9^ SGL, Manfredi: «I nostri obiettivi? Ambiente, giovani e capitale umano»
Durante gli Stati Generali della Lessini, l’evento organizzato da Verona Network lo scorso 14 luglio, è intervenuto anche Filippo Manfredi, Direttore generale della Fondazione Cariverona, tra i relatori dell’incontro. Il numero uno della compagnia scaligera ha indicato i criteri del programma di pianificazione per il piano triennale 2023-2025. Inoltre ha parlato ai nostri microfoni del capacity builing che l’organizzazione che dirige sta adottando sui territori.
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«La Fondazione Cariverona opera con un piano triennale che è arrivato al termine. Quest’anno è l’ultimo tratto del periodo 2020-2022. Adesso stiamo sviluppando i criteri di pianificazione per il piano triennale 2023-2025». Così esordisce Filippo Manfredi che poi prosegue: «L’idea è quella di puntare su tre grandi obiettivi sostenibili. Il primo è il tema ambientale, quindi adoperare criteri trasversali che riguardano l’innovazione, ovvero sostenere economie di tipo green e blue. Del tema della circular ecomomy si parla molto in questo periodo. Per noi però iniziative di questo tipo devono essere applicabili, ovvero declinabili in azioni operative sul territorio. Il secondo tema è la formazione dei giovani. Vogliamo sensibilizzarli, informarli e istruirli sulle buone pratiche. Il terzo è il capitale umano, ovvero la sostenibilità coniugata in azioni sociali che possano essere innovative e applicabili su scala nel terzo settore. In questo modo si può avere una progettualità più sostenibile a livello economico-finanziaria, che non sia così solo sussidiaria e di assistenza».
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Poi parlando delle trasformazioni che stanno riguardando l’intera società, Manfredi ha spiegato la postura che sta assumendo la Fondazione Cariverona a riguardo: «I cambiamenti sono all’ordine del giorno, e spesso colgono le persone impreparate. Una delle cose su cui noi puntiamo è riuscire ad arrivare preparati. Un’azione che stiamo adottando è il capacity building dei territori. Questo vuol dire essere pronti non solo a ricevere soldi e contributi finanziari, ma anche riuscire a formare un network tra le progettualità che sosteniamo. Da qui poi è importante che si riescano ad estrarre delle buone pratiche, per poi replicare le più significative e anche dare delle indicazioni su quelle che non funzionano. Il compito delle fondazioni è proprio quello di permettere la sperimentazione e dare anche la possibilità di sbagliare, fattore insito nelle corde delle attività sperimentali».
Guarda l’intervista:
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