Mafia nelle aziende, i sindacati: «In Veneto servono misure concrete»
Appalti, logistica, PNRR, sanità e sociosanitario, Olimpiadi invernali 2026, carente cultura della legalità nelle aziende sia private che pubbliche: sono i principali temi affrontati ieri da Cgil, Cisl e Uil Veneto nell’incontro con l’Osservatorio regionale per il Contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa.
Il sindacato confederale ha voluto concentrare l’attenzione sugli aspetti del mondo del lavoro veneto più a rischio di infiltrazioni mafiose, in primis appalti e subappalti, terziarizzazioni, caporalato. E ha fatto emergere con chiarezza come non sia più tempo di parlare di infiltrazioni della malavita ma piuttosto di suo radicamento.
«Un incontro utile – commentano i tre segretari generali Tiziana Basso, Gianfranco Refosco e Roberto Toigo – soprattutto per fare il punto sullo stato di attuazione dei protocolli sottoscritti: dal protocollo sulla legalità a quello sugli appalti pubblici, fino a quello sulla logistica. Non bastano, infatti, documenti e regole se non si entra nella concretezza della loro applicazione, che va costantemente monitorata, mettendo in campo misure efficaci di prevenzione e contrasto».
«Su nostra proposta sono stati sottoscritti vari protocolli d’intesa mirati a prevenire le infiltrazioni mafiose sul lavoro – aggiungono i tre segretari – e a contrastare qualunque forma di connivenza con questo genere di fenomeni. Ma perché questo impegno sia produttivo va evitata la discrezionalità nell’applicazione dei protocolli stessi». Preoccupa, infatti, che in molti casi alla sottoscrizione dei protocolli non seguano azioni coerenti, anche da parte delle istituzioni: come avviene per esempio in Azienda Zero, che non sta rispettando i dettati del protocollo regionale in merito alla consultazione delle organizzazioni sindacali sulle procedure per gli appalti.
Un’altra preoccupazione espressa dai sindacati riguarda il mancato rinnovo del protocollo sul caporalato, fenomeno che registra numeri sempre più significativi nella nostra regione.
Esiste poi una stringente normativa antiriciclaggio, che se osservata con rigore, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, risolverebbe alla radice molte di queste problematiche.
«Occorrono un maggiore coordinamento e più formazione, a tutti i livelli, – propongono Basso, Refosco e Toigo – per rendere efficace il contrasto alla criminalità. I sindacati sono in prima linea su questo fronte e intendono continuare a fare fino in fondo la loro parte di presidio di legalità nei luoghi di lavoro pubblici e privati».
I componenti dell’Osservatorio si sono impegnati a orientare su questi temi i percorsi di formazione organizzati con il coinvolgimento dell’associazione Avviso Pubblico, e a sollecitare la Regione a svolgere incontri di verifica con i soggetti firmatari dei diversi protocolli. I sindacati, per parte loro, forniranno tutti gli elementi di loro conoscenza e raccoglieranno le criticità incontrate fin qui per aiutare l’Osservatorio a svolgere nel migliore dei modi la propria funzione.
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