Cisl Verona, focus lavoro fra ripartenza e cambiamento

Presentato questa mattina dalla Cisl Verona il rapporto sul mercato del lavoro scaligero dopo il primo semestre del 2022. Presente per illustrare i dati, insieme al segretario del sindacato Giampaolo Veghini, Laura Bertazzon di Veneto Lavoro. «I dati mostrano un consolidamento della tendenza a superare i livelli occupazionali registrati nel 2019. Dobbiamo fare molta attenzione…

Presentato questa mattina dalla Cisl Verona il rapporto sul mercato del lavoro scaligero dopo il primo semestre del 2022. Presente per illustrare i dati, insieme al segretario del sindacato Giampaolo Veghini, Laura Bertazzon di Veneto Lavoro.

«I dati mostrano un consolidamento della tendenza a superare i livelli occupazionali registrati nel 2019. Dobbiamo fare molta attenzione però ai segnali di rallentamento, se non di decrescita, in alcuni settori come quelli dell’agricoltura, strategico per il nostro territorio e che soffre della carenza di manodopera» fa notare il segretario della Cisl Verona Veghini.

«Il turismo è connotato da un pieno recupero della flessione registrata durante la pandemia ed il terziario che si dimostra essere il comparto di traino. Al netto delle assunzioni e delle stabilizzazioni nel settore dell’istruzione la maggior parte dei contratti (il 42%) è a tempo determinato e in somministrazione: questo significa che se si dovesse aggravare la congiuntura a causa della guerra, dell’inflazione e della difficoltà di reperimento delle materie prime sarebbero posizioni di lavoro perse in quei settori già colpiti: manifatturiero “energivoro” e tessile in particolare».

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Veghini esprime a gran voce un appello all’amministrazione e alle parti sociali della città: «È proprio questo il momento di prendersi le proprie responsabilità e decidere: per Verona e la sua provincia urge un grande Patto per il Lavoro e l’inclusione sociale che metta a sistema attori sociali, imprese, non-profit che attraverso le risorse creino un “modello Verona”, pubblico-privato, sui temi del Lavoro e della Formazione. Chiediamo all’Amministrazione comunale di Verona di farsi parte attiva per la convocazione di un tavolo di analisi al fine di governare il delicato momento con tutte e le parti sociali ed istituzionali».

Aggiunge il segretario Cisl: «Serve dare dignità alle persone attraverso il lavoro di qualità e ben retribuito. La nostra azione sindacale esprime un valore medio annuale di 26 milioni di euro in termini di salario di produttività in virtù dei nostri accordi sul 25/30% delle aziende del nostro territorio. Serve andare a prendersi quei giovani (nella nostra provincia più di 2.000) che non studiano e non lavorano e dargli una prospettiva di futuro che oggi non vedono. Dobbiamo fare rete. Una cabina di regia che monitori risorse e progetti (PNRR) per ottimizzare le azioni, rendere fattivamente esigibili i progetti ed impedire sprechi e infiltrazioni malavitose».

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I dati di Veneto Lavoro

Nella prima metà del 2022 il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e di apprendistato è pari a +77.500 posizioni lavorative, superiore a quello degli anni precedenti, grazie soprattutto a un secondo trimestre che si è chiuso con un bilancio occupazionale di +54.000 nuovi posti di lavoro. Maggio e giugno risultano tuttavia caratterizzati da un andamento meno brillante rispetto al 2021, quando la ripresa delle attività e la ricostruzione del bacino occupazionale a tempo determinato svuotatosi durante la pandemia avevano determinato dinamiche particolarmente positive.

La crescita del primo semestre 2022 ha interessato principalmente i contratti a termine (+55.300 tra gennaio e giugno, ma erano +65.200 nel 2021), ma anche il tempo indeterminato, che registra 20.800 posizioni lavorative in più rispetto alle appena 22 in più dello scorso anno. L’apprendistato (+1.400 posizioni lavorative) rimane sotto al livello del 2021, ma anche per effetto di un aumento delle trasformazioni a tempo indeterminato (+21% nel semestre e +47% a giugno). Nell’ultimo mese il calo del tempo determinato è ancora più evidente, con un saldo di +14.300 posizioni lavorative a fronte delle +25.800 del 2021, quando l’avvio della stagione turistica si era tardivamente concentrato nel mese di giugno.

Il volume semestrale delle assunzioni è pari a 335.507, con un aumento del 30% rispetto al 2021 e del 4% rispetto al periodo pre-crisi del 2019. Nel secondo trimestre dell’anno le assunzioni sono state 182.808 e nel mese di giugno, per la prima volta quest’anno, si è registrata una flessione della domanda di lavoro (-3%). Le cessazioni sono state complessivamente 258.028 nel semestre (+36%), di cui circa il 40% è rappresentato da dimissioni, che si confermano in crescita rispetto al 2021 ma in rallentamento.

L’andamento occupazionale dei primi sei mesi dell’anno è particolarmente positivo nei servizi, che guadagnano 54.300 posti di lavoro, che per motivi ciclici e stagionali si concentrano più nel secondo trimestre (+44.100) che nel primo (+10.200). Le assunzioni nel terziario crescono del 41% rispetto al 2021, con picchi del +66% nel turismo. L’industria assorbe 16.100 nuovi posti di lavoro, con un aumento delle assunzioni del 26% e incrementi superiori alla media nel metalmeccanico (+30%) e nelle altre industrie (chimica, plastica, farmaceutica), mentre la crescita è più contenuta nelle utilities (+3%) e nelle costruzioni (+17%), a conferma che il picco storico di ordinativi nell’edilizia sembra ormai superato. L’agricoltura, che da mesi mostra un andamento del mercato del lavoro peggiore rispetto agli anni precedenti a causa dei condizionamenti propri del settore, mostra un calo delle assunzioni del 5% ed è l’unico settore a mostrare risultati inferiori alla situazione pre-pandemica.

L’analisi territoriale evidenzia un saldo particolarmente positivo nelle province di Venezia (+36.400 posizioni lavorative nel semestre) e Verona (+21.500), seguite da Padova (+6.300), Vicenza (+4.600), Treviso (4.600) e Rovigo (+4.100). Nel mese di giugno, che conferma i buoni risultati di Venezia e Verona, si registra un buon recupero dei posti di lavoro a Belluno, che con un saldo di +2.800 posizioni lavorative inverte la tendenza osservata fino a maggio e presenta ora una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali nel corso di questo 2022. Rispetto alla situazione pre-crisi, saldi e assunzioni sono positivi in tutti i territori, con l’eccezione proprio di Verona, che pur mostrando buoni saldi è ancora sotto di circa 3 mila posti di lavoro, e Venezia.

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