Operazione Nigeria, smantellata banda di criminali
Selezionavano le ragazze nelle città del Nord Africa e le preparavano alla prostituzione in Italia. L’operazione ha portato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per sette persone, tutte di origine nigeriana.
Denuncia il sequestro della figlia minorenne e smantella un’organizzazione criminale dedita alla tratta di donne migranti. A lanciare l’allarme una madre nigeriana, alla quale era stata sottratta la figlia e le era stato chiesto il pagamento di 30 mila euro per la sua liberazione. L’articolata indagine del R.O.S. E dei Carabinieri del nucleo investigativo di Lecce, ma anche di Roma, Sassari e quindi Verona, ha portato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Catania alla fine del mese di giugno. L’accusa che ha raggiunto sette persone, tra uomini e donne, tutti di origine nigeriana, è di associazione finalizzata al traffico di esseri umani.
L’articolata organizzazione aveva sedi in più zone del nord africa, in particolare in Libia, si muoveva così: prima c’era una fase di reclutamento di giovanissime vittime in città come Tripoli e Sebha, in Libia, che selezionavano le ragazze in base alle fattezze fisiche e all’eventuale verginità. Poi le giovani venivano trasportate lungo le rotte dei migranti verso l’Italia, spesso con mezzi di fortuna. Infine, venivano recuperate nei centri di accoglienza italiani grazie all’utilizzo di documenti falsi. Le attività di indagine hanno appurato anche la sottoposizione delle stesse ragazze al rito voodoo, necessario per avviarle alla prostituzione.
Riti ma anche violenze fisiche e intimidazioni, che costringevano le giovanissime a rispettare le prescrizioni impartite, se volevano evitare rivendicazioni sulle famiglie.
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