Verona: revocate le “mozioni omofobe” del ’95
Era l’ultimo punto all’ordine del giorno del consiglio comunale di Verona di questa sera: «Revoca delle mozioni omofobe n. 336 del 27 aprile 1995; n. 383 del 13 giugno; n. 393 del 30 giugno del medesimo anno».
Le cosiddette “mozioni omofobe“, approvate il 14 luglio 1995, respingevano le risoluzioni del Parlamento europeo in materia di pari opportunità per le persone con diverso orientamento sessuale e si sottolineava la differenza fra coppie omosessuali ed eterosessuali.
Da quando il consiglio comunale di Verona le approvò, sono tornate più volte nel dibattito pubblico della città. Anche i tentativi di revoca sono stati più di uno, sempre respinti. Nel 2018 ci provarono i consiglieri (oggi assessori) Federico Benini e Michele Bertucco, senza successo. Questa sera invece l’ordine del giorno è stato presentato dalla consigliera di Verona in Comune Jessica Cugini e sottoscritto dai capigruppo di maggioranza di PD, Lista Tommasi Sindaco, Verona in Comune e Traguardi.
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Questa sera la revoca è stata approvata, con i 21 voti favorevoli della maggioranza e l’astensione del consigliere di minoranza Paolo Rossi (Verona Domani). Gli altri consiglieri di minoranza hanno scelto di uscire dall’aula e non partecipare al dibattito e al voto.
Numerose invece le persone che hanno voluto essere presenti a palazzo Barbieri per assistere a questo momento, facendo sentire diversi applausi durante la discussione in aula.
«Questo ordine del giorno – ha spiegato la consigliera Cugini – non è una visione, ma un atto democratico atteso da troppo tempo dalla città e da quest’aula consigliare. Come amministratori abbiamo il dovere di garantire con il nostro operato pari dignità e pari opportunità a tutte le cittadine e i cittadini che abitano a Verona, a prescindere dal loro orientamento sessuale e identità di genere, credo religioso, appartenenza culturale e provenienza geografica».
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«Nel nostro operato – ha sottolineato il consigliere comunale Sergio Tonni (Damiano Tommasi Sindaco) – siamo chiamati ad essere coerenti in favore di tutti i cittadini e non ad utilizzare i principi morali per pilotare propri interessi politici».
«Una cancellazione doverosa – ha evidenziato la consigliera Paola Poli (Damiano Tommasi Sindaco) – voluta da questa Amministrazione che conforma la sua attività ai valori costituzionali, tra cui il principio di uguaglianza formale e sostanziale e l’inviolabilità dei diritti».
«Un atto dovuto che consente di riscattare la città di Verona – ha sottolineato la consigliera Alessia Rotta (PD) – da uno degli atti di indirizzo tra i più retrogradi mai concepiti dalla destra veronese, che ha lavorato per dividere ed escludere anziché per unire ed integrare. Allo stesso tempo, la sua approvazione corona l’azione di contrasto alle discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti civili che come Pd, assieme agli alleati, abbiamo svolto nelle ultime tre amministrazioni».
I consiglieri di maggioranza di Traguardi Beatrice Verzè (capogruppo), Giacomo Cona e Pietro Trincanato hanno commentato: «Un altro passo è stato fatto per rendere Verona sempre più inclusiva e accogliente, una città nella quale la cultura del rispetto sia patrimonio anche di tutte le istituzioni, oltre che di ogni persona. Questo atto istituzionale non è stato una battaglia ideologica né un’azione meramente simbolica, ma un vero e proprio momento di riconciliazione cittadina. Oggi si è chiusa una ferita e noi siamo fieri di aver contribuito a sanarla».
«Con la mia presenza in aula – ha spiegato il consigliere Paolo Rossi – ho voluto partecipare ad un momento importante del dibattito politico. L’astensione è frutto del mio personale pensiero. Rimane un principio importante: sono contro ogni discriminazione, non solo quelle sessuali».
La seduta del Consiglio comunale di Verona
Il video inizia dal momento della discussione del punto presentato dalla consigliera Cugini.
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