Francesco Fiori: 78 anni e non sentirli
Francesco Fiori è un atleta d’acciaio, che alla soglia degli ottant’anni si allena ogni giorno, anche individualmente, per rendere al meglio in gara.
Un triatleta che fa della corsa il suo punto forte e per il quale oro e argento sono metalli molto diversi.
di Emanuele Pezzo
LA CAPACITÀ principale di uno sportivo è quella di trasformare le proprie energie in movimento. Nella mentalità comune gli atleti migliori sono quelli nel fior fiore dell’età. Eppure c’è chi fa di tutto per contraddire questo assunto. Altro che gioventù allo sbaraglio.
Francesco Fiori di primavere ne ha 78 e gareggia con la Verona Triathlon dopo esperienze nel calcio e nell’atletica leggera. A chi gli chiede come mai voglia ancora faticare anziché godersi la vita da pensionato, risponde: «Ogni tanto penso di smettere. Però la squadra mi sostiene, mi diverto molto e soprattutto… vinco».
Fiori partecipa stabilmente alle competizioni nazionali, europee e mondiali di triathlon e duathlon, e nella propria categoria master riporta risultati grandiosi con tempi da far impallidire anche i più giovani.
«IL MIO ANNO migliore – ci racconta – è stato il 2013: prima ho vinto il titolo europeo ad Alanya, in Turchia, poi ad Iseo ho conquistato quello tricolore. Infine ai mondiali di Londra mi sono tolto la soddisfazione di vincere l’oro. Ho solo un rammarico: aver colto solo l’argento nella gara di duathlon».
Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che nel “triplice” si gareggia su distanza olimpica (1500 m di nuoto, 40 km bici, 10 km corsa) e in gara sprint con distanze dimezzate. Francesco si allena tutta la settimana, con sedute di carico e di scarico, e adopera le gare stesse in preparazione degli avvenimenti più importanti. Come quelli alle porte, cioè gli europei a Düsseldorf (olimpica) e Kitzbühel (sprint) e i mondiali di Rotterdam.
Tempra d’acciaio che si rivela nello sguardo tenace, sotto il quale si nasconde chi cerca emozioni da una disciplina tra le più dure. «Il triathlon è una gara coinvolgente – conclude –, sono tre prove in cui ci si esalta. Una volta finita la competizione non si può non essere felici».
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