Biblioteca Capitolare, un tesoro da valorizzare e far conoscere
In occasione del 12° Premio Verona Network, l’intervista a Monsignor Bruno Fasani, presidente della Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona, candidata nella categoria Comunicazione.
Quando nasce la Biblioteca Capitolare, conosciuta come la biblioteca più antica del mondo?
La Biblioteca Capitolare nasce come scriptorium nel IV secolo d.C., probabilmente con San Zeno, quando la Chiesa inizia ad avere bisogno di organizzarsi e di scrivere. Ben presto diventa un centro culturale importantissimo, tant’è vero che abbiamo un documento del 517 che dichiara che qui c’era lo scriptorium, dove non confluiscono soltanto testi religiosi, ma anche testi laici.
In Capitolare, ad esempio, abbiamo l’unico diritto romano del II secolo, un vero patrimonio dell’umanità, abbiamo la prima opera di Agostino datata al 420 e custodiamo l’Indovinello Veronese, la prima traccia della lingua volgare italiana riconducibile alla fine del 700 d.C.. Alla fine di quel secolo Carlo Magno dirà che tutti devono andare a studiare a Verona, perché Verona, grazie al suo scriptorium, è diventata la nuova Atene, la nuova capitale della cultura. Nei secoli a seguire dalla Capitolare sono passati Dante, Petrarca e i più grandi studiosi della Terra.
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Quali sono i vostri progetti in cantiere e su cosa state lavorando per il futuro?
Stiamo vivendo un momento di grande progettualità e di entusiasmo. Basta dire che negli ultimi anni segnati dalla pandemia, ho assunto alla biblioteca un Direttore Generale e due giovani laureate, senza contare l’apporto costante dei volontari. Due i progetti in particolare che vogliamo realizzare nell’immediato: innanzitutto potenziare la parte museale della Biblioteca, visitabile da tutti i cittadini ma anche dai turisti, che stanno diventando sempre più numerosi, allestendo nuove sale, esponendo materiali inediti e soprattutto attrezzandoci con la strumentazione digitale per offrire un percorso museale assolutamente appetibile.
Forse ancora più prestigioso è invece l’impegno sul piano strettamente accademico, con una collaborazione con le università di tutto il mondo: vorremmo davvero trasformare la biblioteca in un hub, un grande polo della ricerca.
Cosa la motiva quotidianamente nel portare avanti il suo impegno?
Dietro la motivazione c’è sempre una sfida. Il mio motto è vivere e cambiare e l’essere finito in un tabernacolo della storia è certamente una sfida che ti coinvolge emotivamente a livello personale. La motivazione forse più importante e profonda, però, è il desiderio che un giorno si arrivi a riconoscere la Biblioteca Capitolare come una realtà di cui non solo Verona, ma l’Italia intera, debba andare orgogliosa. La percezione è che, forse, il mondo non ha ancora percepito il tesoro grandissimo che custodiamo; rispetto molto Giulietta e Romeo, ma forse l’investimento sulla nostra storia concreta è qualcosa di ancora più grande.
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