Gaetano Pimazzoni, cronache (fotografiche) dalla natura incontaminata
Gaetano Pimazzoni, cronache (fotografiche) dalla natura incontaminata
Gaetano Pimazzoni da diversi anni ha deciso di vivere la natura e immortalarla nei suoi scatti. Foto magiche, catturate da un occhio privilegiato, che ritraggono animali, attimi unici, paesaggi mozzafiato. Un lavoro che, per il momento, è una passione e un hobby, ma che richiede sacrifici e pazienza.
Gaetano, partirei da come ti sei avvicinato in generale al mondo della fotografia.
È iniziato quasi dodici anni fa e un po’ per caso. Mi sono avvicinato subito alla fotografia naturalistica. Dopo un paio di anni ho visto che era una passione sempre più forte e poi ho iniziato a renderla un lavoro. Sono passato dai paesaggi alla fauna, per immortalare ogni aspetto della natura.
Cosa c’è da raccontare della natura, spesso così incontaminata?
È meraviglioso. La maggior parte delle persone non si rende conto di quanta natura ci sia e di quanto bella sia. La fauna, soprattutto, negli ultimi anni è tornata a popolare le nostre colline. Fotografare gli animali, inoltre, richiede molto studio, molta attenzione e rispetto. È poi necessario passare tante, tante ore sul campo, appostato a osservare. Si sbaglia, spesso non si riesce a fotografare nulla, ma è sempre importante imparare dai propri errori e correggere il tiro.
Come funzionano gli appostamenti?
Non è semplice. Innanzitutto bisogna trovare il posto giusto, adatto all’animale che vuoi fotografare. Da un punto di vista tecnico è poi fondamentale trovare le fasce orarie ideali, che possono variare dalla mattina presto alla sera tardi. Poi ci si apposta, e si aspetta.
Quanto studio ci vuole per arrivare a risultati di questo calibro?
Ci vuole tanto studio. C’è poi molta diversità tra le fotografie della fauna e quelle paesaggistiche. Nel primo caso bisogna conoscere e comprendere il mondo animale e le sue dinamiche e bisogna fare attenzione a non spaventare gli animali. Nel secondo caso bisogna studiare bene la meteorologia, capire come la luce entra nella scena e quindi capire le posizioni ideali per determinati scatti. Sembrano cose banali, ma sono in realtà fondamentali.
Hai mai pensato di fare questo lavoro da professionista?
Sì, ci ho pensato tantissimo. È però un mondo molto complicato, a oggi. La fotografia ha ancora tanto da dire, ma sul settore naturalistico, soprattutto in Italia, è un’area ancora limitata. È difficile farne una professione dalla quale poter vivere; non è impossibile, ma è molto difficile. Spesso poi è complicato farsi riconoscere economicamente i propri sforzi e il proprio lavoro.
Tu hai fotografato spesso la Lessinia. Cosa significa per te questa zona?
Io sono di Verona e fin da piccolo ho vissuto la Lessinia. Conosco bene questo territorio, anche se per un po’ me ne sono allontanato. Ma il mio avvicinamento alla fotografia mi ha fatto riavvicinare anche con questa zona. La Lessinia è la zona perfetta e il compromesso ideale per le mie esigenze.
Sul tuo sito hai anche una sezione di pensieri abbinati alle foto. Come ti è venuta l’idea?
L’idea è nata un po’ per gioco. Ho sempre letto tanto, soprattutto letteratura formativa, e la scrittura è diventata un po’ una conseguenza naturale. Ho sentito l’esigenza di raccontare le mie esperienze sul campo, perché la foto da sola dice tante cose ma spesso si può interpretare in tanti modi. Si tratta di aggiungere qualcosa in più allo scatto e talvolta gli dà più valore.
Qual è stato il luogo più magico dove hai scattato una foto?
Ti dico l’Islanda, ma anche la Scozia in realtà. L’Islanda è il posto da visitare per eccellenza. La natura islandese ha un fascino incontaminato, nonostante manchi un po’ di fauna.
L’animale più interessante che hai fotografato, invece?
Ad oggi ti direi il lupo, ma solo perché ha quel qualcosa in più che lo rende particolare. Non è il mio animale preferito, nonostante mi piaccia molto osservarlo. Per arrivare a fotografarlo, però, si sono create tante situazioni che mi sono rimaste impresse.
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