Bambù e negozi sfitti: il curioso blitz di Freak of Nature a Verona

Bambù e negozi "sfitti": il curioso blitz di Freak of Nature a Verona Un curioso blitz è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì a Verona. L'artista Freak of Nature ha infatti dipinto con rami di bambù e numeri colorati le vetrine di cento negozi vuoti del centro città, compresa anche la trafficata via Mazzini.…

Bambù e negozi “sfitti”: il curioso blitz di Freak of Nature a Verona

Un curioso blitz è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì a Verona. L’artista Freak of Nature ha infatti dipinto con rami di bambù e numeri colorati le vetrine di cento negozi vuoti del centro città, compresa anche la trafficata via Mazzini.

Come racconta l’artista stessa su Facebook, «dopo Vicenza (90), Padova (125), Belluno (60), Bassano del Grappa (50), Venezia (130), Rovigo (85), Mestre (145), Dueville (30) e Treviso (70), sono cento a Verona i negozi sfitti censiti, segnati e numerati, ma sono molte di più le attività chiuse nel centro storico scaligero».

Si tratta della decima performance sviluppata nei centri cittadini della regione Veneto, ma si estenderà anche ad altre regioni italiane. L’obiettivo è mettere sotto i riflettori le tantissime attività sfitte, negozi abbandonati che ormai ci circondano, diventati luoghi non luoghi, inducendo a una riflessione sociale.

Nessun danno, sono opere lavabili

La scritta “sfitto”, accompagnata dai segni verdi del bambù in diverse tonalità, che caratterizzano la poetica murale di Freak of Nature, non vuole creare danno (colori a base d’acqua, che vengono via con un colpo di spugna). Come spiega l’artista, infatti, l’obiettivo è «indurre le persone a vedere, a pensare a ciò che sta succedendo in tutte le città italiane: tanti, troppi spazi vuoti, che significano perdita di identità della città, perdita di denaro, spopolamento, degrado urbano e umano, mancata integrazione, in città diventate non più a misura d’uomo. Un censimento, un’azione artistica responsabile, che offre una riflessione, crea una suggestione, vuole toccare al di là del segno estetico, cercando di attirare l’attenzione sul problema contingente».

L’artista aggiunge: «Quest’opera vuole fare aprire gli occhi ma anche indurre al dialogo, al confronto su temi davvero importanti in questo momento: una crisi economica che rischia di affondare l’intero Paese e che già si manifesta in ciò che ci circonda e di cui dobbiamo fruire. Il mondo sta cambiando a una velocità incredibile e la rotta va cambiata. Siamo ospiti su questo pianeta, insieme ad altre duemila specie».

«In ogni città abbiamo riscontrato problematiche, tendenze, polemiche, propensioni, discussioni ed interlocutori molto diversi, attendiamo con curiosità la reazione dei veronesi», si conclude così il lungo post dell’artista su Facebook: un invito per i cittadini a osservare con attenzione la realtà che ci circonda.

La scelta del bambù

In merito alla scelta del bambù come firma caratterizzante delle sue opere, Freak of Nature spiega: «Il bambù è un simbolo che rappresenta la natura in senso più generale, ma soprattutto quella dell’uomo: esistono più di mille specie di bambù, e sono considerate fra le piante più resistenti al tempo, all’attacco di malattia e alla compressione meccanica presenti sulla terra. Sono sempreverdi. Hanno una straordinaria velocità di crescita. Fioriscono ogni 50 anni circa. Sono in grado di contrastare l’inquinamento. Il bambù è parte di molte culture, filosofie e religioni. Rappresenta la resistenza, la crescita costante, l’amore immortale. Per gli orientali è come la coscienza degli uomini forti, la canna di bambù si piega ma non si spezza. Rappresenta un vero segno del destino. Una delle peculiarità principali del bambù è proprio la capacità di propagarsi con notevole vigoria e irruenza, divenendo infestante».

Freak of Nature

L’artista, milanese di origine ma veneta d’adozione e molto attiva in particolare nel Veneto orientale, è famosa per le sue opere di street art in molte città della nostra regione: attraverso l’utilizzo di tele lunghissime e dipinte di verde, blu e altre gradazioni che ricordano il mondo della natura, mette in luce spazi abbandonati, ecomostri, indicando quello che secondo lei la natura avrebbe realizzato in quel luogo se fosse stata lasciata libera. Le sue opere sono applaudite o contestate, ma mai passano inosservate. In alcune città è stata acclamata, in altre addirittura multata, ma la sua opera non si è mai fermata, neppure durante i duri mesi di lockdown.

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