PMI che nelle famiglie può esprimere molto. Vorrei far capire che questo comparto non è solo quello che si pensa, cioè una spesa fastidiosa, mi piacerebbe far capire che il nostro lavoro ha una visione più ampia. Il nostro lavoro è di riequilibratore: l’assicuratore è in grado di farsi carico delle conseguenze negative che un rischio esprime. Parlo di rischio non solamente nella circolazione stradale, sicuramente la più nota, ma pensiamo anche agli eventi climatici, per esempio. Attuare determinati accorgimenti permette di contenere al massimo le conseguenze negative, infatti.
Una caratteristica particolare della vostra agenzia è quella di essere ben radicata sul territorio veronese…
Esatto. Da circa trent’anni lavoro e opero in questo splendido territorio, dalla Valpolicella al Lago di Garda. È un territorio attivo e quindi qui l’assicurazione può essere vista come incubatore d’impresa.
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