Mercoledì sciopero generale, a Verona presidio Cgil in piazza Cittadella

Da oggi e fino a venerdì si svolgeranno in diverse regioni le manifestazioni collegate allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per cambiare la manovra di bilancio del Governo che «impoverisce lavoratori e pensionati, non dà risposte a giovani e donne, favorisce evasori fiscali e professionisti benestanti». Per il Veneto il giorno dello sciopero deciso dalla Cgil è…

Da oggi e fino a venerdì si svolgeranno in diverse regioni le manifestazioni collegate allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per cambiare la manovra di bilancio del Governo che «impoverisce lavoratori e pensionati, non dà risposte a giovani e donne, favorisce evasori fiscali e professionisti benestanti».

Per il Veneto il giorno dello sciopero deciso dalla Cgil è mercoledì 14 dicembre. A Verona si terrà dunque un presidio della Cgil in piazza Cittadella a partire dalle 10.

La Direzione Risorse Umane del Servizio Sanitario Regionale del Veneto comunica che lo sciopero di mercoledì, «al quale hanno aderito altre sigle sindacali, potrebbe incidere sui servizi pubblici essenziali».

Per domani, martedì 13 dicembre, è previsto invece uno sciopero di 4 ore (dalle 14 alle 18) all’aeroporto Catullo di Verona-Villafranca, indetto da Cub Trasporti. Il sindacato di base lamenta un trattamento non all’altezza per i lavoratori della GH Verona e della AGS Handling Verona.

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Lo sciopero generale di mercoledì per la Cgil

Per la Segretaria generale Cgil Verona Francesca Tornieri la protesta è dovuta e sacrosanta: «A fronte di una inflazione galoppante che toglie dalle tasche di ogni lavoratrice o lavoratore circa 173 euro al mese, il taglio del cuneo fiscale deciso da questo Governo vale appena 28 euro al mese su ogni busta paga fino a 1.500 euro netti. Una mancia risibile a fronte di una situazione socio-economica in costante e sensibile peggioramento».

«Nel frattempo – aggiunge Tornieri – con l’estensione del regime fiscale agevolato con imposta sostitutiva al 15% (la cosiddetta flat tax) si regala uno sconto fiscale di 9.600 euro all’anno ai professionisti con un reddito annuo di 85.000 all’anno, più del doppio del reddito lordo annuo di qualunque lavoratore o lavoratrice. Una misura che Banca d’Italia e Corte dei Conti hanno additato come costosa e possibile generatrice di forme di elusione fiscale. Per non parlare della normativa di favore costruita su molteplici provvedimenti di rottamazione delle cartelle esattoriali e l’innalzamento del tetto del contate».

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Il tema delle disuguaglianze tra lavoratori dipendenti e partite Iva è ben presente al Sindacato, come conferma Tornieri: «A parità di reddito (35.000 mila euro l’anno lordi) un lavoratore dipendente paga circa il doppio dell’Irpef di una partita Iva. C’è bisogno quindi di superare il Job Act e di definire un nuovo Statuto dei lavoratori che elimini le molte forme di precarietà del lavoro ancora vigenti, e metta fine a questa assurda concorrenza tra lavoratori e partite Iva».

«Ovviamente – prosegue Tornieri – con la reintroduzione dei voucher, che prevedono versamenti contributivi ridicoli, si va nella direzione opposta. E l’avvio dell’abolizione del cosiddetto reddito di cittadinanza rappresenta una assurda dichiarazione di guerra ai poveri».

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L’altro grosso tema di confronto sulla manovra riguarda le pensioni. Per Adriano Filice, Segretario generale Spi Cgil Verona: «L’attuale esecutivo fa quadrare i conti della legge di bilancio tagliando sulle pensioni (3,5 miliardi di euro di mancata rivalutazione degli assegni pensionistici nel 2023, ben 17 miliardi nel triennio) di fatto peggiorando le condizioni di vita di pensionate e pensionati nel bel mezzo di una delle più gravi crisi sociali del nostro Paese. Aumenta tutto: bollette, carrello della spesa, spese generali, e in questa situazione si privano le pensionate e pensionati di una parte del loro reddito. Con una mano si applica una tassa aggiuntiva sulle pensioni, con l’altra si condonano gli evasori».

Anche sull’annunciato superamento della Legge Fornero alle promesse non seguono i fatti, secondo la Cgil: «Si calcola che Quota 103, che ridimensiona anche la promessa di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, interesserà appena 11.340 persone su tutto il territorio nazionale. Opzione donna è stata di fatto svuotata, l’Ape sociale non è stata allargata né rafforzata. La platea di chi usufruirà di questi tre istituti è di appena 25.615 lavoratori in tutto il Paese, qualche migliaio in Veneto. Per tutti gli altri resta la Legge Fornero. Nessuna risposta, quindi, per chi svolge lavori gravosi, per i precoci, per la pensione delle donne e per quella dei giovani».

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